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Cronaca
27 Gennaio 2026 - 14:53
Omar Favaro sarà processato a Ivrea per maltrattamenti
Un nome che la cronaca giudiziaria italiana non ha mai davvero archiviato torna ancora una volta davanti a un tribunale. Omar Favaro, oggi 42 anni, l’uomo che nel febbraio 2001, quando era poco più che un ragazzo, uccise insieme alla fidanzata Erika De Nardo la madre e il fratellino di lei nella villetta di Novi Ligure, dovrà affrontare un nuovo processo. Questa volta non per un delitto di sangue, ma per maltrattamenti in famiglia nei confronti dell’ex moglie, conosciuta sui social nove anni fa e sposata poco dopo. Dalla loro unione era nata anche una bambina.
La decisione è arrivata questa mattina in Tribunale a Ivrea. Il giudice ha disposto il rinvio a giudizio accogliendo l’impianto accusatorio istruito dal Pm Ludovico Bosso a partire dalla denuncia della donna, che si è costituita parte civile con l'avvocata Francesca Violante. Il processo, con rito ordinario, inizierà il 19 marzo.
Secondo l’accusa, gli episodi contestati sarebbero una ventina, collocati in un arco temporale che va dal 2019 al 2021. Un periodo lungo, durante il quale l’ex moglie di Favaro avrebbe subito minacce, pressioni psicologiche e percosse, in un contesto domestico che, stando alla ricostruzione degli inquirenti, sarebbe diventato progressivamente insostenibile. Favaro ha sempre respinto ogni addebito, negando di aver mai maltrattato la donna.
Nonostante la vicenda in questione non abbia alcun collegamento con i fatti di Novi Ligure, è inevitabile che il passato torni a incombere.
Era il 21 febbraio 2001 quando Favaro, allora 17enne, e la fidanzata Erika De Nardo, appena sedicenne, uccisero con numerose coltellate – 97 in totale – Susy Cassini e il figlio Gianluca De Nardo, di appena undici anni. Un delitto pianificato, consumato con una violenza che lasciò il Paese sotto shock e che per giorni alimentò una narrazione distorta, prima che la verità emergesse in tutta la sua brutalità. Favaro fu condannato a 14 anni di carcere, Erika a 16.
Dopo aver scontato la pena, Favaro aveva cercato di costruirsi una nuova vita lontano dai riflettori. Una vita apparentemente normale, fatta di lavoro, relazioni e famiglia. Ma le indagini avviate a Ivrea raccontano un’altra storia, almeno secondo la versione della donna che lo ha denunciato. Una relazione che, sempre secondo l’accusa, sarebbe stata segnata da comportamenti vessatori, culminati nella decisione della vittima di rivolgersi alle autorità.
Già nei mesi scorsi, Favaro era comparso davanti ai giudici in Procura per rispondere delle accuse gravissime. Dagli atti erano emerse frasi terribili: «Ti sfregio con l’acido» e «Ti riduco in sedia a rotelle». L’uomo - difeso dagli avvocati Lorenzo Repetti e Vittorio Gatti - aveva respinto ogni accusa.
Ora quelle accuse verranno discusse dinnanzi al Tribunale di Ivrea in composizione collegiale. La prima udienza si terrà il 19 marzo e il fulcro del dibattimento sarà proprio la ricostruzione della quotidianità familiare tra il 2019 e il 2021. Un periodo in cui, secondo l’accusa, la donna avrebbe vissuto in una condizione di soggezione e paura, mentre per la difesa si tratterebbe di una lettura distorta di una crisi coniugale.
La scelta del rito ordinario lascia presagire un processo destinato a entrare nel dettaglio, con l’ascolto delle parti, dei testimoni e l’analisi puntuale dei singoli episodi contestati. Un confronto che si annuncia complesso, anche perché si muove su un terreno delicato, quello della violenza domestica, dove il confine tra conflitto familiare e condotte penalmente rilevanti è spesso al centro dello scontro tra accusa e difesa.
A più di vent’anni dal delitto di Novi Ligure, Omar Favaro torna a essere imputato, questa volta per fatti che riguardano la sua vita adulta e una relazione costruita dopo il carcere. Un nuovo capitolo giudiziario che non riapre il passato, ma che inevitabilmente lo richiama.

Omar Favaro dopo un udienza a Torino
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