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Cronaca

Quaranta pedoni morti sulle strade italiane da inizio anno. Il Piemonte tra le regioni più colpite

I dati Asaps parlano di un’emergenza silenziosa: anziani le vittime principali, strisce pedonali sempre meno sicure

Quaranta pedoni morti sulle strade italiane da inizio anno. Il Piemonte tra le regioni più colpite

Quaranta pedoni morti sulle strade italiane da inizio anno. Il Piemonte tra le regioni più colpite

Quaranta vite spezzate in poche settimane, dieci soltanto negli ultimi sette giorni. È il bilancio drammatico dei pedoni morti sulle strade italiane dall’inizio dell’anno, fotografato dall’Osservatorio Sapidata–Asaps, l’Associazione sostenitori e amici della Polizia stradale. Un dato che non lascia spazio a interpretazioni ottimistiche e che, anzi, supera già il totale registrato dall’Istat nell’intero gennaio 2024. Il confronto con lo scorso anno è impietoso: allora i decessi furono 43 a fine mese, oggi quel numero è praticamente già raggiunto.

Il profilo delle vittime racconta molto della fragilità di chi si muove a piedi. Ventidue delle quaranta persone investite avevano più di 65 anni, segno di una vulnerabilità che colpisce in modo particolare gli anziani, spesso costretti a convivere con tempi semaforici ridotti, attraversamenti lunghi e traffico sempre più aggressivo. Nel complesso, le vittime sono state 29 uomini e 11 donne, un dato che conferma come l’esposizione al rischio non risparmi nessuno, ma penalizzi soprattutto chi ha meno capacità di reazione.

Dal punto di vista territoriale, la Lombardia guida questa triste classifica con sette decessi, seguita a breve distanza dal Piemonte, dove i pedoni morti sono già sei. Subito dopo si colloca la Puglia con cinque vittime, mentre Lazio, Veneto e Liguria registrano tre decessi ciascuna. Numeri che attraversano l’Italia da nord a sud e che mostrano come il problema non sia confinato a un solo contesto urbano o regionale, ma rappresenti una criticità strutturale della sicurezza stradale.

Uno degli aspetti più inquietanti riguarda il luogo degli investimenti. Più della metà dei casi mortali, ventidue su quaranta, è avvenuta sulle strisce pedonali. Quello che dovrebbe essere lo spazio simbolo della tutela per chi attraversa la strada si trasforma, sempre più spesso, in un punto di massimo rischio. Un paradosso che interroga non solo il comportamento degli automobilisti, ma anche la progettazione urbana, la visibilità degli attraversamenti, l’illuminazione e l’efficacia dei controlli.

A rendere il quadro ancora più grave c’è il tema della pirateria stradale. Nell’ultima settimana sono stati registrati due casi in cui il conducente si è dato alla fuga dopo l’investimento, uno in Puglia e uno in Sardegna. Dall’inizio dell’anno gli episodi di questo tipo sono già quattro. In tutti i casi, chi era al volante ha abbandonato il pedone ferito sull’asfalto senza prestare soccorso, aggiungendo all’incidente stradale una responsabilità morale e penale che pesa quanto, se non più, dell’impatto stesso.

I dati dell’Asaps non sono solo una statistica, ma un indicatore preciso di una emergenza sicurezza che riguarda gli utenti più deboli della strada. Pedoni, anziani, persone che attraversano sulle strisce continuano a pagare il prezzo più alto in un sistema di mobilità ancora sbilanciato sull’automobile. Dietro ogni numero c’è una storia interrotta, una famiglia colpita, una comunità che perde un pezzo di sé. Ed è proprio partendo da questa consapevolezza che la prevenzione dovrebbe tornare al centro delle politiche pubbliche, prima che il bollettino continui ad aggiornarsi con la stessa, inaccettabile frequenza.

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