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26 Gennaio 2026 - 10:51
Marciapiedi occupati e pedoni in strada in Canavese: poi, se ci scappa il morto, faremo il solito discorsetto strappalacrime
C’è Ivrea, con le sue transenne transennate, e poi c’è Candia Canavese, dove il problema è più semplice e insieme più grave: sui marciapiedi non si passa. Non per lavori, non per cantieri temporanei, ma perché sono occupati stabilmente dalle auto, parcheggiate in pieno divieto come se fosse la cosa più naturale del mondo. A segnalarlo è un nostro lettore, esasperato da una situazione che definisce cronica e mai risolta, nonostante proclami, telecamere e una “tolleranza zero” più annunciata che percepita.
Il cuore del problema è via Roma, strada provinciale e asse centrale del paese. Qui il camminamento protetto, pensato per garantire un passaggio sicuro ai pedoni, viene regolarmente trasformato in corsia di sosta abusiva. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: chi cammina, chi spinge un passeggino, chi accompagna un bambino o un anziano è costretto a scendere in carreggiata, tra auto in transito e manovre improvvise. Una scena quotidiana che non ha nulla di normale e che, secondo chi vive la strada ogni giorno, viene sistematicamente sottovalutata.
Le giustificazioni degli automobilisti sono sempre le stesse, ormai parte di un repertorio fisso. «Solo un minutino». «Se aspetta cinque minuti me ne vado». Fino alla perla finale: «Sono dietro la riga bianca». Poco importa che la sosta sia in grave intralcio o che obblighi i pedoni a camminare sull’asfalto. La comodità prevale, il senso civico si ferma dove inizia il cofano.
Una volta, ricordano i residenti, c’erano i paletti delimitatori. Non certo una soluzione miracolosa, ma almeno un argine fisico. Oggi molti di quei paletti sono divelti da anni e, secondo le segnalazioni, mai ripristinati. Per di più erano in plastica, facili da rimuovere e ancora più facili da dimenticare. Un dettaglio che racconta bene il livello di attenzione riservato al problema.
Il paradosso è che le auto in divieto si vedono persino su Google Maps. Sempre le stesse, negli stessi punti, a dimostrazione di quanto la sosta selvaggia sia diventata un’abitudine consolidata. E nel fine settimana la situazione peggiora ulteriormente: tra venerdì e sabato sera, i clienti della pizzeria parcheggiano non solo sui marciapiedi, ma anche lungo la provinciale, aumentando il rischio in una zona già critica.
Non è la prima volta che se ne parla. Già in passato avevamo raccontato come a Candia la linea dura contro i parcheggi selvaggi funzioni, ma non abbastanza. Le multe ci sono, le telecamere pure. E qualcosa, rispetto agli anni peggiori, è migliorato. Ma restano quelle che i residenti chiamano sacche di resistenza, tratti di strada dove le regole sembrano sospese e il divieto è solo un consiglio.
Il tema non è il decoro urbano. È la sicurezza. E qui il discorso si fa più serio. Un cittadino richiama alla memoria l’incidente mortale di San Sebastiano Po, nella collina del Chivassese, dove uno studente ha perso la vita mentre raggiungeva la fermata dell’autobus. "Non serve essere Cassandra per capire che costringere i pedoni sulla carreggiata, ogni giorno, prima o poi presenta il conto" ci scrive il lettore.
L’amministrazione comunale conosce il problema. Il sindaco Mario Mottino non lo nega, ma tende a ridimensionarlo, spiegando che a Candia non esisterebbe una vera emergenza sicurezza. Sul fronte dei controlli, il Comune rivendica l’uso delle telecamere di videosorveglianza e assicura che chi parcheggia viene individuato e multato. Tutto vero. Ma evidentemente non sufficiente.
Prima dell’installazione dei paletti, a protestare non erano stati solo i cittadini, ma anche gli autisti degli autobus, con la società di trasporto pubblico arrivata a minacciare la riduzione delle fermate in centro perché giudicate troppo pericolose. Un campanello d’allarme che aveva spinto il Comune a intervenire. Oggi, però, il rischio è quello di tornare lentamente al punto di partenza.
C’è anche un aspetto meno visibile ma altrettanto significativo. Secondo il lettore, sui social il dissenso viene silenziato. Nel gruppo “Sei di Candia…”, chi protesta verrebbe bannato, lasciando spazio a una narrazione rassicurante dove “va tutto bene”. Ma fuori da Facebook, in strada, la realtà è un’altra.
Da qui la provocazione amara: Candia depedonizzata. Divieto ai pedoni. Un paradosso che fa sorridere, ma fino a un certo punto. Perché se i marciapiedi sono occupati dalle auto e nessuno interviene in modo strutturale, il messaggio che passa è chiaro: chi va a piedi è un intralcio.
Il punto non è se le multe funzionino. Il punto è se si voglia davvero prevenire, prima che qualcuno si faccia male. Le regole esistono. I precedenti pure. Continuare a minimizzare, mentre i pedoni vengono spinti sull’asfalto, significa accettare un rischio che non avrebbe alcuna ragione di esistere.
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