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Cronaca

Furto da Esselunga, il giudice boccia la richiesta di risarcimento extra

Versati 120 euro dopo la convalida dell’arresto

Furto da Esselunga

Furto da Esselunga, il giudice boccia la richiesta di risarcimento extra (foto di repertorio)

Un furto di pochi prodotti, un risarcimento economico già versato e una richiesta aggiuntiva respinta dal tribunale. È questo il quadro al centro del procedimento discusso oggi, 22 gennaio, al tribunale di Torino, che ha visto contrapposta la catena di supermercati Esselunga a una donna di 30 anni, arrestata per furto nel dicembre scorso.

I fatti risalgono al 23 dicembre 2025, quando la donna era stata fermata all’interno del punto vendita Esselunga di corso Bramante, dopo aver tentato di sottrarre sei prodotti. Secondo quanto emerso, aveva nascosto nella borsa quattro bottiglie di superalcolici e due paia di calze. La donna si trovava in uno stato di alterazione dovuta all’assunzione di sostanze stupefacenti.

Un addetto alla sicurezza si era accorto del comportamento sospetto e aveva seguito la cliente a distanza, allertando il 112. Una volta oltrepassate le casse e l’uscita del supermercato, la donna era stata fermata e arrestata. Tutta la merce era stata recuperata immediatamente e, nel giro di pochi minuti, rimessa in vendita sugli scaffali, senza che risultassero danni ai prodotti.

Dopo la convalida dell’arresto, la donna aveva provveduto a versare un risarcimento di 120 euro, somma ritenuta congrua dalla difesa in relazione al valore della merce e all’assenza di danni materiali. Esselunga, tuttavia, aveva ritenuto la cifra insufficiente e aveva avanzato una richiesta economica superiore.

Secondo la posizione della catena di supermercati, il risarcimento avrebbe dovuto comprendere non solo il valore dei prodotti sottratti – pari a 112,28 euro – ma anche una serie di costi accessori, tra cui quelli legati all’intervento del personale di sorveglianza, alle verifiche sull’integrità della merce recuperata, alla gestione dell’episodio e alle spese legali sostenute.

La difesa della donna ha invece sostenuto che il risarcimento già corrisposto fosse adeguato e sufficiente, sottolineando come non vi fosse stato alcun danno patrimoniale effettivo per il supermercato, dal momento che la merce non era mai uscita dalla disponibilità dell’esercizio commerciale e non era stata danneggiata.

La questione è stata valutata dalla giudice Milena Chiara Lombardo, che ha deciso di respingere la richiesta di Esselunga, ritenendo il risarcimento congruo. La giudice ha quindi dichiarato estinto il reato e disposto il proscioglimento della donna per questo episodio.

Nel procedimento, la Procura di Torino aveva chiesto una condanna a quattro mesi di reclusione, richiesta che non è stata accolta alla luce della valutazione sul risarcimento e sull’assenza di danni materiali.

La donna, tuttavia, rimane detenuta per altri procedimenti penali pendenti a suo carico, estranei a questo episodio.

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