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Cronaca

Ancora un clochard morto a Milano: è il terzo dall’inizio del 2026

Freddo, solitudine e fragilità fuori dal radar dei servizi: la strage silenziosa continua in città e nel resto d’Italia

Milano, la strage silenziosa continua: terzo clochard morto in poche settimane

Milano, la strage silenziosa continua: terzo clochard morto in poche settimane

Ancora una morte che pesa come un fallimento collettivo. A Milano un altro clochard è stato trovato senza vita, il terzo dall’inizio del 2026, mentre le temperature rigide di questi giorni continuano a colpire chi non ha un luogo dove ripararsi. Una tragedia che si consuma lontano dai riflettori, spesso sotto cavalcavia, nelle stazioni o in spazi di fortuna, dove i servizi comunali non riescono ad arrivare in tempo.

L’ultimo decesso è stato registrato nella mattinata di oggi sotto un cavalcavia di via Padova. La vittima è un uomo di circa 40 anni, morto con ogni probabilità a causa del freddo. Sul posto sono intervenuti gli agenti della Polizia di Stato e i sanitari del 118, ma per lui non c’era ormai più nulla da fare. Solo pochi giorni prima, il 9 gennaio, alcuni passanti avevano segnalato la presenza di un clochard privo di sensi nei pressi della stazione ferroviaria di Cadorna: anche in quel caso i soccorsi e i carabinieri avevano potuto soltanto constatarne il decesso e il pm di turno non aveva ritenuto necessaria l’autopsia. Ancora più drammatico il caso del 5 gennaio, quando un italiano di 34 anni era stato soccorso in via Impastato, al confine tra Milano e San Donato Milanese, per poi morire poche ore dopo in ospedale per ipotermia.

Il Comune di Milano ha attivato il Piano freddo dal 17 novembre. Attualmente sono 550 le persone accolte nelle 11 strutture dedicate ai senza tetto: l’86% uomini e il 14% donne, in gran parte stranieri in attesa di accedere ai Cas o dell’appuntamento per presentare la domanda di asilo. Queste strutture si aggiungono ai circa mille posti letto che la città mette a disposizione durante tutto l’anno. «I numeri di accoglienza che abbiamo raggiunto sono significativi. Il Piano Freddo, lo testimoniano purtroppo i fatti di cronaca di questi giorni, è un servizio fondamentalmente per salvare vite umane», ha dichiarato l’assessore comunale al Welfare Lamberto Bertolé.

Ma i numeri, da soli, non raccontano tutta la realtà. «I numeri a disposizione nei dormitori con il piano freddo potrebbero anche dirsi sufficienti ma non considerano chi ha problemi di dipendenza o di salute mentale per i quali un alloggio collettivo non è adatto e rimangono in strada», spiega Alessandro Pezzoni, responsabile area grave emarginazione di Caritas Ambrosiana. Una zona grigia fatta di fragilità complesse, che spesso condanna le persone a restare fuori dai circuiti dell’accoglienza.

Il dramma non riguarda solo Milano. A livello nazionale si stima che siano già 26 i decessi dall’inizio dell’anno tra le persone senza dimora. Solo questa settimana si sono registrati altri tre morti: a Roma un uomo senza fissa dimora è stato trovato senza vita in un vecchio cassone metallico in via del Casaletto; a Napoli un clochard è morto probabilmente per un malore nel terminal aliscafi di Molo Beverello, dove era stato visto più volte negli ultimi tempi; a Reggio Calabria il corpo di un uomo privo di documenti è stato scoperto in un sottoscala di via Zerbi, a pochi metri da piazza Indipendenza e dal lungomare.

Proprio mentre il bilancio continua a salire, a fine mese partirà “Tutti Contano”, la campagna promossa da fio.Psd, la Federazione italiana degli organismi per le persone senza dimora. L’iniziativa prevede una rilevazione nazionale affidata a 10mila volontari e volontarie, con l’obiettivo di fotografare una realtà spesso invisibile. A loro Papa Leone ha inviato un messaggio di incoraggiamento, invitandoli «a proseguire con entusiasmo nella significativa accoglienza e ascolto a favore di quanti vivono ai margini della società e senza fissa dimora, testimoniando lo stile di Dio che è vicinanza, compassione e tenerezza».

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