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Cronaca

Strage Crans-Montana, il ritorno delle bare in Italia e l’ombra delle responsabilità: famiglie in attesa di giustizia

Dai feretri atterrati a Linate ai 116 feriti identificati, mentre emergono accuse durissime sulla sicurezza del locale

Crans-Montana, rientrano in Italia le salme delle vittime: mercoledì un minuto di silenzio in tutte le scuole

Crans-Montana, rientrano in Italia le salme delle vittime: mercoledì un minuto di silenzio in tutte le scuole

Sono rientrate in Italia le salme delle vittime italiane della strage di Crans-Montana, mentre si chiude il capitolo dell’identificazione dei feriti e si apre quello, ben più doloroso e controverso, delle responsabilità. Nella tarda mattinata di oggi un volo di Stato proveniente dalla Svizzera è atterrato all’aeroporto militare di Linate, portando con sé i feretri di quattro delle sei vittime italiane morte nell’incendio di Capodanno al locale Constellation.

Dopo l’arrivo, i feretri hanno lasciato lo scalo milanese. Le due vittime milanesi, Chiara Costanzo e Achille Barosi, rimarranno in città in attesa della camera ardente e dei funerali. Le bare di Giovanni Tamburi ed Emanuele Galeppini sono invece dirette rispettivamente a Bologna e Genova. Un secondo aereo militare, con il feretro di Riccardo Minghetti, è in partenza verso Ciampino. Non è stato imbarcato il feretro di Sofia Prosperi, italo-svizzera residente a Lugano: per lei le esequie si terranno in Svizzera.

A bordo del velivolo hanno viaggiato anche i familiari di tre delle vittime, due diretti a Milano e uno a Roma, insieme a personale del Dipartimento della Protezione civile, del Ministero degli Esteri e a un team di psicologi. La fase di rimpatrio è stata seguita dall’ambasciatore d’Italia in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado. I feretri sono stati imbarcati in Vallese dal personale della polizia cantonale, alla presenza di una rappresentanza dei vigili del fuoco e di autorità elvetiche.

Sulla pista dell’aeroporto militare di Linate, subito dopo l’atterraggio, le bare in legno chiaro dei quattro giovani sono state trasferite sui carri funebri davanti ai parenti e alle autorità, con i gonfaloni di Regione, Comune e Città metropolitana. Un sacerdote ha benedetto i feretri mentre i familiari li sfioravano. In quel momento, sull’asfalto dello scalo, è calato un silenzio assoluto.

Intanto si fa chiarezza anche sul bilancio dei feriti. Sono stati tutti identificati i 116 feriti dell’incendio scoppiato nella notte di Capodanno a Crans-Montana. Di questi, 83 sono ancora ricoverati in ospedale. I più numerosi sono cittadini svizzeri, con 21 donne e 47 uomini, seguiti dai francesi, 21 in totale, di cui 10 donne e 11 uomini. Il numero inizialmente comunicato di 119 feriti comprendeva tre persone finite in ospedale per motivi non legati direttamente all’incendio.

Mercoledì 7 gennaio in tutte le scuole italiane sarà osservato un minuto di silenzio in memoria delle vittime. Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha spiegato il significato dell’iniziativa dichiarando: «In questo momento di profondo dolore, il pensiero della comunità scolastica è rivolto ai giovani che hanno perso la vita in circostanze che avrebbero dovuto essere di spensieratezza e condivisione. Con il minuto di silenzio nelle scuole vogliamo ricordare le giovani vittime ed esprimere vicinanza alle loro famiglie, alle quali va il mio pensiero commosso e il più sentito cordoglio».

Sul fronte giudiziario, le parole più dure arrivano dall’ambasciatore Gian Lorenzo Cornado, che ha parlato apertamente di una tragedia evitabile e delle richieste di giustizia avanzate dai familiari. Riferendosi ai gestori del Constellation, Jacques e Jessica Moretti, ha affermato: «In Italia sarebbero arrestati». Una posizione che si scontra con quella della Procura del Canton Vallese, che ha stabilito di non applicare misure cautelari, ritenendo assenti i presupposti, in particolare il pericolo di fuga.

Cornado ha poi puntato il dito sulle condizioni del locale, soffermandosi sui materiali e sulle vie di fuga: «L'ho saputo dalle autorità locali che lo hanno ammesso, che sono a conoscenza che quel materiale era infiammabile, non era ignifugo. D'altra parte la dimostrazione è il fatto che abbia preso fuoco». E ancora, sulle uscite di sicurezza: «Quello che so è che se c'era un'uscita di sicurezza era mal segnalata, e in mezzo a quel disastro non l'hanno neanche vista i ragazzi».

Dopo l’incontro con i familiari delle vittime italiane, l’ambasciatore ha riassunto il loro stato d’animo con parole nette: «Le famiglie delle vittime chiedono giustizia». Ha quindi aggiunto di aver ricevuto rassicurazioni sulla collaborazione da parte delle autorità elvetiche, dopo i colloqui con il presidente del governo del Canton Vallese Mathias Reynard e con Stephan Ganzer, capo del dipartimento per la sicurezza del Vallese.

Mentre l’Italia piange i suoi morti e accompagna i feretri verso le città d’origine, il nodo delle responsabilità resta aperto. Tra dolore, domande senza risposta e accuse precise sulla sicurezza del locale, la strage di Crans-Montana continua a proiettare la sua ombra ben oltre quella notte di fuoco.

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