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Cronaca

Crans-Montana, la corsa contro il tempo non è finita: l’Italia pronta a riportare a casa altri feriti dall’inferno del rogo

Il direttore della Maxi emergenza lombarda: trasferimenti solo se sicuri, elicotteri pronti giorno e notte e una macchina dei soccorsi ancora pienamente operativa

Crans-Montana, la corsa contro il tempo non è finita

Crans-Montana, la corsa contro il tempo non è finita

L’emergenza seguita al drammatico incendio di Crans-Montana resta aperta. In Svizzera ci sono ancora feriti, anche italiani, che potrebbero essere trasferiti in Italia, ma solo quando le loro condizioni cliniche lo consentiranno. A chiarirlo è Roberto Faccincani, direttore della Maxi emergenza di Areu, l’Agenzia regionale emergenza e urgenza di Regione Lombardia, in una dichiarazione rilasciata all’ANSA.

«In Svizzera ci sono ancora italiani rimasti feriti nell'incendio di Crans-Montana che vorremmo riportare a casa, ma bisogna siano trasportabili», afferma Faccincani, spiegando che ogni decisione è subordinata alla sicurezza dei pazienti. «Appena lo saranno, faremo di tutto per riportarli in Italia, speriamo al più presto», aggiunge, precisando che la disponibilità non riguarda soltanto i connazionali. «La disponibilità è analoga anche per i pazienti non italiani, qualora i colleghi svizzeri lo chiedessero».

Ad oggi i pazienti trasferiti sono undici, tutti ricoverati all’Ospedale Niguarda di Milano, ma la struttura di emergenza resta in piena operatività. Gli elicotteri, compatibilmente con le condizioni di volo, sono pronti a entrare in azione in qualsiasi momento, anche di notte. Nel frattempo, un team multidisciplinare composto da chirurghi e rianimatori si trova ancora in Svizzera «per aiutare i colleghi elvetici – spiega Faccincani – ad essere sicuri che il trasferimento dei pazienti avvenga in sicurezza».

Ospedale Niguarda

Le operazioni sono coordinate da una centrale operativa, attivata sin dalle ore immediatamente successive alla tragedia di Crans. Una struttura che fa da ponte costante tra la Farnesina, il governo svizzero, la Protezione civile nazionale e regionale, Regione Lombardia e il team del Centro ustioni del Niguarda. «Si tratta di un complesso gioco di squadra, che coinvolge diverse strutture – sottolinea il direttore della Maxi emergenza di Areu – e numerosi professionisti».

Una volta stabilito che un paziente può essere trasferito, entra in gioco un ulteriore passaggio fondamentale: la verifica della disponibilità delle strutture sanitarie a riceverlo. «Il Niguarda da questo punto di vista si è subito mobilitato», spiega ancora Faccincani. Poi c’è il nodo del trasporto aereo. «Areu ha cinque elicotteri in Lombardia, tre abilitati al volo notturno, e può quindi permettersi di dedicarne uno all'emergenza. Finora il più utilizzato è stato quello di Como, perché più vicino, ma anche Piemonte, Valle d'Aosta, Trento e Bolzano e la Svizzera hanno messo a disposizione i loro velivoli».

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