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Quando il silenzio diventa un abbraccio, Crans-Montana si ferma e la montagna ricorda

Sciatori, scuole e istituzioni uniti sulla neve per ricordare le vittime e affermare una solidarietà che va oltre lo sport

Quando il silenzio diventa un abbraccio

Quando il silenzio diventa un abbraccio, Crans-Montana si ferma e la montagna ricorda

Sulle piste di Crans-Montana, abituate al rumore degli sci e alla velocità, questa volta è successo qualcosa di diverso. Nessun applauso, nessuna musica, nessun annuncio dagli altoparlanti. A imporsi è stato il silenzio, denso e condiviso, capace di farsi messaggio senza bisogno di voce. Una pausa netta, voluta, collettiva.

Sulla neve è apparsa una figura simbolica, composta non da segni tracciati a terra ma da persone ferme, una accanto all’altra. Corpi disposti con precisione, consapevoli del significato del gesto. Non un’installazione artistica, non una coreografia studiata per lo spettacolo, ma una scelta semplice e profondamente umana. A costruirla sono stati gli operatori delle scuole di sci, i rappresentanti del Comune, i lavoratori impegnati nell’organizzazione dei Mondiali del 2027. Tutti insieme, senza divise, senza gerarchie, senza protagonismi.

È stato un gesto nato dalla comunità della montagna, capace di superare ruoli e funzioni. In quel momento non c’erano maestri, amministratori o addetti ai grandi eventi. C’erano persone. Unite da un pensiero comune, rivolto a chi non c’è più e a chi porta addosso le conseguenze di una tragedia che ha segnato molte vite.

Il riferimento è andato alle vittime del Constellation, a chi ha perso la vita e a chi ha visto la propria esistenza cambiare in un istante. Ma anche a chi resta, a chi assiste, a chi soccorre, a chi ogni giorno si prende cura degli altri lontano dai riflettori. Figure spesso invisibili, ma fondamentali, che in quel silenzio hanno trovato un riconoscimento collettivo

«Uniti nel dolore, Crans-Montana e tutta la comunità dello sci rendono omaggio a tutte le vittime, a chi assiste, aiuta e si prende cura. Siamo tutti uniti nella solidarietà». Parole essenziali, affidate a una dichiarazione condivisa, capaci di andare oltre il contesto alpino e sportivo per toccare una dimensione più ampia, universale.

Per qualche minuto la neve ha smesso di essere solo una superficie da attraversare. È diventata un luogo di memoria, uno spazio in cui rallentare e guardarsi negli occhi senza parlare. Un punto fermo in un mondo che corre, consuma e dimentica in fretta. Qui, invece, il tempo si è fermato per ricordare.

Il gesto ha scelto un linguaggio diverso da quello dell’enfasi e delle parole urlate. Ha scelto la presenza, la lentezza, la responsabilità del ricordare. Un modo per ribadire che anche nello sport, anche nella competizione, anche nei grandi eventi internazionali, l’essere umano viene prima di tutto.

Crans-Montana ha mostrato così un volto spesso meno raccontato della montagna. Non solo performance, record e vette, ma legame, comunità, capacità di farsi carico del dolore altrui. Quell’immagine resterà nelle fotografie e nei video, ma soprattutto nella memoria di chi c’era. Come un promemoria silenzioso: la vera forza non sta nel vincere, ma nel restare insieme quando fa male.

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