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Cronaca

Oulx, ritrovato morto il turista disperso dopo una passeggiata a Beaulard

Tragico epilogo per le ricerche del 52enne francese scomparso nel pomeriggio del 30 dicembre

Oulx

Oulx, ritrovato morto il turista disperso dopo una passeggiata a Beaulard (foto di repertorio)

Si chiude nel modo più drammatico la vicenda della scomparsa di Bruno Batisse, 52 anni, turista francese, ritrovato senza vita nel pomeriggio di martedì 31 dicembre in un canalone impervio nei boschi di Beaulard, frazione montana del Comune di Oulx, lungo il versante che conduce verso Bardonecchia. Un epilogo che lascia sgomenta l’intera comunità dell’Alta Val di Susa e che getta un’ombra di dolore sull’ultimo giorno dell’anno.

L’uomo, descritto dai familiari come un podista esperto e profondo conoscitore della montagna, si era allontanato dalla propria abitazione nella giornata di lunedì per una delle sue consuete uscite in solitaria. Un’abitudine consolidata, quella delle escursioni nei boschi e sui sentieri della zona, che praticava da tempo e in luoghi che conosceva bene. Proprio per questo, inizialmente, l’assenza non aveva destato particolari preoccupazioni.

Con il passare delle ore, però, e il mancato rientro a casa, è stato chiaro che qualcosa non stava andando come previsto. In serata la moglie, non riuscendo a contattarlo e temendo il peggio, ha lanciato l’allarme. Da quel momento è scattata una complessa e imponente operazione di ricerca, che ha impegnato per ore decine di uomini e mezzi.

Oltre 90 persone hanno partecipato alle ricerche: volontari del Soccorso Alpino, vigili del fuoco, carabinieri, guardia di finanza e protezione civile. Le operazioni si sono protratte senza sosta anche durante la notte, in condizioni estremamente difficili. Le temperature, infatti, nella zona dell’Alta Val di Susa sono scese di diversi gradi sotto lo zero, rendendo il lavoro dei soccorritori ancora più complicato e aumentando, con il passare del tempo, le preoccupazioni sulle possibilità di sopravvivenza dell’uomo.

I boschi attorno a Beaulard, suggestivi ma al tempo stesso insidiosi, sono stati battuti metro dopo metro. Pendii ripidi, tratti ghiacciati, canaloni e zone poco accessibili hanno richiesto un’attenzione costante e un grande dispiegamento di forze. La speranza di trovare Batisse vivo ha accompagnato ogni fase delle ricerche, fino alla tragica scoperta del pomeriggio di martedì.

Il corpo dell’uomo è stato individuato in fondo a un canalone, in un’area particolarmente impervia. Da un primo esame esterno è apparso subito evidente che il cadavere si trovava in avanzato stato di congelamento, segno che il 52enne potrebbe aver trascorso molte ore esposto al freddo intenso della notte alpina.

Resta ora da chiarire cosa sia realmente accaduto. Le ipotesi al vaglio sono diverse. Non è escluso che l’uomo possa essere scivolato accidentalmente, precipitando per diversi metri lungo il pendio, magari a causa di un tratto ghiacciato o di una perdita di equilibrio. Un’altra possibilità è che il podista sia stato colto da un malore improvviso, che avrebbe causato la caduta o reso impossibile chiedere aiuto. Non si può neppure escludere che il decesso sia sopraggiunto per assideramento, dopo essere rimasto ferito o immobilizzato nel fondo del canalone.

Sarà l’autopsia, disposta dall’autorità giudiziaria, a stabilire con maggiore precisione le cause della morte e a ricostruire le ultime ore di vita dell’uomo. Un accertamento necessario per dare risposte alla famiglia e per comprendere se la morte sia stata conseguenza diretta della caduta o delle durissime condizioni climatiche.

La notizia ha profondamente colpito la comunità locale, abituata a convivere con la montagna ma consapevole dei rischi che essa comporta, soprattutto nei mesi invernali. Ancora una volta, anche l’esperienza e la conoscenza del territorio non sono bastate a evitare una tragedia.

Un fine anno amaro per l’Alta Val di Susa, che si stringe attorno ai familiari di Bruno Batisse, mentre resta il silenzio dei boschi a custodire le risposte che solo gli accertamenti ufficiali potranno chiarire. Insomma, una di quelle storie che ricordano quanto la montagna, affascinante e generosa, possa diventare improvvisamente crudele.

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