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Cronaca
30 Luglio 2025 - 17:09
Evasione da film ad Alessandria: tentano la fuga dal carcere con una corda fatta a mano
Un tentativo di evasione pianificato nei dettagli, un’improvvisata corda artigianale nascosta tra i panni e un cortile trasformato in via di fuga. È accaduto ieri nel carcere di Alessandria, dove tre detenuti – due di origine tunisina e uno marocchino – hanno cercato di scavalcare il muro perimetrale della Casa di Reclusione durante l’ora d’aria. Il loro piano, che sembrava studiato con cura, è stato però sventato in tempo dagli agenti della Polizia Penitenziaria, grazie a un intervento rapido e risoluto.
Il tentativo è avvenuto intorno alle 13:10, all’interno del cortile della Sezione ex art. 32, destinata ai detenuti più problematici, già noti per comportamenti violenti e antisociali. Con la scusa di voler stendere alcuni indumenti messi a bagno, i tre si sono fatti consegnare un secchio in cui era stata abilmente nascosta una corda rudimentale, composta da strisce di tessuto annodate e unite a un gancio metallico ricavato da un fornellino da campeggio.
Mentre due cercavano di lanciare il gancio verso la sommità della recinzione, il terzo controllava i movimenti del personale, pronto a dare l’allarme in caso di pericolo. Il piano era semplice ma efficace: agganciare la ringhiera, issarsi con la corda e sparire oltre il muro. Ma non hanno fatto i conti con l’attenzione degli agenti, che hanno notato l’insolito comportamento e sono intervenuti tempestivamente, bloccando ogni tentativo prima che potesse concretizzarsi.
Il segretario regionale del SAPPE, Vicente Santilli, ha ricostruito i dettagli dell’episodio sottolineando come solo la professionalità e la prontezza dei Baschi Azzurri abbiano evitato che il carcere di Alessandria si trovasse a gestire una fuga vera e propria, con tutti i rischi che ne sarebbero derivati. I tre detenuti sono stati immediatamente isolati, e la corda è stata sequestrata come prova.

La vicenda riaccende i riflettori sulla fragilità del sistema penitenziario italiano, sempre più esposto a episodi di questo tipo. Santilli e il segretario generale del SAPPE Donato Capece tornano a chiedere con forza misure strutturali e urgenti: più agenti, maggiore sicurezza, strumenti di difesa aggiornati. "Serve un intervento legislativo immediato – afferma Capece – che consenta di applicare il carcere duro (art. 14 bis) per i detenuti violenti e tentati evasi, il trasferimento immediato in strutture distanti dalla residenza e l’introduzione di strumenti di difesa non letali, come il flash ball e il bola wrap, già in uso in Francia e in alcune città italiane".
Capece ha sottolineato come episodi simili non siano più casi isolati ma parte di una preoccupante tendenza: detenuti sempre più organizzati, che sfruttano ogni minima occasione per mettere in atto azioni coordinate e spesso pericolose. “È ormai evidente – afferma – che il regime custodiale aperto non è compatibile con soggetti di questa pericolosità. La legalità dietro le sbarre va ripristinata con atti concreti, non con parole”.
A pagare le conseguenze di questa gestione lacunosa, sono spesso gli stessi agenti di Polizia Penitenziaria, costretti a lavorare in condizioni di sottorganico cronico, senza mezzi adeguati e con una popolazione detenuta sempre più difficile da contenere. "La soglia d’attenzione – conclude il SAPPE – non può più essere lasciata all’iniziativa del singolo. Serve una svolta immediata, prima che si verifichino episodi ben più gravi".
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