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Dell’Utri a processo per i milioni ricevuti da Berlusconi: sotto esame 42 milioni sui conti

Rinviata a giudizio anche la moglie Miranda Ratti: al centro le donazioni per “affetto e amicizia” e gli obblighi patrimoniali dopo la condanna

SILVIO BERLUSCONI e  MARCELLO DELL'UTRI

SILVIO BERLUSCONI e MARCELLO DELL'UTRI (2003)

Marcello Dell’Utri andrà a processo a Milano insieme alla moglie Miranda Ratti per la vicenda dei 42 milioni di euro transitati, tra entrate e uscite, sui loro conti correnti nell’arco di circa dieci anni. Secondo l’accusa, quelle variazioni patrimoniali avrebbero dovuto essere comunicate alla Guardia di finanza dopo la condanna definitiva, poi espiata, dell’ex senatore di Forza Italia per concorso esterno in associazione mafiosa.

Una parte delle somme finite al centro dell’inchiesta riguarda le donazioni ricevute da Silvio Berlusconi. In seguito alle verifiche, l’importo è stato quantificato in 10 milioni e 840mila euro, trasferiti all’ex manager di Publitalia per «ragioni d'affetto e d'amicizia».

A disporre il rinvio a giudizio sono stati i giudici dell’udienza preliminare di Milano. La prima udienza è fissata per il 9 luglio davanti alla seconda sezione penale del Tribunale. Sarà il processo a stabilire se Dell’Utri abbia violato la legge Rognoni-La Torre, non comunicando le variazioni patrimoniali legate agli obblighi derivanti dalla sua condanna. Per Miranda Ratti, invece, l’accusa ipotizza il reato di intestazione fittizia di beni.

I difensori dell’ex senatore e della moglie respingono ogni responsabilità. Gli avvocati Francesco Centonze, Filippo Dinacci, Tullio Padovani e Lodovica Beduschi dichiarano: «Confidiamo di dimostrare l'assenza di responsabilità dei nostri assistiti anche nel presente procedimento». In una nota aggiungono: «Con riferimento al rinvio a giudizio si rileva che la medesima vicenda è già stata esaminata, negli stessi termini, da sei diverse autorità giudiziarie, tra cui per due volte la Cassazione, che hanno escluso la realizzazione di trasferimenti fraudolenti di somme di denaro da parte della sig.ra Ratti e del dott. Dell'Utri».

L’inchiesta era nata a Firenze come filone dell’indagine sulle stragi di Cosa Nostra del 1992-1993 e sui possibili mandanti esterni. In quella fase, i soldi trasferiti da Berlusconi all’amico ed ex senatore, attraverso bonifici, prestiti infruttiferi, operazioni immobiliari e altre modalità, erano stati letti dagli investigatori come una possibile garanzia di impunità: una sorta di prezzo del silenzio su un ipotetico ruolo dell’ex premier nelle stragi. Questo quadro è poi cambiato con l’esclusione dell’aggravante mafiosa.

MARCELLO DELL'UTRI e  SILVIO BERLUSCONI nel 2007 

Nel marzo dello scorso anno, su richiesta delle difese, il procedimento è stato trasferito a Milano, città di residenza di Dell’Utri. Nel capoluogo lombardo il fascicolo è stato seguito dal pm della Dda milanese Pasquale Addesso e dal procuratore Marcello Viola, che avevano chiesto e ottenuto dal gip Emanuele Mancini la conferma del sequestro da 10 milioni e 840mila euro già disposto a Firenze. Ora è arrivato anche il rinvio a giudizio.

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