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Calcio italiano, De Laurentiis attacca: “Abete non è adatto, serve rifondare tutto”

Il presidente del Napoli rilancia il confronto su Figc e governance: attesa per le proposte di Malagò

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Calcio italiano, De Laurentiis attacca: “Abete non è adatto, serve rifondare tutto”

Il calcio italiano torna al centro di uno scontro che va oltre il campo e investe direttamente la governance del sistema. A riaccendere il dibattito è Aurelio De Laurentiis, presidente del Napoli, che intervenendo a margine dell’assemblea della Lega Serie A a Milano ha espresso una posizione netta sul futuro della Figc e sulle figure chiamate a guidarla.

Si dice che si fanno le battaglie tra Abete e Malagò. Abete è un carissimo amico, è un signore che io rispetto, il fratello è socio in una delle mie società. Però non è una persona adatta a fare questo lavoro, dal mio punto di vista”, ha dichiarato senza mezzi termini. Una presa di posizione che, pur accompagnata da toni personali di stima, segna una distanza chiara sul piano politico e gestionale.

De Laurentiis non nasconde il rischio di reazioni: “Poi magari lui si risentirà di queste mie affermazioni, ma siamo abituati nella vita a esprimere il proprio pensiero in democrazia”. Un passaggio che rivendica il diritto al dissenso in un contesto, quello del calcio italiano, spesso segnato da equilibri consolidati e difficili da scalfire.

Al centro della questione non c’è solo la scelta di una figura rispetto a un’altra, ma un tema più ampio: la necessità di una riforma strutturale del sistema calcistico. Il presidente del Napoli lo sottolinea con chiarezza, indicando nella possibile candidatura di Giovanni Malagò un momento chiave del confronto.

Adesso aspettiamo Malagò, alle tre avremo le idee più chiare. Ci spiegherà anche le sue idee, speriamo che collimino con le nostre, dopodiché andremo avanti”, afferma, lasciando intendere che il dibattito è ancora aperto e che le decisioni dipenderanno anche dalle proposte concrete sul tavolo.

Il nodo, tuttavia, resta quello della rifondazione del calcio italiano, un concetto che De Laurentiis richiama con forza. “Perché il calcio in Italia va veramente rifondato. Dal 2004 ho sempre rotto le scatole a tutti dicendo: guardate che è tutto vecchio, guardate che i bambini non guarderanno più il calcio, guardate che stiamo sbagliando tutto”.

Giovanni Malagò

Parole che riflettono una critica di lungo periodo, legata alla percezione di un sistema poco innovativo e incapace di adattarsi ai cambiamenti del mercato e delle abitudini del pubblico.

Negli ultimi anni, infatti, il calcio ha dovuto confrontarsi con nuove forme di intrattenimento, con la concorrenza delle piattaforme digitali e con un pubblico sempre più frammentato. In questo scenario, la capacità di rinnovarsi diventa decisiva non solo per la competitività sportiva, ma anche per la sostenibilità economica.

De Laurentiis individua uno dei principali ostacoli proprio nella resistenza al cambiamento. “Però nessuno ti ascolta, perché ognuno con il sedere è fortemente incollato alla propria poltrona. E non gli si stacca, non c’è niente da fare”, conclude con una frase che sintetizza il suo giudizio sulla classe dirigente del calcio.

Un attacco diretto, che mette in discussione non solo le singole figure, ma l’intero modello decisionale. Il confronto tra Abete e Malagò, citato dal presidente del Napoli, rappresenta quindi solo una parte di un dibattito più ampio, che riguarda il futuro della Figc e, più in generale, del calcio italiano.

Da un lato, la continuità rappresentata da figure con esperienza istituzionale; dall’altro, la richiesta di discontinuità e innovazione avanzata da una parte del sistema. In mezzo, un settore che continua a generare passione e interesse, ma che deve fare i conti con criticità strutturali: dagli stadi obsoleti alla sostenibilità finanziaria dei club, fino alla valorizzazione dei giovani talenti.

Le prossime ore, con l’intervento atteso di Malagò, potrebbero chiarire meglio gli equilibri e le prospettive. Ma una cosa appare evidente: il tema della riforma del calcio italiano è ormai al centro del dibattito e difficilmente potrà essere rimandato ancora. Le parole di De Laurentiis, per quanto controverse, segnano un passaggio significativo. Un segnale di tensione, ma anche di una crescente richiesta di cambiamento all’interno di un sistema che, secondo molti, non può più permettersi di restare immobile.

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