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22 Febbraio 2026 - 23:31
Si sono appena concluse le riprese de I figli della scimmia, primo lungometraggio di finzione del giovane regista toscano Tommaso Landucci, che firma anche la sceneggiatura insieme a Damiano Femfert. Il film, che al momento non ha ancora una data ufficiale di uscita nelle sale, è stato realizzato con il contributo del Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell’audiovisivo e del FESR Piemonte 2021-2027 – “Bando Piemonte Film TV Fund”, strumenti che continuano a sostenere concretamente la produzione cinematografica sul territorio.
Al centro della storia ci sono due fratelli, interpretati da Riccardo Scamarcio — anche produttore del progetto — e Fausto Russo Alesi. Il primo è padre di un bambino tetraplegico; il secondo ha un figlio sano, al quale lo zio si affeziona sempre più, fino a innescare tensioni e dinamiche complesse all’interno della famiglia. Il film si addentra così nelle pieghe dei rapporti umani, esplorando sentimenti ambivalenti come l’amore, la gelosia e il senso di colpa, in un equilibrio delicato tra intimità e conflitto.
Fondamentale per l’avvio della lavorazione è stata la decisione di Scamarcio di entrare nel progetto con un doppio ruolo, artistico e produttivo. “Mi avevano dato questa sceneggiatura da leggere moltissimi anni fa, dicendomi che era un copione bellissimo, ma per vari motivi non lo avevo letto”, ha raccontato l’attore. “Poi mi hanno sollecitato e finalmente l’ho fatto: è un personaggio davvero particolare. L’istinto mi ha detto che questo progetto poteva essere un piccolo gioiello, e ne sono convinto”.
Il regista Tommaso Landucci con gli attori Riccardo Scamarcio e Tancredi Naldini alla conferenza di presentazione del film
Il set ha lavorato per cinque settimane coinvolgendo diverse location nel centro di Torino e in vari comuni della provincia, tra cui Giaveno, Moncalieri, Pianezza, Rivalba e Rubiana, grazie al supporto della Film Commission Torino Piemonte. Una scelta che conferma il ruolo centrale del Piemonte come polo attrattivo per il cinema italiano contemporaneo.
Accanto ai due protagonisti, nel cast figura anche Cristina Odasso, torinese, che interpreta la moglie del personaggio di Russo Alesi. “Sono entusiasta di questa occasione”, ha dichiarato l’attrice, che da tempo vive a Roma. “Mi sento davvero onorata di far parte di questo progetto. È un copione scritto con grazia e delicatezza, che veicola un messaggio profondo sui rapporti umani e indaga il tema della gelosia. Il mio ruolo? Quello di una mamma “pesantuccia”, diciamo…”.
Lo stesso Russo Alesi ha sottolineato il forte legame con il territorio: “Sono molto legato a Torino e al Piemonte, anche per le mie esperienze teatrali, e torno sempre volentieri”. Un sentimento condiviso da gran parte della troupe, che ha trovato nel contesto piemontese un ambiente fertile e collaborativo.
Una nota di merito va ai due giovani interpreti scelti per i ruoli dei bambini: Andrea Aggio, che nella vita convive con la stessa disabilità del suo personaggio — “Lo abbiamo scelto per il suo talento, sorprendente”, fanno sapere dalla produzione — e Tancredi Naldini, ex allievo della scuola teatrale della Compagnia dei Folli di Torino. La loro presenza contribuisce a rafforzare l’autenticità e la forza emotiva del racconto.
Mentre la troupe guarda già alla fase di post-produzione, le ultime parole sono ancora di Scamarcio, in una veste più leggera e personale, quasi da turista affezionato: “Non mangio cioccolato, ma adoro i gianduiotti! Qui ho girato tantissimi film. Stavolta ne ho approfittato per visitare il Museo Egizio: non ci ero mai stato, è incredibile”.
Un entusiasmo che lascia presagire grandi aspettative per un film che promette di raccontare, con sensibilità e profondità, le fragilità e le contraddizioni dell’animo umano.
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