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La Voce degli Animali

Una carezza dopo anni di paura: la storia dei 9 gatti che non si lasciavano toccare

Sedati per essere curati, vaccinati e salvati: il lavoro invisibile dei volontari che cambia il destino degli ultimi

Gatto dal veterinario

Gatto dal veterinario (foto di repertorio)

Ci sono storie che iniziano in silenzio e finiscono allo stesso modo, lasciando però un segno profondo. Quella di Siria è una di queste. Una gatta come tante, arrivata al rifugio di Eporedianimali apparentemente sana, risultata negativa ai test iniziali. Poi, mesi dopo, la scoperta che cambia tutto: Felv, leucemia felina.

Una malattia subdola, che può restare nascosta a lungo e manifestarsi quando è troppo tardi. Siria è stata trasferita nel cortile dedicato ai gatti positivi, seguita, curata, amata. Una volontaria le ha aperto la propria casa, regalandole ciò che ogni animale dovrebbe conoscere: un divano, un letto caldo, una carezza quotidiana. Per qualche giorno, Siria ha smesso di sopravvivere e ha iniziato a vivere davvero.

Poi la malattia ha vinto. «Siria ha lottato… ma oggi si è arresa». Una perdita che pesa, ma che non si ferma al dolore. Perché da quella storia nasce un’urgenza.

È proprio partendo da Siria che il rifugio ha dovuto affrontare una delle operazioni più complesse degli ultimi mesi. Verificare le condizioni degli altri gatti del suo cortile. Nove mici, tutti non socievoli, difficili anche solo da avvicinare.

Per riuscirci, i volontari, insieme a un veterinario, hanno dovuto sedarli con una cerbottana. Una scena che racconta tutta la difficoltà del lavoro nei rifugi. I nove gatti sono stati addormentati, uno a uno, per poterli finalmente curare: vaccini, antiparassitari, controlli generali e soprattutto test per FIV e Felv.

E in quel momento, per la prima volta, molti di loro hanno conosciuto una carezza. Un gesto semplice, ma potentissimo.

Il bilancio è stato duro ma necessario: due gatti positivi alla Felv, trasferiti nel cortile dedicato per evitare nuovi contagi. Gli altri sette stanno bene e ora sono protetti.

«Una mattinata intensa (e costosa), ma indispensabile», racconta il rifugio. Una frase che racchiude tutto: fatica, responsabilità, amore. Perché ogni controllo, ogni test, ogni intervento ha un costo. E spesso a sostenerlo sono solo le associazioni e i volontari.

La leucemia felina, insieme alla FIV, è una delle principali cause di morte nei gatti che vivono fuori o in contesti non controllati. Si trasmette con facilità: saliva, contatto, condivisione delle ciotole. Basta la vita quotidiana di un gatto non protetto. E senza prevenzione, senza vaccini, senza controlli, il rischio diventa altissimo.

È qui che realtà come Eporedianimali fanno la differenza. Non solo accoglienza, ma gestione sanitaria, isolamento dei positivi, cure continue. Un lavoro invisibile che salva vite ogni giorno.

E proprio per questo oggi arriva un appello chiaro, diretto, urgente: aiutare.

Nelle immagini diffuse dall’associazione il messaggio è inequivocabile: “Dacci una zampa”. È possibile sostenere il rifugio attraverso il 5x1000 (C.F. 930 328 500 13), ma anche con donazioni, contatti diretti o semplicemente diffondendo l’appello.

E c’è anche un’altra richiesta, fondamentale: «Aiutaci ad aiutarti: scrivi a Comune e ASL, altrimenti non possiamo ritirare il gatto». Perché senza segnalazioni ufficiali, senza collaborazione, anche la buona volontà rischia di non bastare.

La storia di Siria si è conclusa troppo presto. Ma non è stata inutile. Ha acceso un riflettore su una realtà che spesso resta nell’ombra. Ha salvato altri gatti. Ha ricordato che dietro ogni colonia, ogni rifugio, ogni cancello chiuso, ci sono vite fragili che dipendono da noi.

E che, a volte, basta davvero poco. Anche solo una mano. O meglio, una zampa.

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