La sua storia si è spezzata troppo presto, ma non può essere dimenticata. Arriva da Ivrea e racconta di SIRIA, una delle gatte seguite da Eporedianimali, una presenza discreta, fragile, come tante altre che popolano il mondo sommerso dei rifugi e delle colonie feline. Qualche settimana fa le volontarie si sono accorte che qualcosa non andava. Siria non stava bene. Gli accertamenti veterinari hanno dato un responso pesante: Felv, la leucemia felina.
Una diagnosi che, per chi si occupa di animali, suona come una condanna sospesa. La Felv è una malattia virale subdola, che può restare silente per mesi o anni e poi manifestarsi all’improvviso, quando il sistema immunitario non riesce più a difendersi. Colpisce soprattutto i gatti che vivono in contesti promiscui o all’aperto, dove il virus può trasmettersi attraverso il contatto diretto, la saliva, le ciotole condivise, il grooming reciproco, i morsi durante le liti. Non serve molto: basta la vita normale di un gatto non protetto.
Con SIRIA l’intervento è stato immediato. La corsa dal veterinario, poi una scelta dettata dall’urgenza e dall’amore: una volontaria di Eporedianimali si è offerta di ospitarla in casa. Non era solo una soluzione pratica, ma un gesto profondamente umano. Garantirle cure, calore, attenzioni continue. Farle conoscere, anche se per poco, cosa significhi vivere protetta.

La Felv non ha una cura definitiva. Esistono terapie di supporto, controlli costanti, farmaci per contenere le infezioni secondarie e migliorare la qualità della vita, ma tutto dipende dalle condizioni del singolo animale. I sintomi possono essere diversi e spesso arrivano tardi: dimagrimento, apatia, febbre persistente, anemia, infezioni ricorrenti, problemi respiratori o gastrointestinali. Quando la malattia si manifesta in forma aggressiva, il decorso può essere rapido e devastante.
SIRIA ha lottato. È stata accudita, seguita, amata. Per qualche giorno ha conosciuto una quotidianità che non aveva mai avuto: il divano, il lettone, il calore di una presenza costante. È in quei dettagli che si misura la differenza tra sopravvivere e vivere davvero. Ma la malattia ha avuto il sopravvento. E il rifugio ha dovuto condividere una notizia che nessuno vorrebbe mai dare.
«Siria ha lottato, confortata dalla famiglia che l’ha accudita con tante attenzioni e amore, ma oggi si è arresa alla malattia», ha scritto Eporedianimali, raccontando con parole semplici una perdita che pesa come un macigno. E ancora: «Per qualche giorno ha conosciuto cosa vuol dire vivere in casa, sul divano morbido e nel lettone con il caldo corpo di chi ti vuole bene». Poi il saluto, che è insieme addio e promessa: «Ciao SIRIA, ora anche tu sei libera da quel corpo che ti ha fatto soffrire, sapendo che sei stata amata da tante persone. Buon ponte… e salutaci tutti i micetti che saranno lì ad aspettarti».
La storia di SIRIA non è un’eccezione. La leucemia felina è una delle principali cause di morte nei gatti non vaccinati e non testati. Nei rifugi e nelle colonie la sua incidenza è una ferita aperta, che richiede risorse, spazi dedicati, cure costanti e scelte difficili. Ogni gatto positivo ha bisogno di controlli veterinari regolari, alimentazione adeguata, farmaci di supporto. Tutto questo ha un costo, spesso elevato, che ricade sulle spalle delle associazioni.
È per questo che Eporedianimali chiede una mano. Una mano vera, concreta. Nessuna cifra è troppo piccola, perché davvero tante gocce riempiono il mare. Si può contribuire portando un’offerta direttamente in gattile il sabato, con un bonifico all’Iban IT18 Z030 6909 6061 0000 0132 864 intestato a Eporedianimali, oppure attraverso PayPal dal sito dell’associazione. Un aiuto che non è solo economico, ma anche un segno di attenzione, di riconoscenza, di responsabilità collettiva.
SIRIA non ce l’ha fatta. Ma la sua storia resta. E può diventare la ragione per cui altri gatti, oggi invisibili, domani avranno una possibilità in più.