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20 Marzo 2026 - 09:01
Addio ecomostro: a Ovada parte la demolizione dell’ex frantoio abbandonato da anni
Per anni è stato il primo impatto con la città. Non certo quello che un territorio vorrebbe offrire a chi arriva. Un complesso industriale dismesso, scheletrico, segnato dal tempo e dall’abbandono, affacciato sul torrente Stura. Ora, dopo quasi due decenni, qualcosa si muove davvero: sono iniziati i lavori di abbattimento dell’ex impianto di frantumazione Robbiano Gentile, simbolo di un degrado che sembrava non avere soluzione.
La struttura, situata in via Masio, era ferma dal 2008. Da allora, è rimasta lì, visibile e ingombrante, trasformandosi progressivamente in un “vuoto urbano” difficile da gestire e ancora più difficile da giustificare. Per chi entrava a Ovada, rappresentava un biglietto da visita negativo, un segno evidente di un passato industriale mai davvero riassorbito.
Eppure, la storia dell’area è più complessa. Il terreno, di proprietà comunale, era stato concesso alla società Robbiano Gentile per attività di frantumazione di inerti. Una concessione scaduta nel 2008, ma rimasta in sospeso per anni a causa di un contenzioso amministrativo, che ne ha di fatto prolungato gli effetti fino al 2014. Solo dopo quella fase si è aperta la possibilità concreta di ripensare il futuro dell’area.
Nel frattempo, però, il sito è rimasto fermo, senza interventi significativi, mentre il degrado avanzava. Strutture deteriorate, spazi inutilizzati, un contesto che negli anni ha alimentato anche preoccupazioni legate alla sicurezza e alla percezione di abbandono.
L’avvio delle demolizioni segna quindi un passaggio atteso, non solo dal punto di vista urbanistico, ma anche simbolico. Si tratta di chiudere una lunga parentesi e aprire una nuova fase.
Il futuro dell’area, nelle intenzioni dell’amministrazione, è già delineato: al posto dell’ex impianto sorgerà un parco urbano, con spazi dedicati allo sport e al tempo libero. Un progetto che punta a restituire alla città un’area oggi inutilizzata, trasformandola in un luogo di aggregazione.

Il percorso, però, non è stato lineare. In una prima fase, il Comune di Ovada aveva partecipato a un progetto più ampio, insieme ai Comuni di Carpeneto, Molare, Montaldo e Tagliolo, candidando l’intervento ai finanziamenti del PNRR. L’idea era ambiziosa: un investimento da circa 5 milioni di euro per creare un grande spazio attrezzato, con impianti sportivi e una pista da skateboard. Una proposta che, tuttavia, non ha superato la selezione a livello nazionale. Il progetto è stato infatti bocciato, lasciando in sospeso le prospettive di riqualificazione.
A quel punto, però, l’amministrazione ha scelto di non fermarsi. Ha ripreso in mano il dossier e cercato nuove strade per finanziare l’intervento. La svolta è arrivata con un bando regionale, sostenuto dal Fondo sviluppo e coesione 2021–2027. Grazie a questo canale, sono stati ottenuti 491 mila euro, ai quali il Comune ha aggiunto una quota di cofinanziamento di 52 mila euro. Risorse sufficienti per avviare una prima fase concreta di trasformazione dell’area.
Non si tratta, probabilmente, dello stesso progetto iniziale nelle sue dimensioni più ambiziose, ma rappresenta comunque un passo decisivo. La demolizione dell’ex impianto è infatti la condizione necessaria per qualsiasi intervento successivo.
Dal punto di vista urbano, l’operazione si inserisce in una tendenza più ampia: il recupero di aree dismesse, spesso legate a un passato industriale, e la loro riconversione in spazi pubblici. Un processo che, in molte città, sta ridefinendo il rapporto tra centro abitato e territorio circostante.
Nel caso di Ovada, la presenza del torrente Stura aggiunge un ulteriore elemento di complessità e opportunità. La riqualificazione dell’area potrebbe infatti contribuire a valorizzare anche il contesto naturale, creando una connessione più forte tra ambiente urbano e paesaggio fluviale.
Resta ora da capire tempi e modalità della trasformazione. La demolizione rappresenta solo il primo passo di un percorso che richiederà progettazione, ulteriori risorse e una gestione attenta delle fasi operative.
Ma il segnale è chiaro: dopo anni di immobilismo, qualcosa si muove. E per una città che per troppo tempo ha convissuto con un’area simbolo di abbandono, l’avvio dei lavori ha un valore che va oltre il cantiere.
È l’inizio di una trasformazione attesa, che punta a restituire uno spazio alla comunità. E a cambiare, finalmente, il volto di uno degli ingressi più visibili di Ovada.
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