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“Acqua o energia?” Scontro nel Canavese sulla centrale sull’Orco: agricoltori in rivolta

Il progetto a Spineto divide il territorio: “A rischio un sistema irriguo che esiste da cinque secoli”

“Acqua o energia?”

“Acqua o energia?” Scontro nel Canavese sulla centrale sull’Orco: agricoltori in rivolta

Non è solo un progetto energetico. È uno scontro che tocca un nodo cruciale del territorio: l’uso dell’acqua. Da una parte la produzione di energia rinnovabile, dall’altra la sopravvivenza di un sistema agricolo che da secoli dipende da un equilibrio delicatissimo. Nel Canavese si accende il confronto sulla centrale idroelettrica prevista sul torrente Orco, in località Spineto, e il mondo agricolo alza la voce.

Il Consorzio del Canale demaniale di Caluso ha preso una posizione netta: no al progetto così come è stato presentato. A esprimerla è il presidente Lodovico Actis Perinetto, figura storica del settore agricolo piemontese, che parla senza mezzi termini di un rischio concreto per l’approvvigionamento idrico delle aziende.

«Il progetto mette seriamente a rischio l’acqua per l’agricoltura — afferma — e per questo esprimiamo la nostra opposizione».

Una presa di posizione che non è isolata. A sostenerla è anche Stefano Rossotto, presidente provinciale di Cia Agricoltori delle Alpi, che amplia il quadro e lo colloca dentro una crisi più ampia. «Non si tratta di essere contrari allo sviluppo energetico — chiarisce — ma di difendere un bene primario come l’acqua. In un contesto segnato dai cambiamenti climatici e dalla scarsità idrica, ogni scelta deve mettere al centro l’agricoltura».

Il cuore della questione è tutto qui: chi ha la priorità sull’acqua?

Il progetto riguarda la realizzazione di una centrale idroelettrica in corrispondenza dello sbarramento che alimenta il Canale di Caluso, una delle infrastrutture irrigue più importanti del territorio. Un’opera che affonda le sue radici nel XVI secolo e che, ancora oggi, garantisce l’acqua a una vasta area agricola del Canavese.

«Il Canale di Caluso è attivo dal 1550 — ricorda Actis Perinetto —. Da quasi cinque secoli sostiene l’agricoltura del territorio. Alterarne il funzionamento significa mettere in discussione un equilibrio delicato».

Non si tratta di una semplice infrastruttura, ma di un sistema che ha accompagnato lo sviluppo agricolo della zona, adattandosi nel tempo alle esigenze produttive. Lo sbarramento sull’Orco, realizzato nell’Ottocento e poi aggiornato nel Novecento, è stato progettato con un unico obiettivo: garantire l’irrigazione.

Il progetto della centrale, invece, introduce una variabile nuova: l’utilizzo dell’acqua per la produzione di energia.

Inizialmente, l’impianto era stato previsto sulla sponda sinistra del torrente, in prossimità della presa del Canale. Una soluzione che aveva già sollevato perplessità, ma che lasciava margini di discussione.

Dopo le proteste del mondo agricolo, però, è arrivata una nuova proposta, giudicata ancora più critica: la realizzazione della centrale direttamente sullo sbarramento del Canale di Caluso.

Una scelta che, secondo i rappresentanti degli agricoltori, rischia di cambiare radicalmente gli equilibri. «In questo modo — spiega Actis Perinetto — l’acqua verrebbe “tirata” da due parti: da un lato per l’irrigazione, dall’altro per la produzione di energia».

Il problema non è solo teorico. L’acqua che scorre nel sistema deve rispettare equilibri precisi, legati alle esigenze delle coltivazioni e alla stagionalità. L’introduzione di una centrale potrebbe comportare la turbinazione di parte dell’acqua, inclusa quella destinata al cosiddetto deflusso ecologico, cioè la quota minima necessaria per mantenere l’equilibrio ambientale del corso d’acqua.

«Questo significherebbe compromettere la corretta distribuzione dell’acqua tra gli agricoltori — aggiunge — con danni concreti per le aziende».

Il timore è quello di un effetto domino: meno acqua disponibile, maggiore competizione tra gli utenti, difficoltà nella gestione delle colture. In un territorio dove l’agricoltura rappresenta ancora un settore economico rilevante, le conseguenze potrebbero essere significative.

Rossotto insiste su questo punto: «Il rischio è compromettere un sistema irriguo che sostiene da secoli il territorio. Non possiamo permetterci di metterlo in difficoltà proprio ora, con i cambiamenti climatici che rendono l’acqua sempre più preziosa».

Negli ultimi anni, infatti, la questione idrica è diventata centrale anche in Piemonte. Periodi di siccità prolungata, alternati a eventi estremi, hanno messo sotto pressione le risorse disponibili. In questo scenario, ogni intervento sui corsi d’acqua assume un peso strategico.

Il progetto della centrale si inserisce proprio in questo contesto complesso, dove le esigenze energetiche e quelle agricole entrano in conflitto. Da un lato, la produzione di energia idroelettrica è considerata una risorsa fondamentale nella transizione verso fonti rinnovabili. Dall’altro, però, l’utilizzo dell’acqua per fini energetici deve confrontarsi con altre priorità, prima fra tutte quella alimentare.

«Si arriverebbe a un paradosso — osserva Actis Perinetto —: il Consorzio, nato per servire l’agricoltura, si troverebbe a dover garantire l’acqua a una centrale».

Una prospettiva che, per il mondo agricolo, è difficilmente accettabile.

Per questo, la richiesta è chiara: fermare il progetto nella sua forma attuale o, in alternativa, tornare alla soluzione iniziale, con tutte le garanzie necessarie per evitare impatti negativi sull’irrigazione. La partita, però, è ancora aperta. Il progetto dovrà affrontare l’iter autorizzativo, che prevede valutazioni tecniche e ambientali, oltre al confronto con gli enti locali e i portatori di interesse. Nel frattempo, il dibattito si allarga e coinvolge un tema più ampio: il rapporto tra sviluppo e tutela delle risorse.

Il caso del Canavese diventa così emblematico di una tensione che riguarda molti territori: come conciliare la produzione di energia con la salvaguardia dell’agricoltura? Una domanda che non ha risposte semplici, ma che richiede scelte precise. Per ora, dal mondo agricolo arriva un messaggio netto: l’acqua non può essere considerata una risorsa come le altre. È un bene essenziale, da cui dipendono non solo le aziende, ma l’intero equilibrio del territorio.

E proprio per questo, ogni decisione dovrà tenere conto di un principio che, nel Canavese, sembra non ammettere deroghe: prima l’acqua per coltivare, poi tutto il resto.

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