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Operazione salvataggio trota: la Dora Baltea riparte da Quincinetto

Riapre l'incubatoio di Quincinetto: riproduzione in purezza di trota marmorata e temolo adriatico, monitoraggio genetico, rinaturalizzazione della Dora Baltea e coordinamento delle associazioni nel progetto Life GrayMarble

In Canavese, lungo il corso della Dora Baltea, torna a vivere una struttura simbolo per la tutela della biodiversità fluviale. Dopo anni di inattività, è stato infatti riattivato l’incubatoio ittico di Quincinetto, oggetto di un intervento di ristrutturazione inserito nel progetto europeo Life GrayMarble, al quale partecipa anche la Città metropolitana di Torino. Un ritorno operativo che segna un passo concreto nella salvaguardia delle specie ittiche autoctone, sempre più minacciate.

All’interno dell’impianto è stata avviata la riproduzione in purezza della trota marmorata e del temolo adriatico, due specie emblematiche dei corsi d’acqua alpini, oggi a rischio di estinzione. L’obiettivo è duplice: da un lato rafforzare le popolazioni presenti nella Dora Baltea, dall’altro contribuire a una strategia più ampia di tutela degli ecosistemi fluviali, sempre più fragili a causa delle pressioni antropiche e dei cambiamenti climatici.

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Il progetto Life GrayMarble, finanziato dall’Unione Europea e avviato nel 2021, vede come capofila la Regione Valle d’Aosta e coinvolge un partenariato articolato che comprende, tra gli altri, il Politecnico di Torino, il Parco Nazionale del Gran Paradiso e la società Fluvial Management and Ecology. Le azioni si sviluppano lungo l’intera asta della Dora Baltea e integrano ricerca scientifica, gestione faunistica e interventi di riqualificazione ambientale.

“Life GrayMarble ha come obiettivo la tutela e il potenziamento della trota marmorata e del temolo adriatico lungo la Dora Baltea”, spiega Paolo Lo Conte, funzionario della funzione specializzata Fauna e flora della Città metropolitana di Torino. “Il progetto, avviato nel 2021, si concluderà nel 2026, con una proroga prevista fino al 2027. Tra le azioni principali rientrano la caratterizzazione genetica delle popolazioni e la creazione di parchi riproduttori presso due incubatoi strategici: quello di Morgex, in Valle d’Aosta, e quello di Quincinetto, oggi completamente rinnovato”.

Accanto al lavoro sugli incubatoi, il progetto interviene in modo diretto anche sugli habitat fluviali, con interventi mirati a ripristinare la naturalità dei corsi d’acqua. “GrayMarble punta anche alla rinaturalizzazione di alcuni tratti della Dora Baltea”, prosegue Lo Conte. “In Valle d’Aosta, ad esempio, sono state rimosse briglie e traverse che ostacolavano la continuità del fiume. Si tratta di opere fondamentali per consentire alle specie di compiere le migrazioni necessarie alla riproduzione e all’alimentazione”.

Due, dunque, le direttrici su cui si muove il progetto: da un lato il miglioramento della qualità genetica delle popolazioni ittiche, oggi reso più efficace grazie all’uso delle analisi del DNA; dall’altro il recupero di condizioni ambientali favorevoli alla sopravvivenza e alla riproduzione delle specie autoctone.

Un ruolo chiave in questo sistema è svolto dalle associazioni piscatorie, protagoniste della gestione quotidiana degli incubatoi distribuiti lungo le principali aste fluviali del territorio metropolitano. A coordinarne l’attività è l’Unione dei Consigli di Valle, che riunisce le diverse realtà associative e ne rappresenta l’impegno condiviso. Sul territorio della Città metropolitana di Torino gli incubatoi attivi sono undici, seguiti ogni anno da volontari che mettono a disposizione tempo, competenze ed esperienza diretta dei corsi d’acqua.

Come sottolinea Giuseppe Riccaboni, presidente dell’Unione dei Consigli di Valle, il lavoro delle associazioni va ben oltre il semplice ripopolamento. I volontari selezionano i riproduttori, seguono le fasi di fecondazione e crescita degli avannotti e collaborano alle verifiche genetiche necessarie per distinguere gli esemplari destinati alla riproduzione da quelli da reimmettere nei fiumi di origine. A questo si affianca un’attività costante di presidio del territorio, che include anche interventi di recupero della fauna ittica in caso di asciutte o lavori in alveo.

“Dal 2020 la normativa impone di effettuare immissioni utilizzando esclusivamente materiale ittico autoctono”, ricorda Riccaboni. “In questo contesto gli incubatoi assumono un valore ancora più strategico, perché permettono di lavorare su linee genetiche coerenti con i diversi bacini idrografici”.

La Città metropolitana sostiene ogni anno questa rete con contributi destinati alla gestione delle strutture, mentre le associazioni garantiscono una presenza capillare lungo i fiumi, costruita nel tempo grazie a un patrimonio di conoscenze e relazioni con il territorio. Un modello di collaborazione che, nel caso di Quincinetto, torna oggi a produrre risultati concreti, segnando una nuova fase nella tutela della Dora Baltea e delle sue specie più preziose.

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