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18 Marzo 2026 - 16:30
SP 590, due morti in due mesi nello stesso punto: la strada continua a uccidere in località Abate (VIDEO)
Sulla SP 590 si muore ancora. Due mesi dopo Mark Mariut, nello stesso tratto di strada, un altro incidente mortale riapre il nodo sicurezza.
Oggi, mercoledì 18 marzo, poco dopo le 8, località Abate, territorio di San Sebastiano da Po. Due auto si scontrano all’incrocio tra la provinciale 590 della Val Cerrina e via Abate, direttrice verso Saronsella. Muore Roberto Cadoni, 83 anni, residente a Verolengo. Era alla guida di una delle due vetture. L’altro conducente, classe 1994, viene portato all’ospedale di Chivasso in codice verde.
I carabinieri della compagnia di Chivasso stanno ricostruendo la dinamica. L’ipotesi è quella di un’omessa precedenza. Ma il punto è un altro. Non è la prima volta.
Poche decine di metri più in là, il 16 gennaio, era morto Mark Mariut, 14 anni, investito mentre andava a prendere il bus per andare a scuola. Anche allora era mattina presto, la stessa fascia oraria in cui la provinciale si riempie di traffico: pendolari, studenti, spostamenti quotidiani.
Due mesi esatti. Due morti. Stesso tratto.
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La scena dell'incidente di oggi, mercoledì 18 marzo
Dopo la morte di Mark, il problema era emerso con chiarezza. Non come percezione, ma come elenco puntuale di criticità. La SP 590, in quel segmento, è una strada a scorrimento veloce che attraversa un’area abitata. Non ha marciapiedi. Le fermate del bus sono esposte. L’illuminazione è discontinua. Le immissioni laterali sono frequenti.
Chi vive lì lo aveva già segnalato.
E infatti, nei giorni successivi, la protesta non si era fermata allo sfogo. Una lettera inviata agli enti competenti — Città Metropolitana, Regione, Prefettura — metteva nero su bianco una richiesta precisa: intervenire su un tratto definito “strutturalmente pericoloso per chi lo percorre a piedi e per chi vi si immette”.
Nello stesso documento si parlava esplicitamente di “assenza totale di percorsi protetti” e di “fermate del trasporto pubblico collocate lungo la carreggiata senza alcuna protezione”. Non solo. Veniva segnalato che “nelle ore di punta il traffico aumenta sensibilmente, rendendo ancora più difficile qualsiasi manovra o attraversamento in sicurezza”.
Non era una denuncia generica. Era una descrizione tecnica.
Da lì nasce il comitato per la sicurezza sulla SP 590. E parte una raccolta firme. Anche in quel caso, contenuti chiari. “Non si tratta di un intervento opzionale, ma necessario”, si legge nel testo. E ancora: “la convivenza tra traffico veloce e mobilità locale, in assenza di adeguamenti, espone quotidianamente i cittadini a un rischio concreto”.
Non si chiede di rifare la strada, si chiede di metterla in sicurezza. “Realizzazione di percorsi pedonali protetti, messa in sicurezza delle fermate, introduzione di sistemi di controllo della velocità e interventi sugli incroci più critici”. Tra questi, proprio quello di località Abate.
Un passaggio è ancora più netto: “Non possiamo attendere che si verifichi un nuovo incidente grave per intervenire”.
Due mesi dopo, quell’incidente c’è stato.
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L’incidente di oggi ha una dinamica diversa rispetto a quello in cui perse la vita il 14enne di San Sebastiano da Po. Non coinvolge pedoni,mMa riporta nello stesso punto lo stesso tema: l’incrocio con via Abate è uno dei nodi critici. Chi arriva dalla strada secondaria deve immettersi su un’arteria dove la velocità media è elevata. Non ci sono dispositivi evidenti di rallentamento. La lettura del traffico è rapida, spesso condizionata dal flusso continuo.
È una condizione tipica delle strade che cambiano funzione senza adattarsi: la SP 590 nasce come asse di collegamento, ma in quel tratto è anche strada locale. Accessi, abitazioni, movimenti quotidiani. Senza un ridisegno, le due funzioni restano sovrapposte.
È lì che si genera il rischio.
Dopo gennaio, il tema era diventato pubblico. C’erano stati articoli, incontri, prese di posizione. Il quadro delle competenze era emerso subito: la provinciale è della Città Metropolitana, ma gli interventi coinvolgono i Comuni. I costi sono elevati, le procedure complesse.
In sostanza, nessun intervento immediato.
L’elemento che lega i due incidenti costati la vita a Mark Mariut e Roberto Cadoni non è la dinamica, ma il contesto. Stesso tratto, stessa fascia oraria, stesso utilizzo intenso della strada. Mattina presto, quando si concentrano spostamenti per lavoro e scuola. È il momento in cui il sistema viene messo più sotto pressione.
E proprio lì emergono i limiti.
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