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17 Marzo 2026 - 23:15
Sabato scorso, al Teatro Garybaldi di Settimo Torinese, è andato in scena Coppélia, Un Ballet Mécanique, nuova produzione inserita nel cartellone della stagione Otherwise We Are Lost della Compagnia blucinQue. Lo spettacolo si presenta come una rilettura contemporanea del celebre balletto romantico, trasformato in un’indagine stratificata sul corpo, sull’identità e sul confine sempre più labile tra umano e artificiale.
Al centro della scena si impone l’immagine della bambola meccanica: un corpo sospeso, inerme, quasi marionettistico. È da questa figura che prende avvio una riflessione sulla tensione tra adesione a un ruolo e desiderio di emancipazione. La protagonista incarna infatti un’ambivalenza profonda, oscillando tra l’essere oggetto di costruzione esterna e soggetto di una possibile autodeterminazione. Una dinamica che rimanda direttamente al tema della maschera sociale, intesa come dispositivo identitario tanto necessario quanto costrittivo.
La figura femminile viene esplorata nelle sue molteplici declinazioni: fragile, vulnerabile, ma anche capace di trasformazione e riscrittura. Attraverso una costruzione scenica articolata, lo spettacolo suggerisce come il corpo della donna possa essere al tempo stesso superficie di proiezione e spazio di azione consapevole, in un continuo slittamento tra passività e agency.
Uno degli elementi distintivi della creazione è l’ibridazione dei linguaggi. La danza classica e contemporanea si intreccia con pratiche circensi – dalla contorsione alla sospensione capillare – mentre oggetti, suoni e immagini contribuiscono a definire un ambiente performativo complesso e stratificato. Il corpo diventa così il fulcro della drammaturgia: frammentato, osservato nei dettagli, scomposto e ricomposto in una costante tensione tra controllo e abbandono.

Gli attori della Compagnia BlucinQue al Garybaldi di Settimo
A sostenere questo percorso interviene la dimensione sonora, curata da Bea Zanin. La partitura prende le mosse dalle celebri melodie di Léo Delibes, autore della musica originale di Coppélia, per poi attraversarle e trasformarle mediante interferenze elettroniche e l’uso del violoncello. Il risultato è una tessitura sonora che alterna citazione e sperimentazione, in dialogo serrato con l’azione scenica.
Non manca un ulteriore livello di riferimento, quello cinematografico. Lo spettacolo si ispira infatti a Ballet Mécanique(1924) di Fernand Léger, opera chiave del cinema d’avanguardia cubista. Come nel film, anche qui frammenti di corpo e oggetti vengono sottoposti a una logica ritmica fatta di ripetizioni, accelerazioni e sospensioni, accompagnata originariamente dalla musica del compositore George Antheil. Una grammatica visiva che trasforma il corpo umano in un elemento al tempo stesso meccanico e poetico.
In scena Elisa Mutto interpreta una Coppélia sospesa tra presenza fisica e dimensione simbolica. Accanto a lei Michelangelo Merlanti, anche in veste di rigger, Vladimir Ježić nel ruolo di Coppelius, Carlos Rodrigo Parra Zavala, Simone Menichini e Jonnathan Lemos contribuiscono a costruire una partitura corale in cui gesto, tecnica e immagine si fondono.
Il risultato è una performance che attraversa e mette in dialogo diversi territori artistici – danza, circo contemporaneo, musica e arti visive – restituendo una rilettura originale di un classico del repertorio. In Coppélia, Un Ballet Mécaniquemacchina e corpo non si contrappongono, ma diventano parte di un unico dispositivo poetico, capace di interrogare lo spettatore sulla natura dell’identità e sul fragile equilibrio tra rappresentazione e libertà.
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