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13 Febbraio 2026 - 03:00
Il sindaco Giuseppe Bava. Sullo sfondo il tratto della SP 590 dove ha perso la vita Mark Mariut
È arrivata una risposta alla lettera inviata da Sergio Sapetti, docente dell’Istituto Europa Unita di Chivasso e referente del Controllo del Vicinato di Lauriano-Piazzo, alla Città Metropolitana e al Comune di San Sebastiano da Po sulla sicurezza della Provinciale 590, nel tratto dell’Abate.
Dopo la morte del quattordicenne Mark Mariut, la comunità ha scelto la strada del confronto, chiedendo interventi concreti. Il sindaco di San Sebastiano da Po Giuseppe Bava ha espresso una posizione netta: «È tutto condivisibile così come sono le sue proposte per aumentare la sicurezza». Il nodo, dunque, non è stabilire se intervenire, ma capire in che modo farlo.
Il punto critico riguarda competenze e risorse. La Provinciale 590 – come la ex SS458 richiamata dal primo cittadino – non è una strada comunale. Le responsabilità sono distribuite tra enti diversi, le procedure autorizzative sono complesse e le norme tecniche impongono standard rigorosi. Soprattutto, i costi superano le possibilità dei piccoli Comuni.

Beppe Bava sindaco di San Sebastiano da Po
Bava porta un esempio: quattro anni fa l’amministrazione aveva stanziato 90 mila euro per realizzare 150 metri di marciapiede. Dopo le richieste di adeguamento progettuale, la cifra è salita a 350 mila euro. «Il marciapiede è rimasto un desiderio», ha spiegato. Non per mancanza di volontà, ma per un sistema che fa lievitare le spese tra prescrizioni e aggiornamenti normativi.
Il sindaco si dice disponibile al confronto con gli altri Comuni interessati dal tratto stradale e richiama al rispetto del Codice della Strada.
Sapetti, raccogliendo le posizioni della Città Metropolitana e delle amministrazioni coinvolte, sintetizza così il quadro: l’obiettivo di aumentare la sicurezza è condiviso, ma limiti di competenza e vincoli economici rallentano ogni proposta. Nessuna polemica, piuttosto la constatazione di una difficoltà strutturale.
Le regole, osserva Sapetti, esistono già: segnaletica e limiti di velocità sono presenti. Eppure continuano i sorpassi in punti senza visibilità, l’uso del cellulare alla guida, il mancato rispetto delle distanze di sicurezza, i pedoni che camminano di notte senza elementi rifrangenti. Il problema non è l’assenza di norme, ma la loro inosservanza.
Resta una domanda: se i Comuni non dispongono di fondi adeguati, se le competenze sono sovracomunali e le procedure rendono ogni intervento oneroso, chi può trasformare la volontà condivisa in opere concrete? Non si tratta di uno scontro tra cittadini e istituzioni, né di una caccia alle responsabilità politiche. È il riconoscimento di una fragilità infrastrutturale che interessa un’arteria strategica di collegamento tra Chivasso, Cavagnolo, la collina e le province limitrofe.
Secondo Sapetti servono accordi tra enti, progettazioni condivise e finanziamenti che non gravino esclusivamente sui piccoli Comuni. Senza un sostegno strutturale, le buone intenzioni rischiano di restare sulla carta.
La disponibilità al dialogo c’è, come la consapevolezza del problema. La Provinciale 590 è percorsa ogni giorno da studenti, lavoratori e famiglie. La tragedia di Mark Mariut ha riportato al centro un tema segnalato da tempo: la vulnerabilità di alcuni tratti.
Ora la questione è trovare strumenti e risorse per intervenire. Nel frattempo resta l’appello alla responsabilità individuale, sapendo che il rispetto delle regole è il primo livello di tutela, ma non può sostituire interventi strutturali. Tra il riconoscere un problema e risolverlo c’è la parte più complessa: mettere in campo soluzioni sostenibili. È su questo terreno che si gioca la partita.
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