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18 Marzo 2026 - 12:10
Ombre su politica e affari: “Legami con famiglie mafiose?”. Scoppia il caso e cresce la tensione
Un intreccio che tocca politica, affari e criminalità organizzata. E che, se confermato, rischia di aprire un caso nazionale. È quello sollevato dal vicecapogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra alla Camera, Marco Grimaldi, che punta il dito contro presunti legami tra esponenti di Fratelli d’Italia e ambienti riconducibili a famiglie della mafia romana.
“Apprendo da un articolo de Il Fatto quotidiano, una vicenda inquietante che legherebbe ambienti di Fratelli d'Italia a famiglie appartenenti alla mafia romana”, afferma Grimaldi, portando all’attenzione pubblica una ricostruzione che chiama in causa anche figure istituzionali di primo piano.
Al centro della vicenda ci sarebbero i Caroccia, imprenditori attivi nel settore della ristorazione nella capitale, da tempo collegati ai Senese, clan già coinvolto in indagini e condanne legate alla criminalità organizzata. Un sistema economico che, secondo quanto riportato, avrebbe continuato a operare anche dopo la caduta in appello dell’aggravante mafiosa, prima che successive decisioni giudiziarie riportassero il quadro a maggiore gravità.
Il nodo politico emerge nel passaggio successivo. “Ebbene, nel 2024 Miriam Caroccia, erede della dinastia appena diciottenne, sarebbe diventata amministratrice unica di una Srl, le 5 Forchette, con sede a Biella, di cui sarebbero stati soci vari esponenti locali di Fratelli d'Italia, fino ad arrivare all'Assessora Elena Chiorino e al Sottosegretario Andrea Delmastro”, sostiene Grimaldi. Una circostanza che, se verificata, collegherebbe direttamente il mondo politico a realtà imprenditoriali già finite sotto la lente della magistratura.

Il quadro si complica ulteriormente nel 2025. “L'appello bis ha però confermato le condanne di primo grado per i Senese e i Caroccia – prosegue il deputato – a quel punto Delmastro avrebbe venduto il 25% di quote a una società che lui stesso possiede al 100%, prima che la Cassazione confermasse l'appello bis e Caroccia finisse in carcere”.
Una sequenza temporale che, secondo l’opposizione, merita chiarimenti approfonditi, soprattutto per il possibile intreccio tra decisioni societarie e sviluppi giudiziari.
Grimaldi sottolinea la necessità di mantenere un approccio garantista, ma allo stesso tempo invita a non sottovalutare la portata dei fatti: “Siamo rispettosi del lavoro che sta svolgendo la magistratura, quella a cui Fratelli d'Italia cerca di spuntare le armi, perché – conclude – se i fatti fossero confermati, sarebbero di una gravità inaudita”.
La questione assume una dimensione ancora più ampia per il coinvolgimento, diretto o indiretto, di figure istituzionali. Da qui la domanda politica, destinata a pesare nel dibattito pubblico: “Nel mentre, la Presidente del Consiglio non ha nulla da dire?”. Al momento non risultano repliche ufficiali da parte dei soggetti citati, né prese di posizione da Palazzo Chigi. Ma il caso rischia di diventare terreno di scontro politico nelle prossime ore, soprattutto se emergeranno ulteriori dettagli o conferme.
La vicenda si inserisce in un contesto più ampio, in cui il rapporto tra economia, politica e criminalità organizzata continua a rappresentare uno dei nodi più delicati del sistema italiano. Non è la prima volta che inchieste giudiziarie portano alla luce contatti o sovrapposizioni tra questi ambiti, spesso difficili da decifrare e da circoscrivere.
Il punto centrale resta ora quello della verifica dei fatti. La magistratura è chiamata a fare chiarezza su eventuali responsabilità penali, mentre sul piano politico si apre il tema dell’opportunità e della trasparenza nei rapporti economici. In attesa di sviluppi, la vicenda sollevata da Grimaldi rappresenta già un elemento di pressione sul governo e sulla maggioranza. Un caso che, al di là degli esiti giudiziari, pone interrogativi destinati a pesare nel confronto pubblico.
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