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Gasolio oltre i 2 euro al litro: autotrasporto piemontese in allarme

Confartigianato: i costi operativi dei camion superano l’85%, margini ridotti al minimo. Chiesto l’intervento dello Stato e l’attivazione della clausola carburante nei contratti

Gasolio oltre i 2 euro al litro: autotrasporto piemontese in allarme

Gasolio oltre i 2 euro al litro: autotrasporto piemontese in allarme (immagine di repertorio)

Il caro gasolio torna a mettere sotto pressione il settore dell’autotrasporto. Con il prezzo del diesel ormai oltre i 2 euro al litro, le imprese piemontesi del trasporto merci denunciano margini sempre più ridotti e il rischio concreto di una paralisi del settore.

A lanciare l’allarme sono gli autotrasportatori di Confartigianato Imprese Piemonte, secondo cui l’aumento dei costi di gestione dei mezzi pesanti sta diventando sempre più difficile da sostenere. «Con il costo del carburante oltre i 2 euro, le spese di esercizio di un automezzo superano di gran lunga i ricavi», spiegano dall’associazione, avvertendo che «gli autisti saranno purtroppo costretti a spegnere i motori per non andare in perdita».

Il carburante rappresenta infatti una delle principali voci di spesa per le imprese del settore. «Il gasolio incide mediamente tra il 25% e il 35% dei costi operativi di una flotta – spiega Giovanni Rosso, presidente degli autotrasportatori di Confartigianato Piemonte – quindi basta un aumento di pochi centesimi al litro per generare migliaia di euro di spesa in più all’anno per ogni mezzo pesante».

Giovanni Rosso

Secondo Rosso, il problema non riguarda solo le aziende del settore. «L’aumento esponenziale dei costi di esercizio dei mezzi – avverte – rischia di innescare una pericolosa reazione a catena sull’intera filiera logistica, con inevitabili ripercussioni sull’approvvigionamento delle merci e sui prezzi dei beni al consumo».

L’analisi dell’Ufficio studi di Confartigianato evidenzia come un camion percorra mediamente circa 100 mila chilometri all’anno, con consumi attorno a un litro ogni tre chilometri. In queste condizioni anche piccoli rincari del carburante si trasformano rapidamente in costi aggiuntivi rilevanti per le imprese.

Lo studio ricostruisce anche l’andamento dei prezzi negli ultimi anni. Nel 2021 il diesel alla pompa costava in media 1,35 euro al litro. Nel 2022, con la crisi energetica legata alla guerra in Ucraina, era salito a 1,65 euro al litro, con un aumento del 22,3%. Oggi il prezzo ha superato i 2 euro al litro, aggravando ulteriormente i costi del settore.

Secondo le stime di Confartigianato, se con il carburante a 1,65 euro i costi operativi pesavano per circa il 50% sull’attività di un mezzo, con i prezzi attuali l’incidenza supera l’85%, comprimendo quasi completamente la redditività delle imprese.

Per questo l’associazione invita le aziende ad attivare subito la clausola di adeguamento al costo del carburante (fuel surcharge) nei contratti di trasporto, uno strumento che consente di adeguare automaticamente le tariffe all’andamento del prezzo del diesel.

Più duro il commento di Giorgio Felici, presidente di Confartigianato Imprese Piemonte, che punta il dito contro la scelta di non intervenire sulle accise. «È evidente che esistano tensioni internazionali che influenzano il mercato energetico – afferma – ma è altrettanto evidente che siamo di fronte a una speculazione di cui il governo sembra voler approfittare».

Felici critica anche le motivazioni addotte per non ridurre la tassazione sui carburanti: «Il risvolto grottesco e stupefacente sta nelle scuse addotte per non tagliare le accise. Avessero ammesso che la circostanza fa comodo per fare cassa lo avremmo capito, ma dire che “il carburante lo consumano i ricchi” lascia pochi dubbi sull’approccio dell’esecutivo».

Nel frattempo le imprese stanno cercando di contenere i costi con diverse strategie operative: dalla riduzione dei chilometri percorsi a vuoto alla formazione per una guida più efficiente, fino all’uso della telematica di bordo e al potenziamento della manutenzione preventiva dei mezzi.

Secondo Confartigianato, però, senza interventi strutturali il rischio è che molte aziende del trasporto merci siano costrette a ridurre le attività o fermare i camion, con effetti che potrebbero ripercuotersi sull’intera catena della logistica e sulla distribuzione delle merci.

GIORGIO FELICI E' IL NUOVO PRESIDENTE | Confartigianato Imprese Piemonte

Giorgio Felici

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