Ci sono edifici che raccontano più di una storia. Quella della villa di via San Giovanni Bosco, a San Francesco al Campo, è una di queste. Nata come proprietà riconducibile alla criminalità organizzata, confiscata dallo Stato e poi assegnata al Comune, oggi si prepara a diventare un simbolo di restituzione alla collettività. Ma mentre il cantiere si avvicina alla conclusione, resta ancora aperta una questione importante: quale sarà il destino definitivo dei suoi spazi.
Dopo anni segnati da ritardi, polemiche e difficoltà burocratiche, l’intervento di ristrutturazione è ormai nella fase finale. Il progetto, avviato con l’obiettivo di trasformare l’immobile in una struttura utile alla comunità, ha richiesto un investimento complessivo di circa 200 mila euro.
Negli ultimi mesi il Comune ha ottenuto anche un finanziamento della Regione Piemonte, che consentirà di completare alcune opere ancora necessarie: la sostituzione della caldaia, l’installazione del sistema di antifurto, la tinteggiatura degli ambienti e la conclusione dei lavori nel piano mansardato.
È proprio quest’ultimo spazio a rappresentare uno dei punti centrali del progetto. L’idea dell’amministrazione è quella di destinarlo all’accoglienza di donne vittime di violenza, creando un luogo sicuro dove poter offrire sostegno e protezione a chi si trova in una situazione di fragilità.
Perché il progetto diventi operativo, però, sarà necessario individuare un’associazione o un ente del terzo settore capace di gestire il servizio e accompagnare le persone ospitate in un percorso di supporto e reinserimento. Solo a quel punto si potrà procedere con l’assegnazione degli spazi e l’avvio dell’attività.
Nel frattempo, un’altra parte dell’edificio sta già trovando una destinazione concreta. Il piano interrato della villa sarà trasformato in archivio comunale, un’operazione che permetterà di riordinare e conservare in modo più efficiente la documentazione amministrativa del Comune. Il personale sta già lavorando alla selezione e catalogazione dei materiali da trasferire. Se tutto procederà secondo i tempi previsti, il cantiere potrebbe essere completato entro l’estate, chiudendo una vicenda amministrativa che negli anni scorsi aveva generato discussioni e interrogativi sulla gestione dell’immobile.
Rimane però ancora incerto il futuro degli altri locali della villa, in particolare quelli al piano terreno. In passato la precedente amministrazione comunale aveva ipotizzato di trasferire proprio qui il comando della polizia locale, oggi situato in un altro edificio del paese. Quell’idea, però, non è più così scontata. L’attuale amministrazione sta infatti valutando diverse alternative, anche alla luce dei vincoli previsti dalla Prefettura per gli immobili confiscati alla criminalità organizzata.
Questi edifici, una volta restituiti allo Stato e assegnati agli enti locali, devono infatti essere destinati a finalità sociali o istituzionali che ne rafforzino il valore simbolico: trasformare un bene sottratto alla criminalità in uno strumento di utilità pubblica. Tra le ipotesi allo studio c’è quindi la possibilità di destinare gli spazi a sedi per associazioni del territorio, creando un punto di riferimento per le realtà locali impegnate nel volontariato, nella cultura o nel sostegno sociale.
Un’altra opzione presa in considerazione riguarda invece l’ampliamento del progetto dedicato alle donne in difficoltà. In questo caso i locali potrebbero essere utilizzati per realizzare un secondo appartamento protetto, aumentando la capacità di accoglienza della struttura. Al momento nessuna decisione definitiva è stata presa. L’amministrazione comunale sta valutando le diverse soluzioni possibili, cercando di individuare quella più coerente con i vincoli normativi e con le esigenze della comunità.
La villa di via San Giovanni Bosco rappresenta infatti molto più di un semplice edificio ristrutturato. È uno di quei luoghi in cui il passaggio da bene della criminalità a patrimonio pubblico assume anche un valore simbolico. Restituire alla collettività uno spazio sottratto alle organizzazioni mafiose significa trasformare un segno di illegalità in una risorsa per il territorio. Ed è proprio questa la sfida che ora attende San Francesco al Campo: decidere come utilizzare al meglio una struttura che, dopo anni di attesa e lavori, è pronta a iniziare una nuova storia.