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07 Gennaio 2026 - 21:16
Quando spariscono i cantonieri arrivano gli algoritmi: così Chivasso affida il controllo delle strade ad un software
Il Comune di Chivasso ha deciso di pagare una società privata per sapere dove sono le buche. Non per ripararle – quello verrà dopo, forse – ma per individuarle, mapparle, classificarle. È scritto nero su bianco nella determinazione n. 1145 del 31 dicembre 2025, con cui l’amministrazione affida alla LOKI Srl un servizio di identificazione automatica dei difetti stradali, per una cifra che sfiora i 6.100 euro. Una spesa modesta, si dirà. Ma il punto non è il costo. È il significato.
Perché questa determina non nasce dal nulla. È figlia di un vuoto. Di un’assenza che dura da anni e che oggi viene certificata da un atto amministrativo: il Comune non è più in grado di controllare direttamente lo stato delle proprie strade. Non con il personale interno, non con la presenza quotidiana, non con quella funzione elementare che una volta aveva un nome preciso: i cantonieri.
Una volta c’erano. Qualcuno se li ricorda. A Chivasso, come altrove. Gente che conosceva le strade una per una, che vedeva le crepe prima che diventassero voragini, che segnalava, interveniva, rattoppava. Erano parte della macchina comunale, non un costo da esternalizzare. Poi sono spariti. “Fanno troppa mutua… vogliono fare gli impiegati…”, dicevano. E intanto sparivano loro, e con loro la manutenzione ordinaria.
Oggi il Comune scrive che la rete viaria supera i 150 chilometri e che non dispone di risorse interne sufficienti per garantire un controllo capillare e continuo. Tradotto: non c’è più nessuno che gira, guarda, segnala. Non bastano più le segnalazioni su Facebook, quelle dei comitati di quartiere, quelle dei cittadini esasperati. Non bastano neppure le interrogazioni dei consiglieri di minoranza, come Bruno Prestìa, che da tempo prova a portare il tema in Consiglio. Tutto questo non è più considerato sufficiente per “vedere” le strade. Serve una piattaforma digitale. Serve un algoritmo. Serve una ditta esterna.
È qui che la determina diventa politica, anche se finge di non esserlo. Perché certifica che una funzione storicamente comunale – il controllo del territorio – viene affidata fuori, come già è successo per tante altre cose: rifiuti, acqua, assistenza sociale, sanità. Un pezzo alla volta. Sempre con la stessa giustificazione: è più efficiente, è più moderno, è inevitabile.

Fabrizio Debernardi, assessore ai Lavori Pubblici
L’assessore ai Lavori Pubblici è Fabrizio Debernardi. Il sindaco è Claudio Castello. Questa scelta si inserisce in un contesto che loro stessi amministrano: meno personale, meno presenza, più procedure, più appalti, più affidamenti diretti. Il Comune non guarda più le strade: le fa guardare a qualcun altro. E poi, sulla base di quei dati, forse, interverrà.
La determina lo dice chiaramente: questo servizio serve anche a ridurre il rischio di responsabilità civile. In altre parole: sapere dove sono le buche serve a difendersi, prima ancora che a ripararle. È una logica comprensibile, ma rivelatrice. Non si governa più prevenendo, ma documentando. Non si interviene prima, si certifica dopo.
E così, mentre una volta bastava un cantoniere e un assessore che usciva dall’ufficio, oggi servono gare, piattaforme, CUP, CIG, affidamenti diretti. Per sapere ciò che, fino a qualche anno fa, era sotto gli occhi di tutti. Questa determina non è un’eccezione. È la conferma plastica di ciò che da tempo si racconta: il Comune arretra, esternalizza, osserva da lontano. E paga qualcuno per dirgli com’è messo il suo stesso territorio.
La domanda, allora, resta la stessa. Non è tecnologica, non è contabile. È politica. Chi controlla davvero Chivasso, oggi?
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