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06 Marzo 2026 - 15:26
Dopo le frane nasce un comitato: raccolta firme tra i cittadini per salvare il paese
La raccolta firme è partita davvero. E insieme alle firme è nato anche un comitato. A San Sebastiano da Po, dove da quasi un anno la collina continua a muoversi sotto le strade e la vita quotidiana procede tra deviazioni, carreggiate ristrette e timori ogni volta che piove forte, un gruppo di cittadini ha deciso di organizzarsi. Il nome scelto è già una dichiarazione di intenti: Cittadinanza Sansebastianese Attiva.
Non è un movimento nato nelle stanze della politica, ma tra le case e le strade che negli ultimi mesi sono diventate il simbolo di una precarietà che non accenna a finire. A coordinare l’iniziativa sono Cristina Crovella e Luigi Rabaglino, due residenti che hanno deciso di trasformare il malcontento diffuso in un percorso più strutturato. L’obiettivo, spiegano, non è alimentare polemiche ma ottenere risposte chiare su lavori, fondi e tempi.
«Abbiamo fondato un’associazione di liberi cittadini che si chiama Cittadinanza Sansebastianese Attiva», racconta Cristina Crovella. «La gente ha cominciato ad aderire subito. Abbiamo fatto un paio di riunioni in presenza e stiamo raccogliendo firme. In realtà abbiamo solo incanalato un malcontento e una rabbia che stavano crescendo da tempo».
La scintilla è partita nelle settimane successive alla denuncia pubblicata a fine gennaio con un video, su questa testata, quando diversi residenti avevano iniziato a raccontare la situazione delle strade e delle frane rimaste senza interventi dopo l’alluvione del 17 aprile 2025. Da allora il tema è entrato nel dibattito pubblico del paese, con una replica del sindaco Beppe Bava attraverso un aggiornamento sui social sui lavori e sui fondi disponibili.
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Nel frattempo però qualcosa è cambiato tra i cittadini. In pochi giorni è iniziata una raccolta firme spontanea. E la risposta, almeno per ora, sembra confermare che la questione non riguarda solo pochi residenti isolati.
«In una decina di giorni siamo arrivati a una quarantina di firme», spiega Crovella. «E non sono firme raccolte a caso: le persone vengono perché sentono il bisogno di fare gruppo e di farsi sentire».
Le firme vengono raccolte direttamente da lei, ma attorno all’iniziativa si stanno muovendo anche altri cittadini e alcuni commercianti del paese. Una disponibilità che non è solo simbolica.
«I commercianti si sono anche resi disponibili a raccogliere i pacchi dei corrieri», racconta. Una soluzione pratica, nata dal basso, per ridurre il traffico di mezzi pesanti sulle strade più fragili della collina.
La questione dei corrieri era emersa già nella prima denuncia pubblica. In molte zone del territorio, tra cui via Valpiana e via Rigonda, la carreggiata si è ristretta dopo le frane e in alcuni punti si abbassa lentamente. Il passaggio di mezzi pesanti, raccontano i residenti, aumenta la sensazione di precarietà.
Da qui l’idea di un punto di raccolta in paese per le consegne. Una proposta semplice, che nel frattempo alcuni negozianti hanno deciso di sperimentare autonomamente.
Ma il cuore dell’iniziativa resta un altro: capire perché, a quasi un anno dall’alluvione, molti interventi non siano ancora partiti.
«Il nostro obiettivo è riunirci per capire come mai i lavori non siano ancora stati fatti», dice Crovella. «Vogliamo chiarezza sui fondi, sui tempi e sulle procedure. Non risposte sui social, ma un confronto reale».
Il riferimento è alla richiesta, avanzata già a gennaio, di un’assemblea pubblica con l’amministrazione comunale. Un incontro aperto, in presenza, in cui discutere della situazione delle frane e delle prospettive per il territorio.
Per ora, spiegano dal comitato, quell’incontro non è ancora stato fissato.
«Non abbiamo avuto incontri con qualcuno del Comune», conferma Crovella. «Per questo chiediamo un confronto aperto con il sindaco e con chi lui riterrà opportuno coinvolgere, per capire a che punto siamo e avere anche una prospettiva futura».
La richiesta non riguarda solo il Comune. Il problema del dissesto, spiegano i promotori, coinvolge anche altri livelli istituzionali.
Dopo l’alluvione del 2025 il territorio di San Sebastiano da Po si è ritrovato con circa 25 frane censite tra strade comunali e provinciali. Una rete di criticità diffuse che ha trasformato la viabilità del paese in un sistema fragile di deviazioni e restringimenti.
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Frane nel territorio di San Sebastiano da Po
La stima complessiva dei danni si aggira intorno agli 8 milioni di euro. I fondi assegnati finora — circa 1,6 milioni secondo gli ultimi aggiornamenti — coprono solo una parte degli interventi necessari.
Un quadro che ha lasciato molte zone del territorio in una condizione sospesa, tra lavori annunciati, progetti in fase di gara e interventi ancora da finanziare.
È proprio in questo spazio di incertezza che nasce il nuovo comitato.
«Il compito della politica non è sperare che le cose si sistemino», osserva Crovella. «È proporre soluzioni, condividerle e cercarle insieme ai cittadini».
Tra i temi che il gruppo vuole approfondire ci sono anche gli atti amministrativi legati agli interventi. I promotori stanno valutando la possibilità di chiedere formalmente accesso ad alcuni documenti.
«Come cittadini chiederemo accesso ad alcuni atti», spiega Crovella. «Abbiamo anche chiesto un parere legale per capire quali strumenti abbiamo a disposizione».
L’obiettivo, insiste, non è creare uno scontro politico ma ottenere informazioni chiare.
Nel frattempo il comitato continua a crescere. Oltre ai coordinatori Crovella e Rabaglino, altri cittadini stanno raccogliendo firme sul territorio. Tra le realtà che hanno espresso sostegno c’è anche Cascina Caccia, il bene confiscato alle mafie gestito dall’associazione ACMOS.
«Anche loro sono in prima fila», racconta Crovella. «Arrivano spesso scolaresche e visitatori: il problema della viabilità riguarda tutti».
In alcune zone del territorio, spiegano i residenti, la situazione resta particolarmente delicata. Tra queste l’area attorno alla villa e diverse strade collinari che dopo le frane sono rimaste parzialmente isolate.
Il rischio, dicono, non riguarda solo la mobilità quotidiana ma anche i servizi di emergenza. Ambulanze, vigili del fuoco e mezzi di soccorso potrebbero trovarsi in difficoltà su strade che in alcuni tratti sono ormai ridotte a una sola corsia.
Da qui la scelta di trasformare la protesta in una forma organizzata di partecipazione civica.
Il documento della raccolta firme parla chiaro: il comitato nasce «per vigilare e ottenere la sicurezza delle strade e del territorio» e per sollecitare le amministrazioni a intervenire sul ripristino delle frane.
Un impegno che, si legge nel testo, non avrà una scadenza.
L’iniziativa infatti non nasce come una mobilitazione temporanea ma come un presidio civico permanente.
«Questo lavoro non avrà un limite di tempo», spiegano i promotori nel documento. «Vogliamo mantenere alta l’attenzione sulla sicurezza e sulla viabilità che riguardano tutto il paese».
Per ora il primo passo è la raccolta firme. Il secondo, spiegano dal comitato, sarà proprio la richiesta formale di un incontro pubblico con l’amministrazione.
A San Sebastiano da Po cresce la sensazione che il dissesto non sia più un’emergenza temporanea ma una condizione con cui convivere ogni giorno. È proprio questa normalizzazione della precarietà che ha spinto alcuni cittadini a fare un passo in più. Non aspettare. Organizzarsi.
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