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Meno rifiuti e più differenziata a Ciriè: la rivoluzione silenziosa del Cisa

Nel territorio del consorzio si superano già gli obiettivi del 2030: indifferenziato in calo e raccolta differenziata oltre il 75%

Meno rifiuti e più differenziata

Meno rifiuti e più differenziata: la rivoluzione silenziosa del Cisa

Meno rifiuti prodotti, più materiali recuperati e un sistema di raccolta che cambia abitudini e comportamenti dei cittadini. Nel territorio servito dal consorzio Cisa, con Ciriè tra i comuni principali, il 2025 segna un passaggio importante nella gestione dei rifiuti urbani. I dati annuali mostrano infatti una riduzione significativa dell’indifferenziato e un aumento della raccolta differenziata che supera già i traguardi fissati per i prossimi anni.

La percentuale complessiva di raccolta differenziata raggiunge il 75,5 per cento, superando non solo gli obiettivi regionali previsti per il 2025, ma anche quelli fissati a livello europeo per il 2030. Parallelamente, la quantità di rifiuto indifferenziato continua a diminuire: nel corso dell’anno la produzione complessiva si è fermata a 11.421 tonnellate, pari a circa 118 chilogrammi per abitante all’anno. Rispetto al 2024 si tratta di una diminuzione di 830 tonnellate, un risultato che conferma il cambiamento in atto nel sistema di raccolta.

Alla base di questa evoluzione c’è soprattutto l’estensione della tariffa puntuale, il sistema che lega la tassa sui rifiuti alla quantità effettivamente prodotta dalle famiglie. In pratica chi produce meno indifferenziato paga meno, incentivando così comportamenti più attenti alla separazione dei materiali.

I risultati sono evidenti soprattutto nei Comuni che hanno adottato questo modello. In queste realtà la produzione media di rifiuto indifferenziato scende a 92 chilogrammi per abitante all’anno, un valore molto inferiore rispetto agli obiettivi fissati dalla Regione Piemonte.

Alcuni centri registrano risultati particolarmente significativi. San Francesco al Campo si distingue con appena 54 chilogrammi pro capite, uno dei valori più bassi dell’intero territorio. Seguono Barbania con 62 chilogrammi, Givoletto con 64, Nole con 65 e Vauda con 69 chilogrammi per abitante. Anche altri Comuni mostrano dati molto positivi: Balangero e Mathi si fermano a 79 chilogrammi, Villanova a 89, mentre Robassomero, Ciriè, San Maurizio e Lanzo restano comunque sotto livelli considerati molto contenuti.

Un dato significativo arriva anche da Cantoira, che pur trovandosi in un contesto montano registra una produzione di 135 chilogrammi pro capite, valore che dimostra come anche nei territori più complessi sia possibile ottenere risultati concreti.

Nei Comuni dove è rimasto il sistema tradizionale di raccolta porta a porta senza tariffa puntuale, la produzione di rifiuto indifferenziato resta invece più elevata, con una media di 147 chilogrammi per abitante. Anche qui però emergono alcune eccezioni virtuose, come Grosso, che si ferma a 101 chilogrammi, e La Cassa, che registra 125 chilogrammi pro capite.

Nelle aree montane la situazione resta più complessa. Qui la media raggiunge circa 248 chilogrammi per abitante, una cifra legata anche alle difficoltà logistiche e alla dispersione degli abitati. Non mancano comunque segnali incoraggianti, con Comuni come Coassolo e Pessinetto che si avvicinano alle prestazioni dei centri dove è attivo il porta a porta.

Il 2025 rappresenta anche un anno di transizione per molti territori che hanno iniziato ad adottare il sistema della tariffa puntuale. Nel corso dell’anno sono entrati nella Tarip diversi nuovi Comuni: Varisella, Pessinetto, Grosso, Cafasse, Fiano, San Carlo Canavese, Front, La Cassa e Germagnano.

I primi risultati mostrano un impatto immediato. Varisella, ad esempio, registra una riduzione della produzione di rifiuti pro capite superiore al 36 per cento, con 66 tonnellate in meno in un solo anno. Anche Pessinetto segna un calo significativo, con una diminuzione del 18,67 per cento, mentre Grosso riduce la produzione di oltre il 10 per cento.

Cambiamenti positivi si registrano anche in Cafasse, Fiano e San Carlo Canavese, dove la quantità di rifiuto indifferenziato scende progressivamente. In altri Comuni i risultati sono più contenuti o ancora in fase di consolidamento: Front registra un calo leggero, La Cassa rimane sostanzialmente stabile e Germagnano mostra un lieve aumento, segnale che in alcuni contesti sono necessari interventi di accompagnamento e sensibilizzazione più intensi.

Se la produzione di rifiuti diminuisce, la raccolta differenziata cresce in modo significativo. Nei Comuni dove la Tarip è ormai consolidata la percentuale media raggiunge l’80,5 per cento, con alcune realtà che sfiorano o superano l’85 per cento.

Tra le performance più alte spiccano San Francesco al Campo, con una raccolta differenziata dell’86,88 per cento, Givoletto con l’86,32 per cento, Nole con l’85,86 per cento e Vauda con oltre l’85 per cento. Anche Barbania, Villanova, Balangero, Mathi, San Maurizio, Robassomero, Ciriè e Lanzo registrano valori molto elevati, tutti superiori al 77 per cento.

Nei Comuni rimasti al sistema tradizionale la media si ferma al 69,57 per cento, con variazioni relativamente contenute rispetto all’anno precedente. Un caso interessante è quello di Vaie, che passerà alla Tarip nel 2026 e che già nel 2025 mostra un aumento della raccolta differenziata di oltre l’8 per cento.

Nelle zone montane, invece, la media resta più bassa, intorno al 58,4 per cento. Anche qui emergono però alcune eccezioni positive: Pessinetto supera il 66 per cento, mentre Coassolo arriva vicino al 68,5 per cento. Altri centri, come Lemie e Chialamberto, restano invece sotto la soglia del 55 per cento, evidenziando margini di miglioramento.

Guardando alla composizione dei rifiuti raccolti, emergono alcune tendenze interessanti. La frazione organica torna a crescere, segno di una maggiore attenzione nella separazione degli scarti alimentari. Anche il verde proveniente da giardini e manutenzione del territorio si mantiene su livelli elevati.

Continuano invece ad aumentare gli ingombranti, una categoria che negli ultimi anni registra una crescita costante. Al contrario, il vetro mostra una flessione sia nei quantitativi raccolti sia nei ricavi derivanti dal recupero del materiale, complice anche il rallentamento del mercato e il ritorno alla gestione del consorzio Coreve.

La carta registra un leggero recupero, mentre plastica e metalli evidenziano una diminuzione, in parte legata alla presenza di nuovi operatori autorizzati dalla Città Metropolitana di Torino che intervengono nel settore del recupero.

Nel complesso il sistema di raccolta del Cisa coinvolge ormai una platea sempre più ampia. Con l’ingresso dei nuovi Comuni nella tariffa puntuale, la popolazione servita da questo modello supera l’83 per cento del totale, pari a oltre 80 mila abitanti.

Il consorzio punta ora a completare l’estensione della Tarip anche nei territori che ancora utilizzano sistemi tradizionali, con l’obiettivo di consolidare i risultati raggiunti e migliorare ulteriormente la qualità della raccolta.

La sfida dei prossimi anni non riguarderà soltanto la quantità di rifiuti raccolti, ma soprattutto la loro valorizzazione. Tra le prospettive future rientrano lo sviluppo di centri del riuso, l’ampliamento delle ecostazioni e nuove politiche di recupero dei materiali.

L’obiettivo è trasformare i rifiuti da semplice scarto a risorsa, prolungando la vita degli oggetti e riducendo l’impatto ambientale complessivo. Un cambiamento che, numeri alla mano, nel territorio del Cisa sembra già aver preso una direzione precisa.

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