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Guerra in Medio Oriente, pieno più caro in Italia: la benzina sale e gli automobilisti pagano il conto

Dal Medio Oriente ai distributori italiani il passo è breve: in pochi giorni carburanti su fino al 6%. Consumatori ancora una volta in trappola

Guerra in Medio Oriente

Guerra in Medio Oriente, pieno più caro in Italia: la benzina sale e gli automobilisti pagano il conto

Basta una guerra dall’altra parte del mondo e il prezzo del carburante in Italia riparte come un razzo. È successo ancora. Dopo l’escalation del conflitto in Medio Oriente, tra tensioni nello stretto di Hormuz e timori sui mercati energetici, il risultato concreto per milioni di automobilisti italiani è uno solo: benzina e diesel sempre più cari. E il sospetto, sempre più diffuso, è che accanto alle dinamiche internazionali si infilino anche speculazioni difficili da controllare.

I numeri parlano chiaro. Secondo le rilevazioni di Quotidiano Energia, tra il 25 febbraio, quando i mercati erano ancora relativamente stabili, e il 5 marzo, con il conflitto già esploso, i prezzi dei carburanti sono aumentati in tutte le grandi città italiane analizzate: Milano, Roma, Napoli e Torino.

La benzina è salita tra il 3% e il 4%. A guidare la classifica dei rincari è Milano, con un aumento del 4,1%, seguita da Roma con +3,9%, Napoli con +3,3% e Torino con +3,1%.

Ancora peggio il diesel, che ha registrato rincari ancora più pesanti. In alcuni casi si sfiora il +6% in meno di dieci giorni. Roma segna il record con +5,9%, seguita da Milano +5,5%, Napoli +5,2% e Torino +4,9%.

Tradotto nella vita quotidiana degli italiani significa una cosa semplice: fare il pieno costa sempre di più. Oggi il prezzo medio nazionale della benzina è arrivato a 1,729 euro al litro, mentre il gasolio ha toccato 1,823 euro al litro. Ma dietro le medie si nasconde una realtà ben più pesante.

Secondo i dati dell’Osservatorio prezzi carburanti del Ministero delle Imprese, in alcuni distributori si sono già visti prezzi che sfiorano i 2,29 euro al litro per la benzina e addirittura 2,39 euro per il diesel. Non sono ancora la norma, ma bastano per riaccendere una domanda che torna ciclicamente: quanto c’è davvero di mercato e quanto invece di speculazione?

Non a caso il Garante per la sorveglianza dei prezzi ha convocato la Commissione di allerta rapida, proprio per monitorare eventuali anomalie. Un segnale chiaro che il rischio di aumenti ingiustificati è concreto.

Il problema è che quando scoppia una crisi internazionale i prezzi dei carburanti salgono immediatamente, mentre quando le tensioni si riducono scendono molto più lentamente. È un copione che si ripete da anni e che alimenta la frustrazione di cittadini e imprese.

Nel frattempo i prezzi risultano piuttosto allineati tra province e distributori, il che significa che trovare alternative più economiche è sempre più difficile. Tra le province più care per la benzina spicca Crotone, con una media di 1,791 euro al litro, seguita da Palermo e Nuoro. Tra le più economiche invece Teramo, Asti e Cagliari.

Per il diesel la situazione non cambia molto: ancora Crotone la provincia più cara, mentre tra le più convenienti figurano Catania, Teramo e Siracusa.

Il rischio, ora, è che la spirale dei rincari non si fermi qui. Con la guerra ancora in corso e le tensioni energetiche globali, il caro carburante potrebbe presto diventare l’ennesima emergenza economica per famiglie e imprese italiane. E mentre i prezzi salgono, la domanda resta sempre la stessa: chi controlla davvero il prezzo del pieno?

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