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La Voce degli animali
09 Marzo 2026 - 17:06
Dubai, l’altra faccia della crisi: cani e gatti abbandonati mentre gli stranieri lasciano la città (immagine di repertorio)
Quando una città vive giorni di tensione, le prime notizie parlano di voli cancellati, partenze improvvise, famiglie che fanno le valigie in fretta. Ma a Dubai, nelle settimane segnate dall’escalation militare in Medio Oriente e dagli attacchi con droni e missili nella regione, sta emergendo anche una storia meno visibile e profondamente dolorosa: quella degli animali domestici lasciati indietro.
Cani e gatti che fino a pochi giorni prima vivevano in casa, accuditi e parte della famiglia, stanno comparendo davanti alle cliniche veterinarie, nei rifugi o semplicemente per strada. Trasportini abbandonati davanti a una porta, guinzagli legati a un palo, animali lasciati nel deserto lungo le rotte di fuga verso l’Oman. Segni silenziosi di una crisi che, nel caos delle partenze, travolge anche chi non può scegliere.
Le associazioni di soccorso e i rifugi locali raccontano di un aumento improvviso delle richieste di aiuto. Strutture già spesso al limite della capienza si trovano ora ad affrontare una nuova ondata di animali da accogliere, mentre continuano ad arrivare messaggi di persone che stanno lasciando il Paese e cercano qualcuno disposto a prendersi cura dei loro animali. In molti casi, però, il tempo stringe e le soluzioni non si trovano.
La situazione è resa ancora più complicata dalle regole sanitarie e burocratiche per il trasporto degli animali all’estero. Portare un cane o un gatto in Europa o nel Regno Unito richiede vaccinazioni aggiornate, documenti e tempi tecnici che possono arrivare anche a tre settimane di attesa, soprattutto per il vaccino antirabbico. Un ostacolo enorme per chi deve partire in fretta.
Così accade che alcuni animali vengano lasciati nei rifugi, altri affidati a volontari nella speranza di un’adozione temporanea. Ma ci sono anche casi più drammatici: veterinari che si vedono arrivare richieste di eutanasia per animali perfettamente sani, semplicemente perché i proprietari non riescono a portarli con sé.
Il risultato è un sistema di soccorso sotto pressione. I volontari raccontano di decine di richieste al giorno, di animali trovati legati a recinzioni o lampioni, di cuccioli recuperati in condizioni difficili nel deserto. Episodi che mostrano il lato più fragile di una città abituata a muoversi rapidamente ma impreparata ad affrontare le conseguenze di una partenza di massa.
In mezzo a questa emergenza ci sono anche storie che parlano di resistenza e solidarietà. Trasportini lasciati con un biglietto, cucciolate salvate all’ultimo momento, rifugi che cercano di organizzare adozioni temporanee o reti di stallo per evitare che gli animali finiscano per strada.
Ma la sensazione diffusa tra chi lavora sul campo è che il peggio possa ancora arrivare. Con la graduale riapertura dei voli commerciali e migliaia di stranieri pronti a lasciare la città, i rifugi temono una nuova ondata di abbandoni.
Nel caos delle partenze, la guerra e la geopolitica restano lontane dagli occhi degli animali domestici. Per loro esiste solo una casa, una voce familiare, una porta che improvvisamente non si apre più. Ed è proprio in quel silenzio che si consuma il dramma più invisibile di questa crisi: quello di cani e gatti che non capiscono perché la loro famiglia sia scomparsa, diventando le vittime dimenticate di una fuga collettiva.
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Immagine di repertorio
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