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"In ospedale si muore dal caldo!". Finestre sigillate e più di 30 gradi nelle stanze: una paziente chiede aiuto

Dopo aver provato con il personale, con la direzione dell'ospedale e pure con il Comune, la donna ha chiamato il nostro giornale

"In ospedale si muore dal caldo!". Finestre sigillate e più di 30 gradi nelle stanze: una paziente chiede aiuto

Caldo soffocante, finestre che non si possono aprire e pazienti costretti a cercare un po’ d’aria scendendo all’ingresso dell’ospedale. Accade, secondo quanto riferito da alcuni degenti, nel reparto di riabilitazione al terzo piano dell’ospedale di Settimo Torinese, dove nelle ultime settimane diversi ricoverati lamentano condizioni difficili da sopportare durante la degenza.

A portare il caso all’attenzione del giornale è Tiziana Gabetti, 65 anni, residente a Settimo Torinese, ricoverata nel reparto dal 25 febbraio. Il suo racconto è quello di giornate trascorse tra sedute di fisioterapia e un problema che, a suo dire, riguarda non solo la sua stanza ma gran parte del reparto.

«Qui dentro non si respira», racconta. «Il caldo è soffocante e le finestre non si possono aprire».

Il motivo, secondo quanto riferito ai degenti dal personale sanitario, sarebbe legato a un episodio avvenuto in passato: una persona che si sarebbe gettata da una finestra dell’ospedale. Da allora, spiegano i pazienti, l’apertura delle finestre sarebbe rigidamente controllata.

«Le infermiere – racconta Gabetti – se devono aprire una finestra devono restare qui a controllarci. Non possono lasciarla aperta liberamente».

Il risultato, sostiene, è che le stanze restano spesso chiuse, mentre il riscaldamento continua a funzionare. Nella stanza 326, dove è ricoverata, la sensazione è quella di un caldo costante e pesante.

«Non abbiamo nemmeno un termometro per sapere quanti gradi ci siano – spiega – ma la percezione è chiarissima: qui dentro fa un caldo esagerato».

Un disagio che diventa ancora più pesante per chi si trova in ospedale proprio per recuperare energie e mobilità. «Io ho la pressione molto bassa e a volte mi sento male – racconta – e poi dovrei andare a fare fisioterapia. In queste condizioni diventa difficile».

La riabilitazione è un percorso che richiede sforzo fisico, costanza e partecipazione attiva. Ma quando l’aria diventa pesante e la temperatura sale, anche attività relativamente semplici possono diventare più faticose.

Secondo la sua testimonianza, il problema non riguarda solo lei. «Qui ci sono tante persone anziane – racconta – e molti, per respirare un po’ d’aria, scendono giù all’ingresso dell’ospedale. Qui sopra non si riesce a stare».

Un continuo via vai di pazienti che, tra una terapia e l’altra, cercano sollievo nei piani inferiori o all’esterno della struttura. «Molti si lamentano – aggiunge – e qualcuno ha iniziato ad avere mal di gola o tosse».

Secondo la sua testimonianza anche tra il personale sanitario il disagio sarebbe noto. «Medici e infermieri lo sanno benissimo – dice – e anche loro si lamentano».

Il sospetto, tra i degenti, è che il problema sia legato al sistema di riscaldamento centralizzato. «Il termostato credo sia centralizzato e non funziona – spiega – perché qui dentro la temperatura non si riesce a regolare».

Negli ultimi giorni la signora Gabetti ha cercato di segnalare la situazione. «Questa mattina sono andata in direzione per fare una segnalazione – racconta – ma non c’era nessuno che raccogliesse le lamentele».

Alla reception, riferisce, una dipendente avrebbe assicurato che la questione sarebbe stata riportata ai responsabili. «La signorina mi ha detto che avrebbe riferito, ma per ora non è cambiato nulla».

La donna ha provato anche a coinvolgere le istituzioni locali. «Ho telefonato anche in Comune – racconta – mi hanno detto che mi avrebbero richiamata. Era giovedì della settimana scorsa, ma non ho ancora ricevuto risposta».

Il problema, secondo quanto riferito dai pazienti, non riguarderebbe solo una stanza o un corridoio, ma diverse aree dell’ospedale. «Da quello che sentiamo dire – spiega – è una situazione che riguarda un po’ tutto l’ospedale».

Intanto i giorni passano tra fisioterapia, visite e terapie. Per Tiziana Gabetti il ricovero durerà ancora. «Io qui devo rimanere ancora tre settimane».

Un periodo lungo, soprattutto se trascorso in un ambiente dove – come lei stessa ripete – respirare diventa difficile.

Il tema tocca naturalmente un equilibrio delicato: da un lato la necessità di garantire la sicurezza dei pazienti, soprattutto nei reparti dove possono essere ricoverate persone fragili o in condizioni psicologiche delicate. Dall’altro resta però la questione della vivibilità degli ambienti ospedalieri, che dovrebbe essere parte integrante del percorso di cura.

Perché in un reparto di riabilitazione, dove i pazienti lavorano ogni giorno per recuperare forza e autonomia, anche l’aria che si respira può fare la differenza. E quando quell’aria diventa pesante, calda e immobile, la sensazione – raccontano i degenti – è che il percorso verso la guarigione diventi un po’ più difficile del previsto.

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