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09 Marzo 2026 - 15:26
Laghetto delle Betulle, arrivarci è un’impresa: via del Ghiaro nel degrado tra fango e detriti
Arrivare al Laghetto delle Betulle oggi significa affrontare una strada che assomiglia più a un sentiero dimenticato che a una via comunale. Via del Ghiaro, nel territorio di Brusasco, è ridotta a una pista di terra segnata da buche profonde, solchi pieni d’acqua e tratti di fango che rendono il passaggio complicato perfino a piedi. Ai lati, rovi, arbusti e rami invadono la carreggiata. La vegetazione cresce senza controllo e la manutenzione, di fatto, non si vede.
Le fotografie scattate lungo il percorso raccontano una realtà difficile da ignorare: pozzanghere larghe quanto la carreggiata, il fondo dissestato dai mezzi agricoli, erba alta e sterpaglie che chiudono il passaggio verso la fascia fluviale del Po. È questa la strada che porta al Laghetto delle Betulle, un piccolo lago privato immerso nella campagna, nato anni fa con l’idea di offrire un luogo tranquillo per la pesca sportiva e il tempo libero, già tappa in due occasioni della "Mangialonga".
Oggi però il problema principale non è il lago, ma tutto ciò che c’è attorno.
La strada comunale che dovrebbe garantire l’accesso all’area appare da tempo priva di manutenzione strutturale. Chi prova a raggiungere la zona si trova davanti un percorso sempre più difficile, soprattutto dopo le piogge. Il fango si accumula nei punti più bassi, l’acqua ristagna nelle buche e la vegetazione restringe ulteriormente il passaggio.
Ma non è l’unico elemento critico.
A peggiorare la situazione sono i detriti ancora presenti nel piccolo rio che scorre accanto alla strada, uno dei canali minori collegati al sistema del Trincavena e alla rete idraulica che sfocia verso il Po. Tra i rami e le radici si vedono tronchi accatastati, pezzi di legno, plastica e materiali vari. Oggetti trascinati a valle durante l’alluvione del 17 aprile 2025, quando il Rio Trincavena esondò causando danni pesantissimi nel paese.
In quei giorni l’acqua invase le case di via Cadacorte e via Piave, superando il metro nei piani interrati. Garage e abitazioni vennero sommersi, auto trascinate via, recinzioni distrutte. Il giorno dopo, tra fango e macerie, il sindaco Giulio Bosso spiegò che una piena di quelle dimensioni “a memoria d’uomo non si ricordava”.
Quell’ondata di acqua e detriti ha lasciato segni anche lontano dal centro abitato.
Oggi, lungo il rio vicino al Laghetto delle Betulle, si vedono ancora rami incastrati tra le sponde, cumuli di legname e rifiuti rimasti intrappolati nella vegetazione. In alcuni punti il materiale forma vere e proprie barriere improvvisate nel corso d’acqua. Accanto al legname spuntano plastica, cassette, frammenti di oggetti trascinati dalla piena.
Una parte di quei detriti non è mai stata rimossa.
Il risultato è un paesaggio che alterna natura e abbandono: campi coltivati poco più in là, ma lungo il rio e nella fascia boscata restano segni evidenti di ciò che l’alluvione ha portato con sé.
Eppure il problema dell’accessibilità non è nato con l’alluvione.
Già nell’ottobre del 2020 si denunciava lo stato di via del Ghiaro e dell’area fluviale del Po in questo tratto di Brusasco. La strada veniva descritta come dissestata, invasa dalla vegetazione e priva di manutenzione. Addentrarsi tra gli alberi era già allora “un’impresa”, con percorsi chiusi dall’erba alta e dalle piante cresciute senza controllo.
Cinque anni dopo, poco sembra cambiato.
Anzi, l’alluvione ha aggravato una situazione che era già fragile. La strada resta difficilmente percorribile e il rio continua a trattenere parte dei detriti trascinati dalla piena.
Il paradosso è evidente: la fascia fluviale del Po viene spesso indicata come una risorsa naturalistica e turistica per il territorio. Ma in alcuni tratti, come quello che conduce al Laghetto delle Betulle, l’immagine che emerge è quella di un’area lasciata lentamente all’incuria.
E la domanda resta sospesa, tra il fango della strada e i rami accumulati nel rio: chi deve occuparsi della manutenzione di via del Ghiaro e della pulizia di questo tratto di territorio?
Perché, se nessuno interviene, il rischio è che quel pezzo di campagna finisca per scomparire dietro rovi, detriti e silenzio.





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