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La Voce degli Animali
05 Marzo 2026 - 16:32
Animali in gabbia, l’Europa davanti ai giudici
Trecento milioni di animali allevati in gabbia ogni anno nell’Unione europea e una promessa politica rimasta sulla carta. È su questo terreno che si gioca la battaglia arrivata oggi, 5 marzo, davanti alla Corte di Giustizia dell’UE, dove si è tenuta l’udienza sul ricorso contro la Commissione europea accusata di non aver presentato la proposta legislativa promessa per vietare l’uso delle gabbie negli allevamenti.
Fuori dal tribunale di Lussemburgo, la scena è quella di una mobilitazione internazionale. Attivisti e associazioni per la protezione degli animali provenienti da diversi Paesi europei si sono radunati per chiedere maggiore tutela per gli animali e rispetto degli strumenti della democrazia partecipativa. Il caso nasce infatti dall’Iniziativa dei cittadini europei End the Cage Age, sottoscritta da oltre 1,4 milioni di cittadini e sostenuta da una coalizione di 170 associazioni coordinate da Compassion in World Farming (CIWF).

Un risultato che aveva spinto la Commissione europea, nel 2021, ad assumere un impegno preciso: presentare entro il 2023 una proposta legislativa per vietare l’uso delle gabbie negli allevamenti. Un impegno che, secondo i promotori dell’iniziativa, è rimasto finora disatteso.
Nel corso della lunga udienza, gli avvocati che rappresentano il Comitato dei cittadini promotori dell’iniziativa, sostenuto da CIWF, insieme alle tre associazioni ammesse a intervenire – Eurogroup for Animals, Animal Equality e LAV – hanno presentato alla Corte le prove a sostegno della causa dei milioni di animali che continuano a vivere in gabbia negli allevamenti europei.
I ricorrenti hanno ribadito che la Commissione è tenuta, in virtù dell’impegno assunto nel 2021, a definire e presentare una tempistica chiara per le proposte legislative volte a vietare l’uso delle gabbie in tutti gli allevamenti. Inoltre hanno chiesto accesso al dossier della Commissione relativo all’iniziativa End the Cage Age.
Durante l’udienza la Camera composta da cinque giudici ha rivolto diverse domande ai ricorrenti e alle associazioni intervenute, affrontando il tema dell’interpretazione giuridica delle Iniziative dei cittadini europei e interrogando i rappresentanti della Commissione sui motivi che hanno impedito la presentazione di una tempistica legislativa.
Le associazioni per la protezione degli animali hanno difeso la propria posizione sostenendo che l’impegno assunto dall’esecutivo europeo è giuridicamente vincolante e che la Commissione dovrebbe ora indicare con chiarezza quando intende presentare la proposta per abolire le gabbie negli allevamenti.
Il ricorso, presentato nel marzo 2024 dal Comitato promotore dell’iniziativa e guidato da CIWF, rappresenta un precedente senza precedenti nella storia dell’Unione europea: è la prima volta che la Commissione viene chiamata a rispondere davanti alla Corte per non aver dato seguito a un impegno assunto in risposta a un’Iniziativa dei cittadini europei.
Dopo l’udienza, la portavoce del Comitato promotore e direttrice di CIWF Italia, Annamaria Pisapia, ha sottolineato la portata del procedimento: «La sentenza su questo ricorso non è fondamentale solo per la protezione degli animali allevati - e in particolare per i 300 milioni di animali che ancora soffrono in gabbia in Europa ogni anno - ma anche per la democrazia. È la prima volta che la Commissione viene chiamata a rispondere per non aver dato seguito a un impegno assunto in risposta a un’Iniziativa dei cittadini europei».
Pisapia ha anche evidenziato l’attenzione dimostrata dai giudici durante l’udienza: «L’udienza di oggi ci dimostra che la Corte ha preso la questione con estrema serietà. Il ricorso è stato affidato a una Camera composta da un numero più elevato di giudici, che si sono dimostrati coinvolti e hanno rivolto ai nostri avvocati domande molto pertinenti».
Dalla coalizione italiana End the Cage Age arriva la richiesta che la Corte imponga alla Commissione un calendario preciso: «Speriamo che la Corte riconosca che la Commissione ha il dovere di pubblicare una nuova tempistica chiara e trasparente per la presentazione delle proposte. Per il bene degli animali che da troppo tempo ormai aspettano risposte, ma anche della fiducia dei cittadini nella democrazia partecipata».
Fuori dalla Corte di Giustizia dell’UE, intanto, la mobilitazione delle associazioni continua. Tra le organizzazioni presenti alla manifestazione figuravano Animal Equality, Animal Law Italia, CIWF Italia, LNDC Animal Protection e LAV, riunite per portare la voce degli animali e dei cittadini che chiedono la fine dell’allevamento in gabbia e per sollecitare la Commissione europea ad agire con maggiore ambizione e rapidità.
Secondo i dati citati dalle associazioni, anche la consultazione pubblica dell’Unione europea dello scorso autunno ha mostrato un sostegno molto ampio tra i cittadini alla fine delle gabbie negli allevamenti. La quasi totalità delle oltre 190.000 persone che hanno partecipato alla consultazione ha indicato come “importante” o “molto importante” l’eliminazione graduale delle gabbie per tutte le specie. Anche molte aziende del settore hanno espresso apertura al cambiamento: il 54% e il 46% si sono dichiarate favorevoli a eliminarle rispettivamente per galline e scrofe.
Le associazioni animaliste sostengono inoltre che la crudeltà delle gabbie è riconosciuta anche dalla ricerca scientifica e dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare, motivo per cui chiedono che questo sistema di allevamento venga definitivamente superato.
La battaglia legale ora passa nelle mani dei giudici europei, mentre gli attivisti promettono di continuare la mobilitazione. L’obiettivo dichiarato resta uno: porre fine all’era delle gabbie negli allevamenti europei.
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