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05 Marzo 2026 - 18:20
Strada San Mauro, la voragine si riapre tre giorni dopo il ripristino: cittadini furiosi
Neanche il tempo di rimuovere le transenne che la voragine di strada San Mauro torna a far parlare di sé. A pochi giorni dal ripristino provvisorio effettuato da SMAT, l’asfalto posato sopra il cedimento al civico 220, nel quartiere torinese Bertolla, sta già dando segni di cedimento. E la buca, che per oltre due mesi aveva creato disagi alla viabilità, si sta nuovamente riaprendo.
A segnalare il problema sono stati gli stessi cittadini e residenti della zona, che nella giornata di giovedì 5 marzo hanno denunciato come il tratto sistemato appena tre giorni prima stia già mostrando avvallamenti e nuove crepe, segno evidente che il problema sotto la carreggiata potrebbe essere tutt’altro che risolto.
La vicenda era sembrata avviarsi verso una soluzione lunedì 2 marzo, quando dopo oltre due mesi di attesa SMAT era intervenuta per chiudere il cratere comparso il 28 dicembre. Un intervento definito sin dall’inizio provvisorio, ma che aveva comunque permesso la riapertura completa della strada e la rimozione delle transenne che per settimane avevano ristretto la carreggiata su una delle arterie più trafficate dell’area nord di Torino.
Strada San Mauro, infatti collega Bertolla con Torino, San Mauro Torinese, la zona industriale di Pescarito e Settimo Torinese, ed è percorsa quotidianamente anche da diverse linee del trasporto pubblico, tra cui l’8, il 20 e il 92 barrato.
Per questo il cedimento aveva creato traffico congestionato, rallentamenti e rischi concreti per la sicurezza, soprattutto nelle ore serali.

La situazione attuale
Il problema, però, non è mai stato soltanto la buca. Fin dai primi giorni il vero nodo è stato capire chi dovesse intervenire. Dopo settimane di verifiche tecniche era emersa l’ipotesi che il cedimento fosse riconducibile a un’infrastruttura privata, circostanza che aveva portato all’emissione di un’ordinanza nei confronti del soggetto ritenuto responsabile. Un passaggio amministrativo che aveva inevitabilmente allungato i tempi mentre la strada restava parzialmente sventrata.
Il ripristino provvisorio di lunedì aveva quindi rappresentato una sorta di soluzione tampone per restituire almeno la percorribilità alla strada. Ma quanto accaduto nelle ultime ore rischia di trasformare quell’intervento in una toppa destinata a durare pochissimo.
Le segnalazioni arrivate dai cittadini parlano di asfalto che si abbassa e si crepa, con il timore concreto che sotto la carreggiata il vuoto non sia stato realmente colmato. Se il fondo continua a cedere, il rischio è che la voragine torni ad aprirsi proprio nello stesso punto dove per settimane sono rimaste le transenne.
E qui la domanda diventa inevitabile: che senso ha chiudere una buca senza aver prima risolto il problema che l’ha generata? Se il cedimento è legato a un’infrastruttura privata o a un problema nel sottosuolo, un semplice riempimento temporaneo non può rappresentare una soluzione.
Nel frattempo, i residenti osservano la scena con crescente irritazione. Dopo oltre due mesi di attesa, rallentamenti e rimpalli di responsabilità, la prospettiva di tornare al punto di partenza rischia di trasformare la vicenda in un simbolo di quella gestione delle emergenze urbane fatta di interventi provvisori, soluzioni tampone e tempi che si dilatano.
Nei prossimi giorni era già previsto un sopralluogo tecnico con i soggetti privati coinvolti per chiarire definitivamente le responsabilità e definire un intervento strutturale. Ora, però, la situazione potrebbe richiedere un nuovo intervento urgente, prima che la strada torni a trasformarsi nel cratere che per settimane ha paralizzato una delle arterie più importanti della zona nord.
Per Bertolla la sensazione è quella di una storia già vista: si chiude una buca, si tolgono le transenne, si tira un sospiro di sollievo. Poi bastano pochi giorni perché l’asfalto ricominci a cedere e tutto torni esattamente come prima. Con una differenza: la pazienza dei cittadini, questa volta, sembra essersi consumata molto più in fretta.
Prima e dopo il ripristino temporaneo del 2 marzo
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