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05 Marzo 2026 - 11:31
Il supermercato chiude in una settimana e lascia dodici lavoratori senza futuro: sciopero davanti al Carrefour
La saracinesca abbassata da giorni, le luci spente dietro le vetrine e un cartello che annuncia la chiusura. Davanti all’ingresso del Carrefour Market di via Saluzzo 96-98, a Pinerolo, venerdì mattina torneranno a riunirsi lavoratori, sindacati e cittadini. Non per fare la spesa, ma per protestare. Dalle 10 alle 13 del 6 marzo 2026 è stato proclamato uno sciopero con presidio davanti al punto vendita, chiuso all’improvviso il 27 febbraio scorso.
Al centro della mobilitazione c’è la sorte di dodici dipendenti, rimasti senza lavoro dopo una decisione che ha colto tutti di sorpresa. La chiusura del supermercato è stata comunicata ai lavoratori soltanto pochi giorni prima della serrata definitiva, senza un confronto preventivo e senza indicazioni concrete su possibili ricollocamenti.
A promuovere lo sciopero sono Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil Torino, le tre principali organizzazioni sindacali del settore commercio. Accanto a loro ci saranno le lavoratrici e i lavoratori del negozio, ma anche cittadini e clienti abituali che nei giorni scorsi hanno espresso solidarietà verso il personale rimasto improvvisamente senza prospettive.
La vicenda di Pinerolo non rappresenta un episodio isolato. Si inserisce in una fase particolarmente delicata per la rete italiana di Carrefour, attraversata da mesi da un processo di riorganizzazione che sta generando preoccupazioni in molte città.
Negli ultimi anni il colosso francese della grande distribuzione ha progressivamente ridimensionato la propria presenza nel mercato italiano, fino alla recente acquisizione della rete da parte del gruppo New Princes, guidato dall’imprenditore Angelo Mastrolia. Il passaggio di proprietà ha aperto una nuova fase, ma anche una lunga serie di interrogativi sul destino di numerosi punti vendita considerati economicamente poco sostenibili.
Proprio in questo contesto si colloca la chiusura del supermercato di Pinerolo, una decisione che ha colpito una realtà commerciale radicata nel territorio e frequentata da molti residenti del quartiere.

La comunicazione ufficiale della chiusura è arrivata la mattina del 20 febbraio, quando i dipendenti sono stati informati che il punto vendita avrebbe cessato l’attività nel giro di una settimana. Il 27 febbraio le porte del supermercato si sono definitivamente chiuse, lasciando senza lavoro dodici persone che da anni lavoravano nel negozio.
La rapidità della decisione ha alimentato malumori e proteste, soprattutto perché non sono state fornite indicazioni chiare sul futuro occupazionale del personale. Molti dei dipendenti lavoravano con contratti part-time involontari, una condizione diffusa nel settore della grande distribuzione, che rende ancora più fragile la posizione dei lavoratori coinvolti.
Alla chiusura del punto vendita si è aggiunta un’ulteriore questione che ha fatto esplodere il confronto tra azienda e sindacati: la richiesta di cassa integrazione in deroga per cessazione attività, prevista dalla Legge di Bilancio 2026.
Secondo le organizzazioni sindacali, la misura sarebbe stata utilizzata in modo improprio. Nel caso di Pinerolo, infatti, non si tratta della chiusura dell’intera rete aziendale, ma della serrata selettiva di un singolo punto vendita. In una rete di supermercati distribuiti su tutto il territorio nazionale, sostengono i rappresentanti dei lavoratori, dovrebbe essere possibile individuare soluzioni di ricollocamento per un numero limitato di dipendenti.
La richiesta di cassa integrazione pone inoltre un problema pratico per i lavoratori coinvolti. In questo caso non è prevista l’anticipazione dello stipendio da parte dell’azienda: i dipendenti devono attendere i tempi di erogazione dell’Inps, che in media superano i due mesi. Un’attesa che per molte famiglie può diventare un problema concreto.
La protesta di venerdì vuole quindi riportare al centro dell’attenzione pubblica la vicenda del supermercato di via Saluzzo e, più in generale, la situazione occupazionale nella grande distribuzione organizzata.
Il presidio davanti al negozio chiuso rappresenterà un momento di mobilitazione ma anche di riflessione su un fenomeno che riguarda l’intero settore. Negli ultimi anni la grande distribuzione ha attraversato trasformazioni profonde, tra cambiamenti nei modelli di consumo, crescita dell’e-commerce e strategie aziendali sempre più orientate alla razionalizzazione dei costi.
In questo scenario, la chiusura di un punto vendita non rappresenta soltanto una questione economica, ma ha ricadute dirette sulla vita delle persone coinvolte. Dietro ogni contratto di lavoro ci sono storie individuali, famiglie, progetti costruiti nel tempo attorno a un’occupazione che improvvisamente può venire meno.
Il caso di Pinerolo ha suscitato attenzione anche tra i cittadini del quartiere. Molti clienti abituali del supermercato hanno manifestato vicinanza ai dipendenti, ricordando il ruolo che il punto vendita aveva nella vita quotidiana della zona.
Per anni il Carrefour Market di via Saluzzo ha rappresentato un punto di riferimento per la spesa di molte famiglie. La chiusura improvvisa lascia un vuoto non soltanto occupazionale ma anche sociale, in un quartiere dove i negozi di prossimità continuano a svolgere una funzione importante.
La vicenda solleva anche interrogativi più ampi sul futuro della grande distribuzione in Italia. L’uscita del gruppo francese dal mercato nazionale e il passaggio della rete a un nuovo proprietario aprono una fase di ristrutturazione che potrebbe avere effetti su numerosi punti vendita.
Per il momento non esiste un quadro definitivo delle strategie future, ma la chiusura di Pinerolo viene letta da molti osservatori come un segnale delle difficoltà che il settore sta attraversando.
In attesa di sviluppi, il presidio di venerdì rappresenterà un momento simbolico ma significativo. Davanti alle vetrine vuote del supermercato chiuso, lavoratori e sindacati torneranno a chiedere risposte su una vicenda che in pochi giorni ha cambiato la vita di dodici persone.
La protesta vuole anche lanciare un messaggio più ampio: quello che accade in un punto vendita di provincia può diventare il riflesso di dinamiche che riguardano l’intero sistema della distribuzione commerciale.
Pinerolo diventa così il punto di partenza di una mobilitazione che guarda oltre i confini della città. Perché la chiusura di un supermercato non è soltanto una questione aziendale, ma un segnale di trasformazioni profonde nel mondo del lavoro e nell’economia dei territori.
E dietro la saracinesca abbassata di via Saluzzo restano soprattutto le storie di chi, fino a pochi giorni fa, lavorava tra quegli scaffali e oggi si trova a fare i conti con un futuro improvvisamente incerto.
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