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Parcheggio di via Di Vittorio. Dagli alberi alla siepe: cala il sipario sul “teatro” di Chiantore. Solo una multa della forestale

Sedici piante tagliate, diffide dei vicini, intervento del sindaco a motoseghe ferme e una multa da mille euro. Alla fine, al posto degli alberi, resta una siepe

Parcheggio di via Di Vittorio. Dagli alberi alla siepe: cala il sipario sul “teatro” di Chiantore. Solo una multa della forestale

Qualcuno se lo ricorda ancora il sindaco Matteo Chiantore pronto a sguainare ordinanze e sentenze contro l’abbattimento degli alberi del parcheggio di via Di Vittorio. Succedeva solo pochi mesi fa, nel settembre del 2025.

In sintesi. Sedici alberi abbattuti, tredici dal proprietario e tre dalla Forestale, ordinanze che arrivano a giochi fatti, lettere che dicono prima una cosa e poi l’opposto, e il sindaco Matteo Chiantore che si precipita di gran carriera a sospendere i lavori quando la motosega aveva già fatto quel che era stata incaricata di fare. 

E poi le dichiarazioni a beneficio di giornali e cittadini. “Ne metteranno di nuovi!”. S’intende di alberi. Lì al confine con l’altra proprietà…. Sicuro come l’oracolo di Delfi. Impetuoso come una marea. Deciso come un Don Chisciotte qualsiasi. Insomma un Chiantore che faceva Chiantore, come a teatro, che è poi il ruolo che gli riesce meglio…

parcheggio

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parcehggio

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 “Cose da pazzi” gli avevano risposto, a tono, i diretti interessati, codice civile alla mano. “Di alberi al confine non se ne possono mettere più…”.

Insomma, com’è finita è presto detta? Alla fine si sono messi d’accordo e al posto degli alberi è arrivata una siepe… Sì: una siepe.... Zitta zitta, quatta quatta... Magra consolazione.

La vicenda - per la cronaca ma non solo per quella - comincia a maggio, quando dal municipio parte una comunicazione ufficiale. Firma il geometra Davide Luciani, responsabile dell’Area tecnica. Il tono è tipico delle norme urbanistiche: si cita l’articolo 6 del DPR 380/01 sull’edilizia libera, si ricordano le prescrizioni del Piano regolatore, si prescrive la conservazione degli alberi esistenti o la loro sostituzione con altri della stessa specie, alti almeno quattro metri. Il messaggio, in sostanza, è che i lavori possono anche andare avanti, purché rispettino regole e regolamenti. Un via libera, seppur condizionato, che il proprietario interpreta come semaforo verde per risolvere il problema del parcheggio.

Il problema infatti non era banale. Dodici alberi si trovavano a ridosso del confine, con le radici che spaccavano la pavimentazione e le foglie che invadevano tetti e grondaie delle proprietà vicine. Non solo fastidi: i confinanti avevano inviato diffide formali, chiedendo la messa in pristino. E Valter Martinetti, legale rappresentante di Genco proprietaria del parcheggio, si trovava stretto tra due fuochi: da una parte le pressioni dei vicini, dall’altra i vincoli del Comune. La decisione è quella di intervenire, affidando i lavori a un’impresa boschiva, con la convinzione di muoversi all’interno della legalità.

Il cantiere si apre, le motoseghe fanno il loro lavoro. Sedici alberi vengono abbattuti, tre dei quali dalla Forestale per motivi di sicurezza. La superficie viene scarificata per oltre 500 metri quadrati, il materiale legnoso accatastato. Quando lo viene a sapere il sindaco Matteo Chiantore corre sul posto per fermare tutto: ma trova i ceppi già a terra e gli operai fermi.

Solo poche ore dopo arriva la formalizzazione. E' l’11 settembre. L’Area tecnica emette l’ordinanza dirigenziale n. 116 che dispone la sospensione immediata dei lavori, perché eseguiti “in difformità dalle norme urbanistiche e senza autorizzazione ai sensi del Regolamento del Verde”, e vieta di proseguire anche con le manutenzioni ordinarie fino a nuovo provvedimento. In pratica, si sospende ciò che resta: il ripristino dell’area (sistemazione della pavimentazione) e la piantumazione dei quattro nuovi alberi alti almeno quattro metri di altezza.

«Dodici di quelle piante erano sul confine - commentava con tono seccato Martinetti - I vicini mi avevano diffidato. Dovevo abbatterle, stavano provocando seri problemi: sia per le foglie sul tetto, sia perché stavano spaccando la pavimentazione. A tre metri dal confine non possono essere rimpiazzate. Rimpiazzerò le altre quattro, tre delle quali abbattute dalla Forestale e una da me perché era pericolante. Non so che dire. Vogliono farmi una multa, me la facciano. Hanno bloccato l’impresa che stava facendo il ripristino e quella ha un costo…».

E qui sta il nodo più chiaro di tutta la vicenda: una volta abbattuti, quegli alberi sul confine non potevano essere sostituiti. Lo impone l’articolo 892 del Codice civile, che stabilisce le distanze minime per le piantumazioni: tre metri dal confine per alberi di alto fusto. Potranno esserne ripiantati solo quattro consentiti, e niente di più.

Nella lettera, Martinetti ricordava che già nel 2023 aveva sollevato un reclamo sulle norme del Piano regolatore, proprio riguardo al vincolo delle alberature sul parcheggio.

Aggiungeva che le foto dimostravano chiaramente la radicazione superficiale e il rischio concreto di caduta verso proprietà private, quindi il dovere di intervenire per ragioni di sicurezza e per evitare cause legali. E sottolineava che, pur disponibile a sospendere ulteriori tagli, non intendeva bloccare le attività di pulizia e messa in pristino dell’area, perché gli accordi con conduttori e utilizzatori del parcheggio glielo impedivano.

Il risultato?. Le piante non ci sono più. Il Comune ha informato la Forestale che a sua volta haa applicato una sanzione… molto piccola, nell’ordina di un migliaio di euro. Fine del film. Insomma il sindaco e il Comune erano arrivati troppo tardi e  non possono ordinare quello che non si può più ordinare. "Multa o non multa -  stigmatizzava Martinetti - Mi sento dalla parte della ragione....".

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piante

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Valter Martinetti, l’ingegnere che sognava una Coop

Chi è Valter Martinetti? Un nome che a Ivrea si lega indissolubilmente a un progetto ambizioso e mai realizzato: quello del superstore NovaCoop davanti alla stazione ferroviaria. Ingegnere, imprenditore e amministratore unico della società Genco S.r.l., Martinetti ha dedicato anni e risorse a un piano di riqualificazione urbana che avrebbe dovuto cambiare il volto di una parte delicata della città, fra corso Nigra, via Di Vittorio e via Jervis.

Il progetto nasceva con grandi promesse: un investimento da circa 14 milioni di euro, la creazione di 80 nuovi posti di lavoro, la costruzione di un supermercato di oltre duemila metri quadrati accompagnato da magazzini, parcheggi, aree verdi, piste ciclabili e passaggi pedonali. Non un semplice centro commerciale, ma, nelle intenzioni, un tassello di rigenerazione capace di portare vita e servizi in una zona considerata da anni marginale e segnata dal degrado.

Martinetti, attraverso la sua società, aveva acquisito aree come la storica Casa Molinario e i fabbricati Pauna, immaginando di ridare respiro a un quartiere segnato dal tempo. Ma se i progetti sulla carta erano convincenti, la realtà si è dimostrata ben più complessa. A bloccare il percorso sono stati i vincoli urbanistici e paesaggistici: quell’area infatti ricade nella cosiddetta core zone e buffer zone del sito UNESCO Ivrea città industriale del XX secolo, e il piano regolatore vigente non consentiva l’insediamento di una grande struttura di vendita in quella parte della città.

Da lì, un susseguirsi di ricorsi, lettere aperte e battaglie legali. Genco S.r.l. non si è arresa facilmente: ha presentato varianti urbanistiche semplificate, proposto l’inserimento del progetto nella variante generale, chiamato in causa il TAR contro i dinieghi dell’amministrazione comunale a quei tempi legata al sindaco Stefano Sertoli. Ma le sentenze non gli hanno dato ragione. Nel 2020 arriva la doccia fredda e il "no" al progetto del Tribunale Amministrativo Regionale.

Martinetti è diventato, suo malgrado, un protagonista delle cronache urbanistiche locali. Ieri con la Coop, oggi con il parcheggio di sua proprietà in via Di Vittorio.

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