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Nocciole in Piemonte, raccolti fino al -70%: la crisi arriva in Regione

Tra le cause cambiamento climatico e parassiti

Nocciole

Nocciole in Piemonte, raccolti fino al -70%: la crisi arriva in Regione (foto di repertorio)

Una crisi che non ha precedenti recenti e che colpisce una delle produzioni simbolo dell’agricoltura piemontese. La filiera delle nocciole in Piemonte registra un crollo produttivo che in alcune aree arriva fino al -70% del raccolto, un dato che ha portato il tema direttamente all’attenzione del Consiglio regionale.

Durante il question time a Palazzo Lascaris, la consigliera Vittoria Nallo (Sue) ha chiesto alla giunta guidata da Alberto Cirio un intervento urgente per sostenere un comparto considerato strategico per l’economia regionale.

Secondo Nallo la situazione richiede una risposta immediata e coordinata. La nocciola piemontese, infatti, non rappresenta soltanto una coltivazione diffusa sul territorio, ma un’eccellenza agricola riconosciuta a livello internazionale.

Il Piemonte è il cuore della produzione italiana. La regione concentra circa il 32% delle imprese nazionali del settore e conta oltre 27mila ettari di noccioleti, distribuiti soprattutto tra Langhe, Roero e Monferrato, territori storicamente vocati alla coltivazione della Tonda Gentile, varietà pregiata tutelata dall’Indicazione geografica protetta.

Il crollo dei raccolti ha diverse cause. Tra i fattori principali ci sono gli effetti del cambiamento climatico, la diffusione di parassiti e l’invecchiamento di molti impianti agricoli.

In alcune zone i noccioleti superano i settanta anni di età, una condizione che rende le piante più vulnerabili agli stress climatici e agli attacchi fitosanitari. Dove gli impianti sono più recenti, invece, il calo della produzione risulta meno marcato.

A rispondere all’interpellanza è stato l’assessore regionale all’Agricoltura Gian Luca Vignale, che ha annunciato il finanziamento del progetto di ricerca “Tonda Gentile Produttiva”, promosso dalla fondazione Agrion, impegnata nello sviluppo e nell’innovazione dell’agricoltura piemontese.

Il progetto punta a fornire strumenti concreti alle aziende agricole per affrontare le nuove sfide produttive, a partire dal miglioramento delle tecniche colturali e dalla gestione dei cambiamenti climatici.

Nel 2025 la Regione Piemonte ha già stanziato 250mila euro per sostenere l’iniziativa. Il progetto sarà rifinanziato nel corso del 2026 con una seconda tranche di ulteriori 250mila euro.

Parallelamente la Regione sta valutando la possibilità di candidare nuove iniziative all’interno del programma europeo Horizon Europe, il principale strumento dell’Unione europea per finanziare ricerca e innovazione.

Al momento non sono previste misure specifiche per sostenere il reimpianto dei noccioleti più vecchi, ma l’ipotesi allo studio è quella di proporre a Bruxelles, attraverso lo Stato italiano, interventi mirati per la corilicoltura, il settore agricolo dedicato alla coltivazione delle nocciole.

La sfida, ora, è proteggere una filiera che rappresenta una parte fondamentale dell’economia agricola piemontese e uno dei simboli della qualità agroalimentare italiana nel mondo.

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