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03 Marzo 2026 - 19:02
Ottant’anni dopo quel primo voto che cambiò il volto della Repubblica, Cirié sceglie di guardare dentro la propria storia amministrativa e di farlo partendo dai nomi, dalle presenze, dai volti delle donne che hanno attraversato i banchi del Consiglio comunale. Non una celebrazione astratta, ma un lavoro di memoria civile che mette al centro il territorio.
Il titolo è netto, quasi notarile: “Donne a Palazzo D’Oria. 1946 – 2026”. Dentro quelle date si condensa un passaggio epocale: dal 1946, anno in cui alle italiane fu riconosciuto il diritto di voto attivo e passivo, fino a oggi. Ottant’anni di cittadinanza politica femminile che la Città di Cirié ha deciso di ripercorrere dedicando la serata clou della Giornata Internazionale della Donna proprio alle donne ciriacesi elette a Palazzo D’Oria negli ultimi otto decenni.
L’appuntamento è fissato per martedì 10 marzo, alle 20.45, nella Sala Consiliare di Palazzo D’Oria, con ingresso da via Dante. Un luogo che non è solo cornice istituzionale, ma spazio simbolico: lì si sono sedimentate decisioni, conflitti, scelte che hanno inciso sulla vita quotidiana della città. E lì verranno ricordate tutte le donne che, dal 1946 a oggi, si sono candidate alle elezioni amministrative a Cirié e sono state elette, sedendo sui banchi dell’assemblea cittadina.
Da anni l’8 marzo a Cirié non si esaurisce in un gesto formale, ma si traduce in un programma articolato di appuntamenti aperti alla cittadinanza, con l’obiettivo di riconoscere il contributo delle donne alla comunità locale, a partire dalle esperienze e dalle storie del territorio. Le iniziative sono a partecipazione libera e si propongono come spazi di approfondimento e confronto sul significato contemporaneo della parità e delle opportunità.
Quest’anno, tuttavia, il taglio è diverso. L’ottantesimo anniversario del voto femminile impone uno sguardo storico più ampio: non solo testimonianze o racconti, ma un bilancio civile. La serata del 10 marzo sarà l’occasione per ricordare il contesto in cui venne introdotto il suffragio universale e per riflettere sulle conseguenze di quel cambiamento di portata storica. Proiezioni e riflessioni accompagneranno il percorso, intervallate dall’intervento del quartetto vocale Moon Phases, che proporrà brani attraverso i decenni, dal ’46 a oggi. La memoria, dunque, non come esercizio retorico, ma come narrazione che attraversa linguaggi diversi.
Il manifesto dell’iniziativa sintetizza lo spirito dell’evento: ad 80 anni dal primo voto femminile, una serata dedicata alle donne elette a Cirié. Parole che riportano il discorso su un piano concreto: l’impegno, la responsabilità amministrativa, la continuità istituzionale.
Il significato politico dell’operazione è esplicitato dal sindaco Loredana Devietti Goggia: l’8 marzo non è soltanto una ricorrenza simbolica ma un momento di consapevolezza collettiva. A ottant’anni dall’introduzione del voto alle donne nel nostro Paese, la scelta è quella di rendere omaggio a tutte le ciriacesi che, dal 1946 a oggi, hanno assunto responsabilità amministrative mettendosi al servizio della comunità. La memoria dei nomi e dei percorsi individuali diventa così riconoscimento di un processo collettivo di crescita della città.
Nel discorso del primo cittadino si coglie anche una linea prospettica: l’anniversario deve essere uno stimolo per le nuove generazioni, affinché la presenza femminile nella vita pubblica non sia un’eccezione ma una componente naturale della democrazia. La parità non è un obiettivo già raggiunto, ma un processo che richiede responsabilità condivisa da parte delle istituzioni e dell’intera comunità.
L’iniziativa del 10 marzo si inserisce in un percorso più ampio che proseguirà durante l’anno con appuntamenti dedicati alla partecipazione femminile alla vita politica attiva, soprattutto per le più giovani. Tra questi, una mostra dedicata agli ottant’anni dal primo voto delle donne, prodotta dalla Città metropolitana di Torino e prevista per aprile. Un modo per collegare la dimensione locale a quella metropolitana e nazionale, ricordando che la conquista del voto fu insieme evento politico e trasformazione culturale.
Il calendario dell’8 marzo si completa con altri due appuntamenti, che ampliano lo sguardo oltre i confini cittadini: un incontro promosso da Amnesty International sul tema delle donne, delle minoranze e dei diritti umani negati in Iran, e una mostra fotografica intitolata “Ottomarzo – Women at work”. Temi diversi, un filo comune: il lavoro, i diritti, la condizione femminile nel mondo contemporaneo.
In questa trama di eventi si legge una scelta precisa: sottrarre l’8 marzo alla retorica e restituirlo alla complessità. Parlare di voto, di rappresentanza, di diritti negati altrove e di lavoro qui significa riconoscere che la parità è insieme memoria e conflitto, conquista e fragilità.
Cirié, nel suo perimetro di città di cintura torinese, non pretende di riscrivere la storia nazionale. Ma nel ripercorrere gli ottant’anni di presenza femminile a Palazzo D’Oria compie un gesto politico concreto: riconosce che la democrazia si misura anche nella qualità e nella pluralità delle sue rappresentanze. E che i nomi incisi nei verbali delle sedute, spesso dimenticati fuori dalle cronache, sono parte di un patrimonio civile che merita di essere raccontato.
Ottant’anni dopo il primo voto, la domanda resta aperta: quanta strada è stata fatta e quanta ancora ne resta? La risposta non sta solo nelle statistiche o nelle quote, ma nella capacità delle comunità di fare memoria e di trasformarla in responsabilità condivisa. Cirié, almeno per una sera, sceglie di farlo partendo dalle proprie donne e dalla propria storia.

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