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02 Marzo 2026 - 15:19
Landini: “In Iran sdoganamento della guerra, serve il cessate il fuoco”
Una posizione netta, che intreccia politica internazionale, diritto e responsabilità dei governi. Da Torino, a margine dell’assemblea dei lavoratori e delle lavoratrici della Città della Salute, il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, interviene sulla situazione in Iran parlando di uno scenario “molto complesso e pericoloso”.
«Siamo di fronte a una situazione molto complessa e pericolosa perché in realtà siamo in presenza di uno sdoganamento della guerra e, anche in questo caso, di una guerra messa in campo fuori da qualsiasi regola del diritto internazionale», ha dichiarato Landini.
Parole che segnano una critica non solo al contesto geopolitico, ma anche al metodo con cui, secondo il leader sindacale, si starebbero affrontando le tensioni. La questione, per Landini, non può essere ridotta a una contrapposizione tra regimi e democrazie se il risultato è la legittimazione del conflitto armato al di fuori delle regole condivise.
Il segretario della Cgil ha ricordato l’impegno del sindacato negli ultimi anni a sostegno delle donne iraniane e di chi denuncia la natura autoritaria del regime. «La Cgil in questi anni è scesa in piazza, ha sostenuto le donne iraniane e tutti quelli che denunciavano che quello è un regime pericoloso e non democratico. Ma tutto questo non giustifica il fatto che si possa tranquillamente fare guerre e non rispettare le regole internazionali», ha sottolineato.

Maurizio Landini (immagine di repertorio)
Il punto centrale dell’intervento è l’appello al cessate il fuoco e al ritorno della diplomazia come unica via percorribile. «Noi pensiamo che ci sia bisogno anche in questo caso di un cessate il fuoco, di far ritornare a funzionare la diplomazia. Non può essere la logica del più forte», ha ribadito Landini, richiamando un principio che considera fondativo dell’equilibrio internazionale.
Non manca una stoccata alla gestione politica italiana della vicenda. «Singolare che il nostro governo non sapesse assolutamente nulla di quello che stava succedendo», ha osservato, sollevando interrogativi sul livello di informazione e di coinvolgimento dell’esecutivo rispetto agli sviluppi internazionali.
Il leader sindacale ha poi ampliato lo sguardo alla dimensione europea e globale del movimento dei lavoratori. «Come movimento sindacale ci batteremo in tutti i luoghi possibili, insieme al sindacato europeo e mondiale, per contrastare questa cultura della guerra e per affermare i valori della democrazia e dei diritti dei popoli perché noi siamo di fianco a tutti quelli che si battono per affermare la democrazia laddove non c’è, ma non attraverso la guerra e la violenza», ha concluso.
L’intervento torinese di Landini si inserisce così in un quadro più ampio di presa di posizione del sindacato contro quella che definisce una normalizzazione del conflitto armato come strumento politico. Un messaggio che richiama alla centralità del diritto internazionale e alla necessità di riaprire spazi di confronto diplomatico in un contesto globale sempre più instabile.
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