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02 Marzo 2026 - 09:38
Castellamonte punta su Clizia: da Sanremo parte la sfida per rilanciare la ceramica nel 2027
Non è solo una mostra. È una dichiarazione d’intenti. Castellamonte prova a rilanciare la propria ceramica artistica partendo da un nome che è insieme storia e identità: Clizia. Domenica a Sanremo si è messo il primo tassello di un progetto che guarda al 2027 e punta a costruire un ponte culturale tra Canavese e Liguria nel segno di Mario Giani, il grande ceramista conosciuto con il nome d’arte Clizia.
L’incontro con il consigliere del Comune di Sanremo Vittorio Toesca segna l’avvio di un’intesa che potrebbe tradursi in una mostra dedicata proprio a Clizia, artista che ha vissuto e operato tra il Canavese e la città dei fiori. Un ritorno simbolico nei luoghi che hanno segnato il suo percorso umano e creativo, ma anche un’operazione strategica per accendere i riflettori su un patrimonio che a Castellamonte ha radici profonde.
Mario Giani non è un nome qualunque nel panorama della ceramica italiana del Novecento. La sua collezione di circa quattromila fischietti, oggi conservata proprio a Castellamonte, rappresenta un unicum per varietà, ricerca formale e valore documentale. Oggetti piccoli, ma capaci di raccontare un mondo fatto di sperimentazione, ironia e tradizione. È da qui che si vuole ripartire.
Il progetto che prende forma in queste settimane ha un obiettivo chiaro: trasformare la figura di Clizia in un ambasciatore culturale capace di unire territori e generare nuove opportunità. Non solo un’esposizione celebrativa, ma un percorso articolato che coinvolga istituzioni, associazioni e realtà museali.
In questo scenario si inserisce il Museo Clizia, ospitato all’interno del Palazzo Luigi Einaudi di Chivasso e gestito dall’Associazione Novecento. Nato come tributo all’opera di Mario Giani, il museo non si limita a custodire una memoria. Oltre all’esposizione permanente delle opere più rappresentative dell’artista, propone mostre temporanee di rilievo internazionale, attività formative e incontri con protagonisti del mondo dell’arte contemporanea.
La struttura si è progressivamente affermata come spazio di confronto e studio. Un luogo che non espone soltanto, ma produce cultura. Con il progetto “Una casa per l’arte”, il museo ha avviato laboratori dedicati alle scuole di ogni ordine e grado, workshop di pittura, scultura e fotografia aperti a tutte le età, incontri condotti da artisti affermati. L’obiettivo è chiaro: fare della ceramica e dell’arte un linguaggio condiviso, accessibile, capace di creare rete.
La possibile mostra del 2027 a Sanremo si inserisce in questa visione più ampia. Non si tratta soltanto di portare alcune opere in trasferta, ma di costruire un network culturale tra territori che hanno segnato la vita di Clizia. Sanremo, con la sua tradizione artistica e la sua capacità di attrarre pubblico, può diventare una vetrina importante per la ceramica di Castellamonte. Allo stesso tempo, il Canavese può rafforzare il proprio ruolo come custode e promotore di una tradizione che affonda le radici nei secoli.
La ceramica di Castellamonte, infatti, non è solo produzione artigianale. È identità collettiva, è economia, è racconto. Negli ultimi anni il settore ha vissuto fasi alterne, tra difficoltà di mercato e tentativi di rilancio. Puntare su una figura come Clizia significa scommettere su un simbolo capace di parlare a pubblici diversi, dagli studiosi agli appassionati, fino ai giovani che si avvicinano per la prima volta a questo mondo.

La dimensione educativa resta centrale. Il Museo Clizia ha dimostrato che l’arte può essere strumento di formazione e inclusione. Laboratori, workshop e incontri non sono attività collaterali, ma parte integrante di una strategia che mira a rendere il museo un luogo vivo. La mostra del 2027 potrebbe amplificare questa impostazione, coinvolgendo scuole, accademie e associazioni sia in Liguria sia in Piemonte.
Sul piano istituzionale, l’incontro di Sanremo rappresenta un segnale politico e culturale. Creare sinergie tra Comuni significa superare logiche localistiche e puntare su progetti di respiro più ampio. In un momento in cui le risorse pubbliche sono limitate, fare rete diventa una scelta obbligata. E l’arte, in questo caso, può diventare terreno comune.
Resta da definire il perimetro concreto dell’iniziativa: sedi, opere coinvolte, eventuali partner, calendario. Ma la direzione è tracciata. L’idea è quella di un evento che non si esaurisca nell’inaugurazione, ma che apra un percorso duraturo di collaborazione.
Clizia, con la sua ricerca formale e la sua capacità di muoversi tra tradizione e sperimentazione, può diventare il filo conduttore di una nuova stagione per la ceramica castellamontese. Un’occasione per rileggere il Novecento artistico, ma anche per interrogarsi sul futuro di un settore che chiede innovazione senza perdere le proprie radici.
Il 2027 può sembrare lontano. In realtà è dietro l’angolo per chi deve progettare, coinvolgere, costruire contenuti. L’incontro di domenica a Sanremo è solo il primo passo. Ma è un passo che indica una direzione precisa: fare della ceramica Castellamonte non solo un’eredità da conservare, ma una risorsa da rilanciare con ambizione.

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