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La Voce degli Animali
01 Marzo 2026 - 12:52
La volpe di Castellamonte
A Castellamonte basta una fotografia per cambiare il battito di una comunità. Prima le immagini in via Massimo D’Azeglio, all’angolo con vicolo Galasso. Ora una nuova scena, immortalata all’alba in piazza Vittorio Veneto: una volpe che si avvicina a una persona con le borse della spesa, annusa, resta lì, senza scappare.

«Questa mattino presto in piazza Vittorio Veneto, volpe curiosa e senza paura», si legge nel post condiviso sui social. E sotto, in pochi minuti, si accende il dibattito.
«Purtroppo non siamo tutte brave persone, bisogna assolutamente riportarla nel suo habitat… le guardie zoofile perché non intervengono?» scrive una cittadina.
Un’altra commenta: «Ormai è la mascotte di Castellamonte».
Mascotte o campanello d’allarme? È questa la domanda che resta sospesa tra le immagini e le reazioni. Perché la scena colpisce: l’animale non appare spaventato, non fugge immediatamente, si avvicina alle borse come farebbe un cane randagio. È proprio questa apparente “amichevolezza” a generare stupore – e anche una pericolosa illusione.
La volpe, per quanto possa sembrare docile o curiosa, resta un animale selvatico. Non è addomesticata. Non è “abituata” nel senso umano del termine. È adattata. E l’adattamento, in natura, significa sopravvivenza.
Negli ultimi giorni Castellamonte ha visto circolare più segnalazioni. La sagoma snella che attraversa le strade, che si aggira vicino ai sacchetti dei rifiuti, che compare all’alba quando la città è ancora silenziosa. Non è un’invasione. È un segnale.
Gli animali selvatici entrano nei centri abitati quando trovano convenienza. E la convenienza, quasi sempre, si chiama cibo. Sacchetti lasciati all’esterno, bidoni non chiusi, resti alimentari, compost accessibile, mangimi per animali, ciotole nei cortili. Per una volpe, tutto questo è un buffet semplice, costante, a basso rischio.
Se trova qualcosa una volta, torna. Se trova qualcosa due volte, memorizza il percorso. Se trova qualcosa tre volte, quel luogo diventa parte del suo territorio.
L’immagine di piazza Vittorio Veneto racconta proprio questo: un animale che non scappa immediatamente perché ha imparato che in quel punto può trovare qualcosa di interessante. Non è affetto. Non è fiducia. È opportunismo naturale.
Ed è qui che bisogna mettere in guardia.
Una volpe che appare tranquilla può comunque reagire se si sente intrappolata o minacciata. Può difendersi se qualcuno prova ad avvicinarsi troppo, a toccarla, a scattare una foto a pochi centimetri. Può avvicinarsi perché attratta dall’odore del cibo e poi cambiare atteggiamento in un istante. La sua apparente confidenza non è un invito al contatto.
Non va accarezzata. Non va chiamata. Non va inseguita. Non va nutrita.
Il gesto che a qualcuno potrebbe sembrare gentile – offrirle qualcosa – è in realtà il più dannoso. Abituarla alla presenza umana significa condannarla a esporsi sempre di più: a incidenti stradali, a conflitti con cani, a situazioni che possono finire male per lei e per le persone.
C’è poi un aspetto che non va ignorato: la salute. Una volpe in città non significa automaticamente pericolo sanitario, ma un animale selvatico può essere portatore di parassiti o patologie. Se appare con pelo molto rovinato, chiazze evidenti, zoppia o comportamento anomalo, la regola resta una sola: mantenere distanza e segnalare alle autorità competenti, come Carabinieri Forestali o Polizia Locale.
La prudenza non è allarmismo. È responsabilità.
Castellamonte oggi si trova davanti a una scena che molte comunità italiane stanno iniziando a conoscere. Non è un episodio da liquidare con una risata, ma nemmeno da trasformare in emergenza. È un promemoria potente: quando la città offre, la natura arriva.
La volpe non è diventata più “coraggiosa”. È la nostra organizzazione urbana che è diventata più attrattiva.
Mettere in sicurezza i rifiuti, evitare di lasciare cibo all’esterno, tenere i cani al guinzaglio, non trasformare un incontro in uno spettacolo. Sono piccoli gesti che fanno la differenza tra convivenza e conflitto.
La scena di piazza Vittorio Veneto emoziona perché rompe l’idea di distanza tra uomo e natura. Ma l’emozione non deve far dimenticare la regola fondamentale: rispetto significa distanza.
E quella volpe, che sembra quasi cercare uno sguardo, in realtà sta solo cercando di sopravvivere.
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