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25 Febbraio 2026 - 01:50
Mensa scolastica. Da Eutourist New a Authentica. Cambia tutto e non cambia niente, però arriva il cuocipasta...
L’Unione dei Comuni Nord Est Torino ha pubblicato l’avviso di aggiudicazione della concessione novennale del servizio di ristorazione per asili nido, scuole dell’infanzia, primarie, secondarie e centri estivi: un appalto dal valore complessivo di 25.785.886,20 euro. Ad aggiudicarselo è stata Authentica S.p.A., con sede legale a Terni, con un costo unitario del pasto fissato a 5,88 euro più 6 centesimi per oneri di sicurezza. L’aggiudicazione è datata 18 febbraio 2025.
Toh, guarda… Cambia il nome, non la sostanza. La mensa scolastica resta dentro la stessa filiera industriale di oggi.
Formalmente Authentica S.p.A. è un nuovo soggetto giuridico. Sostanzialmente è la prosecuzione di una storia già conosciuta in città. Authentica nasce infatti dall’aggregazione di tre realtà storiche della ristorazione collettiva: All Food, Blue Lion Food ed Eutourist New. Quest’ultima è la società che negli anni scorsi ha gestito il servizio in città, finita al centro delle polemiche per il caso degli insetti segnalati nei pasti scolastici. Oggi Eutourist non esiste più come entità autonoma: è stata incorporata nel nuovo gruppo. Il marchio cambia, la filiera imprenditoriale resta.
L’operazione che ha portato alla nascita di Authentica è stata presentata qualche mese fa come un progetto industriale di consolidamento nazionale. Non una semplice fusione, ma un’aggregazione con l’obiettivo dichiarato di creare il terzo operatore italiano nel settore della ristorazione collettiva a capitale interamente privato.
Alla guida c’è Massimo Piacenti, figura già presente nelle precedenti esperienze societarie e oggi presidente e amministratore delegato del nuovo gruppo. La sede legale è stata fissata a Terni, con uffici operativi a Roma, Torino e Milano. Un’architettura societaria che punta a centralizzare governance e strategie, mantenendo però operative le strutture territoriali già esistenti.
L’aggregazione ha consentito di sommare portafogli clienti, centri di cottura, personale e contratti in essere. Authentica dichiara circa 200 milioni di euro di fatturato annuo, 40 milioni di pasti serviti e oltre 4.000 dipendenti. Numeri che derivano proprio dalla messa a sistema delle tre società confluite nel gruppo.
Il meccanismo è quello tipico delle concentrazioni nel settore della ristorazione collettiva: si uniscono marchi storici, si razionalizzano costi e strutture, si presenta al mercato un soggetto più grande e competitivo, capace di affrontare gare pubbliche di maggiore dimensione e durata. L’appalto di Settimo, nove anni, oltre 25 milioni di euro, si inserisce perfettamente in questa logica. Un contratto lungo, economicamente rilevante, strategico per consolidare presenza e fatturato.
Per la città, però, la questione non è solo industriale. È anche una questione di memoria amministrativa. Perché dietro il nuovo nome c’è la continuità della precedente gestione. E se è vero che giuridicamente si tratta di un nuovo soggetto, è altrettanto vero che la struttura imprenditoriale, la governance e l’esperienza maturata sul territorio affondano le radici nella stessa realtà che aveva già operato nelle scuole settimesi.
Non è un dettaglio. In settori delicati come la ristorazione scolastica, la filiera conta quanto il marchio. Chi controlla chi, quali società sono confluite, quali dirigenti sono rimasti, quali centri di cottura vengono utilizzati, quali subappalti vengono attivati: sono tutte variabili che incidono sulla qualità del servizio. L’avviso di aggiudicazione parla chiaro dal punto di vista formale. Ma dal punto di vista sostanziale racconta una continuità.
Per i prossimi nove anni la mensa di Settimo sarà gestita da Authentica. Un nome nuovo, una struttura societaria riorganizzata, un gruppo più grande. Ma con radici ben piantate nella stessa esperienza imprenditoriale che la città ha già conosciuto. La differenza, questa volta, la faranno controlli, trasparenza e qualità del servizio. Perché il rebranding, da solo, non basta a riscrivere la storia.
Sui la sindaca Elena Piastra, supera tutto questo, fa finta di niente, e affida ai social la narrazione del “nuovo inizio”. Parla di un percorso avviato mesi fa insieme all’assessora Chiara Gaiola e agli uffici comunali, costruito – scrive – attraverso il confronto con famiglie, insegnanti e personale scolastico. Un cammino partecipato che, nelle intenzioni dell’amministrazione, avrebbe permesso di ripensare il servizio non solo dal punto di vista tecnico ma anche educativo e culturale. L’obiettivo dichiarato è migliorare il benessere quotidiano dei bambini e il loro rapporto con il cibo.
La sindaca elenca una serie di innovazioni che dovrebbero segnare la discontinuità rispetto al passato. I primi piatti, ad esempio, verranno cotti direttamente nei plessi scolastici grazie all’introduzione di cuocipasta elettrici, così da evitare trasporti e garantire maggiore appetibilità. Il resto del menu continuerà a essere preparato nel centro di cottura di Settimo, con tempi di consegna ridotti.
È prevista inoltre una clausola che consentirà al Comune, al termine dell’appalto, di acquistare il centro di cottura al valore stabilito da una perizia aggiornata, con diritto di prelazione. Un passaggio che l’amministrazione presenta come garanzia di controllo pubblico futuro su un’infrastruttura strategica. Non si dice, evidentemente, che anche questo è inserito nei costi del servizio, a carico degli utilizzatori.
Poi gli arredi: via i vecchi tavoli monoblocco, dentro sedute ergonomiche e modulabili, per rendere il momento del pranzo più confortevole. Arriverà anche la merenda per l’intervallo, calibrata sul menu del giorno per equilibrare l’apporto nutrizionale. Sul fronte delle forniture, la promessa è di una filiera cortissima, con prodotti biologici e un accordo con Coldiretti Piemonte attraverso Fai e Agrisviluppo. Cinque menu estivi, cinque invernali, giornate dedicate alla cucina internazionale, un “menu verdeamico” con minore utilizzo di carni rosse. Tajarin e zuppa del Canavese accanto a couscous, riso pilaf e kofta. Il racconto è di una mensa che diventa laboratorio culturale, luogo di educazione alimentare e apertura al mondo.
Non mancano i capitoli dedicati alla solidarietà e all’ambiente. Le eccedenze, in particolare pane e frutta, saranno destinate all’Emporio Solidale di Settimo, che sostiene circa 150 famiglie in difficoltà, con collaborazioni anche con il Banco Alimentare. È prevista la pesatura sistematica degli scarti per monitorare il gradimento dei piatti e ridurre gli sprechi. In programma anche laboratori di cucina, visite al centro di cottura e alle fattorie didattiche, attività con Slow Food, consegna di borracce e borse antispreco agli studenti, compostiere per gli orti scolastici. E infine un’app, “Mangio a scuola”, che dovrebbe garantire un filo diretto tra gestore e famiglie, con informazioni sui menu, variazioni e iniziative.
Il quadro tracciato dalla sindaca è di una mensa rinnovata, moderna, sostenibile, partecipata. Una piccola rivoluzione alimentare in chiave educativa. Resta però sullo sfondo, mai esplicitato nel messaggio politico, il tema della continuità industriale. Perché la gara è stata vinta da Authentica, il gruppo nel quale è confluita Eutourist. E dunque la sfida non sarà solo realizzare cuocipasta, app e menu internazionali, ma dimostrare che sotto il nuovo marchio la qualità e i controlli saranno all’altezza delle promesse.

Ci sono politici che annunciano una gara d’appalto. E poi ci sono politici che annunciano un Rinascimento.
A leggere la sindaca Elena Piastra, a Settimo, per la mensa scolastica, non è stata semplicemente aggiudicata una concessione da 25 milioni di euro: è stata inaugurata una nuova stagione dell’umanità.
Nei refettori arriveranno cuocipasta elettrici, nei piatti atterreranno tajarin e couscous, nelle tasche dei genitori vibrerà un’app salvifica, negli orti spunteranno compostiere pedagogiche e tra le api ronzanti delle fattorie didattiche si formerà il cittadino del domani. Manca solo che il minestrone risolva il cambiamento climatico e poi abbiamo fatto tombola.
La sindaca racconta, naturalmente, tutto questo com'è il suo solito quando è in cerca di "bene, brava, bis, sei la migliore, fortuna che abbiamo una sindaca così.... eccetera, eccetera...".
Con l’enfasi delle grandi occasioni. Dialogo, condivisione, partecipazione, benessere, filiera corta, Coldiretti, Slow Food, solidarietà, Banco Alimentare, educazione alimentare, menu verdeamico.
Più che una mensa, un convegno sulla felicità sostenibile.
Poi però c’è un piccolo dettaglio. Minuscolo. Quasi invisibile nel flusso di entusiasmo social: la società che ha vinto la gara è il gruppo nel quale è confluita Eutourist, cioè la stessa realtà industriale che già gestiva il servizio quando scoppiarono le polemiche sugli insetti nei piatti. Non un’azienda piovuta da Marte. Non una rivoluzione copernicana. Una continuità...
Non è una colpa, sia chiaro. Le fusioni si fanno, le società cambiano nome, il mercato evolve. Ma è curioso che in centinaia di parole dedicate a cuocipasta e compostiere non si trovi una sillaba sulla continuità industriale. Come se la memoria fosse un optional, una funzione da disattivare nell’app “Mangio a scuola”.
È una cifra politica precisa: trasformare un atto amministrativo in un racconto epico, possibilmente con applausi incorporati. La sindaca non comunica, orchestra. Non informa, narra. Ogni decisione diventa una tappa di un percorso condiviso, ogni gara un laboratorio di democrazia partecipata, ogni contratto un manifesto etico. E guai a rovinare l’armonia...
La verità è che la politica contemporanea soffre di una leggera allergia alla parola “continuità”. Suona grigia, poco instagrammabile. Molto meglio “innovazione”, “nuovo corso”, “svolta”, “miglioramento”. Anche quando l’innovazione consiste in un cambio di insegna e in qualche cuocipasta elettrico.
Intendiamoci: se il servizio funzionerà meglio, se la qualità sarà alta, se i controlli saranno rigorosi, nessuno rimpiangerà le polemiche passate. Ma il punto non è la bontà del couscous. Il punto è la trasparenza del racconto. Dire: sì, è lo stesso gruppo industriale, ma abbiamo introdotto clausole più stringenti, controlli più severi, condizioni migliori. Sarebbe stato lineare. Adulto. Politicamente solido.
Invece no. Meglio la standing ovation preventiva. Meglio la mensa come metafora di un mondo più giusto. Meglio l’idea che ogni atto amministrativo sia una piccola rivoluzione morale, con lei novella Elisabetta di Castiglia.
Il rischio, però, è che a forza di cercare applausi si finisca per confondere il consenso con la verità. E che, tra un tajarin e una compostiera, la continuità resti l’unico ingrediente non dichiarato nel menu.
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