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Cartella smarrita sul treno in Canavese: per Luca vince il senso civico

Dalla segnalazione di un pendolare a un post sui social, fino al ritrovamento: la storia a lieto fine di un ragazzo di 15 anni sulla linea SFM1

Cartella smarrita sul treno in Canavese: per Luca vince il senso civico

Cartella smarrita sul treno in Canavese: per Luca vince il senso civico

In una giornata grigia e piovosa, una storia semplice ha riportato luce. È quella di Luca, 15 anni, e della sua cartella smarrita su un treno della linea SFM1, tratta Chieri-Rivarolo. Dentro non c’erano soltanto fogli. C’erano disegni, appunti, ore di lavoro, pezzi di impegno. C’era qualcosa che, per un ragazzo, vale molto più di uno zaino.

Tutto inizia con una segnalazione. Un signore, membro del Comitato dei Pendolari, informa che su un convoglio della SFM1 è stata dimenticata una cartella. Il nome del proprietario è Luca. Di lui si sa poco, ma si intuisce subito che il contenuto di quello zaino non è sostituibile con leggerezza.

A quel punto scatta un gesto semplice: un post su Facebook. Uno di quei messaggi che spesso si perdono nel flusso quotidiano dei social, ma che talvolta riescono a diventare un filo diretto tra persone sconosciute. Il social network, spesso accusato di alimentare polemiche e divisioni, in questa occasione ha mostrato il suo volto più utile: quello della connessione.

Nel giro di poco tempo si è attivata una rete spontanea. Condivisioni, commenti, messaggi privati. Il post è arrivato anche nel gruppo “Sei di Volpiano se…”, una di quelle piazze virtuali dove la dimensione locale diventa concreta. Ed è lì che si è chiuso il cerchio.

La mamma di Luca è riuscita a mettersi in contatto con il signore che aveva trovato la cartella. L’oggetto smarrito è tornato al suo proprietario. Una storia che si conclude bene, senza clamore, ma con un significato che va oltre il singolo episodio.

Non si tratta solo di uno zaino recuperato. È la dimostrazione che il senso civico non è un concetto astratto. Esiste, si manifesta nei piccoli gesti, nelle azioni che non fanno notizia ma costruiscono fiducia. In un tempo in cui spesso si racconta di indifferenza e disinteresse, questa vicenda offre un controcanto.

C’è un passaggio che colpisce più di altri: «Non potrò risolvere i problemi dei ritardi o delle cancellazioni dei treni sulla SFM1, ma posso provare ad aiutare a far tornare a casa la cartella di un ragazzo». È un modo concreto di intendere l’impegno pubblico. Non grandi promesse, ma presenza. Non soluzioni globali, ma attenzione ai dettagli.

La linea SFM1, come molte tratte ferroviarie dell’area metropolitana torinese, è spesso al centro delle lamentele dei pendolari. Ritardi, disservizi, cancellazioni. Ma in questa occasione il treno è diventato lo scenario di un gesto collettivo che ha unito persone diverse attorno a un obiettivo semplice.

Per Luca, quel recupero ha significato non perdere settimane di lavoro e ricordi. Per la comunità, è stato un piccolo esercizio di responsabilità condivisa. Qualcuno potrebbe dire che non era un compito istituzionale. Eppure, l’idea che “tutto ciò che si può fare, compete” restituisce un’idea di politica come presenza, come scelta di non voltarsi dall’altra parte.

Forse nessuno cambierà il mondo con un post. Ma per un ragazzo di 15 anni, in un pomeriggio di pioggia, una comunità ha fatto la differenza. E in tempi di sfiducia diffusa, non è poco.

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