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20 Febbraio 2026 - 20:12
“Carina”, “fenomeno”, “salvato sul civile”. Parole che, lette fuori contesto, sembrano appunti frettolosi su un compito universitario. Invece erano accostate ai nomi dei candidati di uno dei concorsi pubblici più selettivi e ambiti d’Italia: quello per l’assegnazione di circa 400 posti da notaio.
È bastata la comparsa – e la successiva rimozione – di un documento sul sito del Consiglio nazionale del Notariato per scatenare una tempesta politica, istituzionale e mediatica. Il testo, relativo ai candidati che avevano sostenuto la prova scritta nel novembre 2024 (gli idonei all’orale sono circa 250), conteneva commenti sintetici accanto ai nominativi. In alcuni casi, oltre ai giudizi, comparivano appunti con riferimenti a figure religiose, da San Beniamino a Santa Caterina di Svezia.
Il documento è rimasto visibile per pochi minuti. Secondo quanto emerso in serata, sarebbe stato accessibile nella rete intranet della categoria professionale e non sul portale pubblico dell’Ordine. Ma tanto è bastato: gli “screenshot” sono circolati rapidamente online, alimentando sospetti e polemiche.
Sui social si è accesa la “bagarre”. Tra chi ironizza sui “santi in paradiso” e chi parla di “pietra tombale della meritocrazia”, il caso è diventato virale nel giro di poche ore. Per molti aspiranti notai, che affrontano anni di studio e sacrifici, la vicenda rappresenta una ferita profonda.
Fra i commenti più amari quello di una laureata in Giurisprudenza, che ha scritto come, «con la fatica e i sacrifici che richiedono un simile percorso, è terribile che tutto venga svilito e gestito così». Una frase che riassume il sentimento di smarrimento diffuso tra i candidati.
Sul piano istituzionale, il ministero della Giustizia, guidato da Carlo Nordio, ha chiesto “immediatamente una relazione” al presidente della Commissione esaminatrice. In una nota, il dicastero ha però puntualizzato – rispondendo “anche alle sterili polemiche del Pd” – che, «ai sensi della normativa vigente, al ministero della Giustizia compete solo la gestione amministrativa della procedura in termini logistici e di supporto amministrativo, ma non ha alcun potere di controllo e vigilanza sui lavori della commissione di concorso, né tantomeno sui comportamenti dei singoli componenti».

Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio
Il ministero ha ricordato che la Commissione «è presieduta da un magistrato di Cassazione ed è composta da 9 magistrati, 9 notai e 6 professori universitari». Una precisazione che mira a delimitare le responsabilità e a sottolineare l’autonomia dell’organo valutatore.
Nel frattempo, il Partito Democratico ha chiesto chiarimenti formali a via Arenula, sollecitando un intervento per “ristabilire credibilità e correttezza” in una procedura che, per definizione, dovrebbe rappresentare uno dei baluardi della selezione meritocratica.
Ancora più netta la posizione del Codacons, che ha annunciato di valutare “azioni per l’annullamento” dell’esame. Un’ipotesi che, se dovesse concretizzarsi, aprirebbe uno scenario complesso per centinaia di candidati in attesa di conoscere il proprio destino professionale.
Il Consiglio nazionale del Notariato, dal canto suo, ha fatto sapere di aver “avviato da subito le opportune iniziative”, esprimendo “fiducia nell’operato delle autorità competenti che sapranno fare piena luce sulla vicenda” e manifestando “vicinanza a tutti i partecipanti ad un concorso pubblico fondato sul merito”.
Il nodo centrale resta la natura e la funzione di quei commenti. Si tratta di appunti interni? Di valutazioni informali? Di note personali? Oppure di annotazioni che potrebbero aver inciso – o apparire come tali – sull’esito delle prove?
Nel concorso notarile, tradizionalmente, la trasparenza e la severità della selezione sono considerate elementi fondanti della legittimazione dell’intera categoria. L’accesso alla professione avviene attraverso un percorso lungo e selettivo, con prove scritte estremamente tecniche e una percentuale di promossi molto contenuta.
Proprio per questo, l’idea che accanto ai nomi possano comparire giudizi sintetici o riferimenti che evocano protezioni o simpatie personali – anche solo a livello simbolico – ha generato un effetto dirompente.
La questione non è solo giuridica, ma reputazionale. In un Paese in cui il tema della meritocrazia è ciclicamente al centro del dibattito pubblico, ogni ombra su un concorso pubblico ad alta selettività assume un peso specifico enorme.
Il ministero ha preso le distanze sul piano delle competenze. Il Notariato ha parlato di piena collaborazione con le autorità. Le opposizioni chiedono chiarimenti. I consumatori evocano l’annullamento. Intanto, centinaia di candidati attendono risposte.
Resta da capire se si tratti di un errore tecnico, di una leggerezza comunicativa o di qualcosa di più strutturale. Di certo, la comparsa di poche parole – “carina”, “fenomeno”, “salvato sul civile” – ha innescato un terremoto che va ben oltre la schermata di un sito.
La partita ora si gioca su due piani: quello formale, delle verifiche e delle eventuali responsabilità, e quello simbolico, della fiducia in un sistema concorsuale che deve poter reggere anche alla prova della trasparenza digitale. Perché in un’epoca di screenshot e condivisioni istantanee, bastano pochi minuti online per mettere in discussione anni di studio, sacrifici e aspettative.
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