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18 Febbraio 2026 - 19:00
Il primo trimestre 2026 si apre senza segnali di ripresa per l’artigianato piemontese. Anzi, i numeri parlano di un peggioramento diffuso.
A presentare i dati dell’indagine congiunturale è stato il presidente di Confartigianato Imprese Piemonte, Giorgio Felici, che ha sintetizzato il quadro con parole nette: «Nessun segnale di miglioramento per il comparto artigiano».
L’indagine fotografa un aumento del pessimismo su quasi tutti gli indicatori economici. La previsione di acquisizione di nuovi ordini per l’export peggiora passando da -47,31% a -50,12%. Un segnale chiaro: le imprese prevedono un ulteriore rallentamento delle commesse internazionali.
Non va meglio sul fronte interno. L’acquisizione di nuovi ordini scende da -11,27% a -22,72%, quasi raddoppiando il saldo negativo.
Anche l’andamento occupazionale mostra un deterioramento: si passa da -4,62% a -8,74%, segno che le imprese prevedono una contrazione del personale o, quanto meno, un rallentamento delle nuove assunzioni.
Particolarmente significativo il dato sugli apprendisti: l’ipotesi di nuove assunzioni in apprendistato scende da -17,34% a -24,12%. Un indicatore che pesa non solo sul presente ma anche sulle prospettive future del sistema produttivo.
Sul fronte finanziario, cresce la pressione legata ai ritardi negli incassi. La percentuale delle imprese che segnala ritardi nei pagamenti sale dal 35,22% al 38,45%, aumentando ulteriormente le tensioni di liquidità.
Secondo Felici, la crisi continua a incidere pesantemente. Alle tensioni globali si sommano – sostiene – problematiche strutturali nazionali: peso del fisco, burocrazia, accesso al credito, carenze infrastrutturali e costo dell’energia.
Tra i settori più colpiti figurano la manifattura, la moda e l’automotive, comparti che tradizionalmente rappresentano un pilastro dell’economia piemontese. In difficoltà anche il trasporto merci, definito il settore più normato e burocratizzato dell’universo delle piccole e medie imprese. Per la prima volta, viene evidenziato come il costo del personale abbia superato quello del gasolio, storicamente principale voce di spesa del comparto.
Il quadro complessivo è quello di un comparto che fatica a ritrovare slancio. Tutti i principali indicatori mostrano una tendenza negativa, mentre cresce la percezione di incertezza tra gli imprenditori.
Il primo trimestre 2026, dunque, si apre con un clima di cautela e preoccupazione per le imprese artigiane piemontesi, che guardano ai prossimi mesi senza segnali concreti di inversione di tendenza.

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