Turbolenze che non si sono placate nemmeno con il passaggio delle Feste. La riconferma di Dino De Santis alla presidenza provinciale di Confartigianato Torino, formalizzata a fine dicembre, ha acceso uno scontro interno che ora supera i confini cittadini e arriva sui tavoli regionali e nazionali dell’associazione. Al centro del confronto ci sono regole, rappresentanza e fiducia, tre pilastri che in ogni organizzazione di categoria segnano la linea di confine tra stabilità e crisi.
La scintilla è stata proprio la conferma di De Santis per un quinto mandato consecutivo. Un passaggio che ha riaperto frizioni mai del tutto sopite e che ha visto una parte dei rappresentanti locali, raccolti attorno a Stefano Vanzini, presidente degli Edili di Confartigianato Torino, contestare non solo l’esito ma anche le modalità del percorso che ha portato alla nuova investitura.
In una nota ufficiale, il gruppo vicino a Vanzini parla di «modalità quantomeno opache», sostenendo che la riconferma di De Santis, come già quella del 2021, sarebbe avvenuta in violazione delle norme statutarie, con criticità ancora più evidenti nell’ultima tornata elettorale. Nel mirino finiscono in particolare le assemblee di mestiere, chiamate a individuare i delegati che compongono il direttivo provinciale e che, a cascata, determinano la scelta del presidente. Secondo i contestatori, proprio in questo passaggio si anniderebbero le principali forzature.
Il dissenso non è rimasto confinato a Torino. Le segnalazioni sono arrivate a livello regionale, dove Confartigianato Piemonte è guidata da Giorgio Felici, e fino a Roma, sede nazionale dell’associazione. Nei prossimi giorni, anche in occasione dell’assemblea nazionale, potrebbero emergere decisioni rilevanti: dal tentativo di ricomporre la frattura interna fino all’ipotesi, evocata ma non confermata, di un commissariamento degli uffici torinesi. Una parola che, anche solo pronunciata, restituisce il peso politico della vicenda.

Dal canto suo, Dino De Santis respinge le accuse e rivendica la piena legittimità del percorso. «Le elezioni per il rinnovo delle cariche a Torino si sono svolte in modo democratico e trasparente, nel pieno rispetto delle norme dello Statuto territoriale vigente e con il totale coinvolgimento delle imprese associate. Chiunque ha potuto segnalare la propria candidatura ed esprimere il voto», afferma il presidente riconfermato.
A sostegno della sua linea richiama anche un dato politico-organizzativo: il nuovo direttivo, seguendo indicazioni arrivate da Roma, ha già avviato una revisione dello Statuto, sia sulle procedure elettorali sia sul numero dei mandati, istituendo una commissione ad hoc alla quale saranno invitati anche esponenti regionali e nazionali. Alle critiche di gestione “autoreferenziale”, De Santis contrappone i risultati di una recente indagine sul grado di soddisfazione delle imprese associate, che avrebbe restituito valutazioni ampiamente positive.
Al di là delle posizioni contrapposte, la vicenda mette in luce nodi strutturali che vanno oltre il nome del presidente. Il tema dei limiti di mandato e del ricambio delle leadership torna centrale dopo una guida così prolungata. La trasparenza delle procedure elettorali, dalla convocazione delle assemblee di mestiere alla designazione dei delegati, diventa una questione di credibilità. E pesa la qualità del rapporto con la base associativa, sospesa tra percezione di distanza e misurazione formale del consenso.
La decisione di istituire una commissione e di mettere mano alle regole è un segnale concreto, ma non sufficiente da solo a ricucire lo strappo. Per ricostruire fiducia serviranno passaggi verificabili, documenti chiari, calendari certi e un coinvolgimento reale dei livelli regionale e nazionale, come promesso.
La prossima settimana si annuncia quindi decisiva. Dall’esito dei confronti a Roma e in Piemonte dipenderà se Confartigianato Torino imboccherà la strada della ricomposizione interna o se prevarrà l’opzione di un intervento straordinario. Per il mondo artigiano, alle prese con un contesto economico fragile, la stabilità della rappresentanza e la certezza delle regole non sono dettagli procedurali, ma condizioni essenziali per continuare a contare nei tavoli istituzionali e nelle scelte che incidono sul futuro delle imprese.