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Cioccolatò da record: 200mila presenze in cinque giorni, Torino conferma la sua vocazione dolciaria

Piazza Vittorio gremita, 2.500 prenotazioni agli eventi e Belgio ospite nel 2027

Cioccolatò da record: 200mila presenze in cinque giorni, Torino conferma la sua vocazione dolciaria

Cioccolatò da record: 200mila presenze in cinque giorni, Torino conferma la sua vocazione dolciaria

Torino chiude l’edizione 2026 di Cioccolatò con numeri che segnano un nuovo punto di riferimento per la manifestazione. In cinque giorni, piazza Vittorio Veneto ha accolto 200mila presenze, confermando la centralità dell’evento nel calendario cittadino e la capacità della città di richiamare pubblico da tutta Italia.

Per il secondo anno consecutivo la kermesse è tornata nel “salotto” affacciato sul Po, luogo simbolico dove tutto ebbe inizio. La scelta di febbraio, lontano dalle sovrapposizioni con altri appuntamenti primaverili, si è rivelata vincente: la formula rinnovata ha convinto espositori e visitatori, rilanciando il ruolo di Torino come capitale italiana del cioccolato.

I numeri parlano chiaro. Oltre alle presenze in piazza, sono state 2.500 le prenotazioni registrate per partecipare agli eventi diffusi in 15 location cittadine. Workshop, degustazioni guidate, incontri con maestri cioccolatieri e appuntamenti culturali hanno trasformato il centro in un laboratorio a cielo aperto dedicato alla filiera del cacao e alla sua trasformazione artigianale.

Alla manifestazione hanno preso parte circa 60 produttori, provenienti da tutta Italia e dall’estero. Il 45% degli espositori arrivava da fuori Torino, dato che testimonia l’attrattività nazionale dell’evento. In piazza erano presenti 70 stand, distribuiti lungo l’intero perimetro, e 15 Maestri del Gusto di Torino e provincia, espressione di un tessuto artigianale che resta uno dei pilastri dell’identità gastronomica piemontese.

Accanto alla dimensione commerciale e promozionale, Cioccolatò ha mantenuto anche una componente solidale. Durante la manifestazione sono stati raccolti oltre 5mila euro a favore della Fondazione Paideia, realtà impegnata nel sostegno a bambini con disabilità e alle loro famiglie. Un risultato che rafforza l’idea di un evento capace di coniugare promozione economica e attenzione sociale.

La soddisfazione degli organizzatori si riflette anche in un dato significativo: il 91% degli espositori ha già espresso l’intenzione di tornare nel 2027. Un segnale di fiducia verso una manifestazione promossa dalla Camera di commercio di Torino e dalla Città di Torino, organizzata da Turismo Torino e Provincia con il supporto della Regione Piemonte.

Il presidente della Camera di commercio, Massimiliano Cipolletta, ha parlato di una formula apprezzata e compresa dal pubblico, sottolineando il valore della scelta di riportare l’evento in piazza Vittorio. L’assessore ai Grandi Eventi della Città di Torino, Domenico Carretta, ha evidenziato come le oltre 200mila presenze confermino la vocazione cittadina, capace di far dialogare tradizione e innovazione. Anche la Regione Piemonte, attraverso gli assessori Paolo Bongioanni e Andrea Tronzano, ha rimarcato la dimensione identitaria della manifestazione, che valorizza la memoria industriale e artigianale del territorio.

Lo sguardo è già rivolto al futuro. Nel 2027 il Belgio sarà il Paese ospite, una scelta che rafforza la dimensione internazionale della rassegna e apre a nuove contaminazioni tra scuole e tradizioni diverse. Il Belgio, patria di una delle più rinomate culture cioccolatiere europee, porterà a Torino la propria esperienza, creando un dialogo tra eccellenze.

Cioccolatò si conferma così non soltanto una festa del gusto, ma un appuntamento strategico per l’economia cittadina e per l’immagine di Torino. In cinque giorni piazza Vittorio si è trasformata in un crocevia di profumi, degustazioni e incontri, dimostrando che la tradizione dolciaria torinese non è un patrimonio statico, ma un motore capace di attrarre pubblico, operatori e investimenti.

Il bilancio finale racconta di una città che, attraverso il cioccolato, sa ancora parlare al mondo. E che, numeri alla mano, lo fa con crescente successo.

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