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16 Febbraio 2026 - 17:13
Udc contro Appendino su Fiat: «Ha dormito con il governo giallorosso»
La crisi dell’auto torna terreno di scontro politico. Dopo la partecipazione di Chiara Appendino al corteo dei metalmeccanici a Torino, arriva la replica dell’Udc cittadina. A intervenire sono il segretario torinese Mino Giachino e il vicesegretario nazionale Paolo Greco Lucchin, che puntano il dito contro le precedenti amministrazioni e il governo giallorosso.
«Sulla Fiat e sul settore auto chi ha dormito sono stati gli ultimi sindaci Torino e il governo giallorosso», afferma Giachino, criticando la linea seguita negli anni passati. L’ex sindaca pentastellata, presente alla manifestazione sotto lo striscione “Innamorati di Torino”, viene chiamata direttamente in causa nella lettura politica della crisi industriale.
Secondo l’esponente centrista, le radici del problema affondano nel passato. «Sbagliò Castellani nel 1993 quando scelse di puntare tutto su turismo e cultura. Così da inizio 2000 Torino ha una crescita economica sotto la media nazionale, ed è oggi la capitale della cassa integrazione», sostiene Giachino, allargando il perimetro delle responsabilità.
Il passaggio centrale riguarda l’operazione Fiat-Peugeot, annunciata nel 2019, quando a guidare il governo era l’esecutivo Conte e a Torino l’amministrazione era targata Cinquestelle. «Se il governo Conte avesse messo il golden power oggi lo Stato italiano sarebbe azionista di Stellantis al pari del governo francese, e Tavares non avrebbe penalizzato l’indotto italiano», dichiara Giachino.

Mino Giachino
L’Udc contesta inoltre l’atteggiamento di chi, a suo dire, avrebbe assistito senza reagire allo spostamento all’estero delle produzioni. «Chi ha assistito acriticamente allo spostamento all’estero delle produzioni Fiat non può puntare il dito contro nessuno», rimarca.
Nel mirino anche le polemiche rivolte all’attuale esecutivo. «Invece di polemizzare col governo, le forze politiche e sindacali dovrebbero sostenere l’azione di Meloni in Europa per un forte cambiamento della delibera europea che ha messo in crisi l’industria dell’auto europea», aggiunge.
Per Giachino, il momento richiede compattezza: «Questo non è il momento delle polemiche, quanto di sostenere il governo che in Europa sta spingendo a una nuova politica dell’auto, perché l’industria dell’auto non è finita, la mobilità è in aumento nel mondo, e Torino con il suo grande know how può continuare a giocare un ruolo nell’industria della mobilità del futuro».
La crisi dell’automotive, tra transizione elettrica, calo produttivo e tensioni sull’indotto, resta al centro del dibattito torinese. E il confronto politico, dopo la piazza dei metalmeccanici, sembra destinato a proseguire.

Chiara Appendino
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