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15 Febbraio 2026 - 00:33
Bisacca rilancia: «Pronti anche a un circolo autonomo»
Il ritorno dell'ex sindaco Aldo Corgiat nel Partito Democratico accende di nuovo i riflettori sulla politica settimese. Dopo l’intervista pubblicata su La Nuova Periferia, la miccia è partita: Pd e Movimento 5 Stelle rispondono colpo su colpo. Segno che il rientro dell’ex sindaco non è una formalità, ma un gesto che pesa.
L’assessora Chiara Gaiola, segretaria del Pd nel 2016 quando scattò l’espulsione, ricorda che quella decisione non fu presa dal circolo di Settimo. Era il periodo caldo del referendum costituzionale, il clima era teso ovunque e anche in città volavano scintille. C’era chi minacciava di uscire dal partito, dichiarando però di volerlo prima “smontare” dall’interno. La rottura arrivò con un volantino che annunciava la nascita di un’associazione – poi diventata partito – pronta a pescare iscritti proprio nel Pd. Nessun dramma personale, sostiene Gaiola, ma una scelta politica per difendere la casa comune. E sul clima che oggi circonda Corgiat non ha dubbi: in parte se l’è costruito da solo.

L'ex sindaco Aldo Corgiat
Dal fronte pentastellato, l’assessore Arnaldo Cirillo, bollato da Corgiat come espressione della peggiore forma politica vista in città, rilancia senza mezze misure: confronto pubblico, bilanci alla mano, per parlare di come Settimo è stata amministrata. E la sua valutazione è netta: male. Quanto allo stile politico, Cirillo respinge le lezioni e ricorda che, ai tempi dell’ex sindaco, tra convegni e Consiglio comunale, il messaggio era semplice: o sei d’accordo o ti giro le spalle.
Replica anche la sindaca Elena Piastra, chiamata in causa sull’idea di avere in futuro “un sindaco educato”. La risposta è chiara: non servono sindaci educati, ma amministratori che lavorino ogni giorno, con responsabilità e fatica, sulle politiche pubbliche. E sul futuro mette un paletto: il prossimo candidato sarà scelto dal segretario del Pd insieme alla coalizione, non dal sindaco uscente. Un passaggio che suona come un richiamo a errori del passato, con riferimento nemmeno troppo velato a Fabrizio Puppo.
Tra le voci anche quella di Carmen Vizzari, che prende con un sorriso l’idea che il suo ruolo fosse destinato a essere diverso. Rivendica equilibrio e sinergia costruiti nei primi cinque anni da presidente del Consiglio comunale e, pur riconoscendo che il toto candidati è fisiologico in un secondo mandato, invita a non dare troppo peso a previsioni che in passato si sono rivelate poco attendibili.
Infine l’ex consigliere Davide Turchetto, che parla apertamente di consenso emotivo perso da Corgiat. Ricorda un dato politico difficile da ignorare: dopo sette anni, Elena Piastra ha vinto con il 75% dei voti. E dopo quindici anni di governo, se si mettono i bastoni tra le ruote ai trentenni e poi si perde, bisogna accettare di aver perso più di una semplice battaglia.
Il ritorno di Aldo Corgiat nel Pd, insomma, non è solo una tessera. È un sasso nello stagno che riporta a galla vecchie tensioni e riapre il dibattito su un’intera stagione politica che, a Settimo, evidentemente non è ancora archiviata.
Tutto chiaro? Più o meno… Ne abbiamo parlato con Sergio Bisacca, già vice sindaco nell’amministrazione guidata da Fabrizio Puppo e, prima ancora, vicepresidente della Giunta provinciale di Torino.
Cosa ne dici del dibattito congressuale del Pd di Settimo, a quanto pare totalmente impegnato a discutere del vostro rientro?
Purtroppo mi tocca ancora una volta constatare che in quel partito c’è un concentrato di odio, risentimento e paura. Con tutti i problemi seri che ha la sinistra italiana e i cittadini di Settimo, un gruppo dirigente sempre più arroccato e ristretto non trova nulla di meglio da fare che alzare muri contro chi quel partito (e anche quella città che ora loro amministrano) l’ha fondato. Non si era mai visto, fino a ora.
Nonostante questo volete rientrare?
Non so cosa ne pensa Aldo (Corgiat) e ci confronteremo lunedì sera con alcuni amici e compagni che hanno condiviso negli anni scorsi la nostra ricerca politica. Per quanto mi riguarda, le prese di posizione di alcuni rilevanti esponenti di quel partito (in primis della sindaca attuale) rendono evidente la volontà di chiudere la porta a chiunque la pensi diversamente da loro.
E quindi…?
L’idea di rientrare nel Pd era (ed è tuttora) segnata dall’esigenza di segnare un campo, un’appartenenza a un’area politica capace di offrire una risposta a una cultura di destra pericolosa e regressiva. Non di certo di partecipare a risse locali prive di ogni contenuto e rimaste uguali a quelle che hanno caratterizzato il bullismo renziano.
Penso che, dopo quanto abbiamo sentito, dovremo fare il tentativo di richiedere una deroga statutaria all’obbligo di iscrizione nel circolo di residenza. Dobbiamo approfondire, ma potremmo costituire un circolo online o un punto Pd autonomo. Vedremo.
In cuor mio spero che i pasdaran dell’attuale amministrazione vengano isolati e sia possibile un normale dialogo, da posizioni probabilmente diverse ma interessate al confronto e a far crescere una risposta efficace e coerente alla crescente ondata di destra.
Penso si debbano costruire anche a Settimo vere occasioni di partecipazione, impegnate a ricercare risposte nuove, nazionali e locali, ai temi del lavoro, dei salari sempre più bassi e insufficienti, della sanità, della sicurezza, dell’ambiente, della parità di genere, dell’immigrazione, dell’investimento sulle nuove generazioni.
Un’ultima domanda. Cosa pensi della critica di malgoverno fatta dall’attuale assessore 5 Stelle Arnaldo Cirillo?
Non credo che ci sia del merito per una risposta sensata. Certo che, se fossi al posto della sindaca, fosse anche solo per amor proprio, ricorderei al suo assessore grillino che nelle amministrazioni che “governavano male” c’era pure lei, e anche con ruoli rilevanti.
Ma penso che l’assessore abbia già da fare per imparare a fare il suo lavoro e, ad esempio, imparare che nelle gare pubbliche le ammissioni si fanno a porte aperte, informando i concorrenti della data della seduta pubblica.
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