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13 Febbraio 2026 - 23:30
Matteo Cantamessa e Elena Ruzza
C’è qualcosa di profondamente poetico nella politica italiana: non procede mai in linea retta. È una coreografia. Si entra in scena, si esce indignati, si rientra dal fondale con un costume leggermente diverso e alla fine ci si prende il centro del palco.
E c’è anche qualcosa di rassicurante: non si butta via niente. Le scissioni si riciclano, le distanze si accorciano, le porte che sbattono diventano porte girevoli. Non è mai lineare, è circolare. Come le rotonde: giri, esci, rientri, e alla fine ti ritrovi dove eri partito, ma con un cartello diverso.
E poi c’è Settimo Torinese.
La parabola di Elena Ruzza e Matteo Cantamessa meriterebbe una drammaturgia autonoma. Non solo perché entrambi fanno politica. Ma perché la fanno insieme. Sono marito e moglie. Coppia nella vita e coppia nella traiettoria politica. E non è una battuta, perché lei il teatro lo fa davvero. Attrice, regista, autrice di spettacoli civili sulla memoria, sulla strategia della tensione, sulla coscienza democratica. Palcoscenico, luci. Poi l’aula consiliare, che è un altro tipo di palco: meno velluto, più microfoni gracchianti. Ma sempre rappresentazione è.
La traiettoria è un piccolo manuale di fisica applicata alla sinistra. Prima nel Partito Democratico. Poi fuori dal Pd, dentro Articolo 1, il movimento nato dalla scissione della sinistra dem, quello che voleva rimettere la parola “sinistra” al centro quando una parte decise che il Pd non era più abbastanza Pd. Una fase identitaria, quasi pedagogica: marcare la differenza, ristabilire le coordinate, ricordare al partito madre cos’è la sinistra.
E questa traiettoria non è individuale. È coniugale. Il passaggio è doppio. Si esce insieme. Si rientra insieme. Si cambia collocazione insieme.
Poi, come spesso accade, la ricomposizione. Articolo 1 si scioglie, rientra, confluisce. E con esso rientrano anche i suoi protagonisti locali. Le porte si riaprono. La coppia torna a casa politica.
Fin qui, nulla di scandaloso. La politica è fatta di andate e ritorni, di correnti che si separano e poi si ricompongono. Ma qui il movimento è sincronizzato. Non è la traiettoria di due militanti che casualmente si ritrovano nello stesso partito. È la coreografia di una coppia.
Il punto interessante è il dopo.
Non sono semplicemente rientrati. Hanno fatto carriera. In parallelo.
Oggi Elena Ruzza è capogruppo del Pd in consiglio comunale. Non una semplice consigliera: la capogruppo. La voce ufficiale del partito in aula, il punto di equilibrio della maggioranza, la linea che si fa parola. Siede nei banchi della maggioranza e ne interpreta la rotta. Dall’opposizione alla regia della maggioranza. In teatro si chiamerebbe ribaltamento del punto di vista. Ieri all’opposizione con Articolo 1, a rivendicare una sinistra più pura. Oggi alla guida del gruppo del partito che allora contestava. Non è un’incoerenza: è un’evoluzione.
Nel frattempo Matteo Cantamessa è diventato segretario cittadino del Pd. Non un militante qualsiasi: il segretario. Coordinamento, linea, organizzazione. Se lei è la voce in aula, lui è la struttura fuori dall’aula. Se lei interpreta il copione in consiglio, lui contribuisce a scriverlo nel partito.
Una divisione dei ruoli che, vista così, sembra quasi studiata a tavolino. Non in senso malizioso. In senso coreografico.
E qui la vicenda diventa ancora più interessante.
Perché Cantamessa lavora per la Fondazione ECM, la municipalizzata culturale del Comune di Settimo Torinese. Una fondazione partecipata dall’ente pubblico, che gestisce cultura, eventi, progettazione. Un pezzo rilevante dell’infrastruttura cittadina.
Nulla di irregolare, sia chiaro. Nessuna incompatibilità formale. Nessuna accusa. Ma la fotografia è nitida: lei guida il gruppo Pd in consiglio comunale, nei banchi della maggioranza; lui guida il partito che quella maggioranza esprime; e contemporaneamente lavora in una fondazione del Comune governato da quella stessa maggioranza.
La politica e la vita privata non coincidono sempre. Qui si incrociano, si affiancano, si rafforzano. È una geometria familiare applicata alla cosa pubblica. Una perfetta divisione dei poteri in versione domestica.
Se fosse una pièce, si parlerebbe di unità di luogo, di tempo e di azione. Se fosse un romanzo russo, sarebbe un intreccio di potere. Qui è politica locale. Ma con una peculiarità: la coppia non è un dettaglio biografico, è uno degli assi portanti della scena.
Vista da vicino sembra una storia di efficienza organizzativa: due persone che condividono ideali, visione, militanza. Vista di lato, con un filo di ironia, ricorda una partita a Risiko giocata in doppio: prima si cambia continente, poi si rientra e nel frattempo si conquista la plancia.
Prima nel Pd. Poi fuori dal Pd perché non era abbastanza Pd. Poi di nuovo nel Pd perché, evidentemente, era tornato ad esserlo. E alla fine il Pd diventa casa, camera da letto e ufficio politico nello stesso tempo.
La sequenza è quasi geometrica: Pd → Articolo 1 → Pd. E nel frattempo la scalata. Lei capogruppo. Lui segretario. Aula e partito. Interno ed esterno. Linea politica e organizzazione. Una perfetta divisione dei poteri che ha anche una dimensione domestica. Se Montesquieu fosse nato a Settimo, forse avrebbe scritto un capitolo sulla separazione dei poteri… coniugali.
Il tema non è il merito personale, che spetta agli iscritti e agli elettori valutare. Il tema è la traiettoria. Quel passaggio in Articolo 1 è stato una rottura o una tappa? Una parentesi ideale o un giro largo per rientrare con più peso? In politica le scissioni servono a dire “noi siamo diversi”. I rientri, spesso, a dire “noi contiamo”.
E a Settimo Torinese contano. In due.
Non c’è scandalo. Nessuna invettiva. Solo una constatazione: la politica italiana non è una linea retta, è una spirale. E quando la spirale è percorsa in coppia, l’effetto è ancora più evidente. Ci si allontana insieme, si prende slancio insieme, si ritorna al centro insieme.
Alla fine non hanno cambiato casa. Hanno cambiato piano. In due.
Il finale? E' come se lo vedessimo... L'ex sindaco Aldo Corgiat che si presenta alla sede del Pd per la tessera. Ma qui la storia, Ruzza, Cantamessa e Corgiat si farebbe lunga da raccontare....
LA VOCE DEL CANAVESE
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