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Costume e società
16 Febbraio 2026 - 09:10
Khaby Lame al volante della Formula E: quando gli influencer scendono in pista
Dai video muti che hanno conquistato il pianeta alle monoposto elettriche lanciate a oltre 300 all’ora. Khaby Lame cambia scenario, non platea: dalla timeline dei social al circuito cittadino di Jeddah, dove oggi la Formula E lo schiera nelle Evo Sessions, il format che affida le GEN3 EVO a volti dello spettacolo e del web. Non è una gara ufficiale, ma una vetrina studiata per allargare il pubblico del campionato elettrico. E Khaby, con il suo seguito globale, è il nome che sposta l’ago della bilancia.
La Formula E, fin dalla nascita, ha dovuto costruirsi uno spazio in un ecosistema che celebra ancora il rombo dei motori tradizionali. La risposta è stata una strategia ibrida: tecnologia e sostenibilità in pista, intrattenimento e linguaggio digitale fuori. Le Evo Sessions sono l’estensione più evidente di questa linea.
Nel 2025 erano scesi in pista Sergio Agüero, Brooklyn Beckham e MrBeast; nel 2026 si replica con una nuova squadra di creator: oltre a Khaby, Max Klymenko, Stan Browney, Izzy Hammond, Emelia Hartford, WillNE, Behzinga e altri. Profili diversi per provenienza e contenuti, ma accomunati da una massa critica impressionante: circa 250 milioni di follower complessivi.
Per Khaby, nato in Senegal e cresciuto a Chivasso, è un ulteriore salto in una carriera costruita sull’immediatezza e sull’ironia senza parole. Il suo volto impassibile e il gesto delle mani che “semplifica” il mondo sono diventati un marchio globale. Ora il gesto cambia: volante, freno, gestione dell’energia. Perché la GEN3 EVO non è un giocattolo mediatico: è l’evoluzione più recente delle monoposto elettriche del campionato, con prestazioni elevate e procedure rigorose. Gli influencer vengono assegnati a un team, preparati e istruiti per affrontare la pista in sicurezza. La spettacolarità resta, ma non si improvvisa.
Sul fondo c’è una domanda che va oltre la curiosità: dove finisce lo sport e dove inizia lo show? La Formula E sembra aver scelto di non porre il confine come un muro, ma come una porta. L’idea è semplice: intercettare pubblici che non guarderebbero mai una gara elettrica e portarli dentro il racconto, usando i loro linguaggi. È marketing, certo. Ma è anche una fotografia del presente: lo sport che cerca la rete, la rete che entra nello sport.
L’operazione funziona perché parla la lingua della Gen Z. Lame è simbolo di questo passaggio: un creator capace di trasformare pochi secondi in fenomeno globale. Metterlo al volante significa scommettere su un racconto che corre sui social tanto quanto sull’asfalto. Non è solo una presenza in pista, è un moltiplicatore di attenzione.
Resta il dato: mentre le monoposto elettriche si sfidano per punti e campionato, le Evo Sessions giocano un’altra partita, quella della visibilità. La Formula E non rinnega la competizione, ma la affianca a un format che allarga l’orizzonte. In un motorsport che deve ancora conquistare platee abituate a tradizioni più rumorose, la scelta è chiara: meglio un influencer al volante che un pubblico distratto.
E così, tra paddock e stories, Khaby Lame diventa il volto di un’operazione che racconta molto più di un giro in pista. Racconta un’epoca in cui i followers pesano quanto i cavalli – anche quando i cavalli non fanno più rumore come una volta.

LA VOCE DEL CANAVESE
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